"Le denunce le ho fatte in passato, sia a livello sportivo che alla Procura della Repubblica. Io le parlo anche del momento particolare che stiamo vivendo. Qui il problema non è Minelli, ma un sistema che non può più andare avanti cosi. Non può esserci questa “qualità“ al vertice, era stato così anche lo scorso anno. Ed ora è addirittura peggiorato. Non c’è chiarezza tecnica nel gruppo sia degli arbitri che dei Var. Nulla è oggettivo e ogni problema si amplifica: così nasce l’insicurezza sul terreno di gioco prima e al monitor poi. Anche quelli con più esperienza sbagliano, eppure gli episodi sono chiarissimi. Ma si sbaglia lo stesso. Sia chiaro, sono tutti errori in buona fede, ma è basso il livello di preparazione”.
"Non solo le valutazioni erano soggettive, ma che venivano modificate a posteriori. Tanto per essere chiari, voti falsificati e graduatorie modificate post campionato e create ad “hoc“ e verbali dell’organo politico falsi - dichiarato anche dalla Procura Federale - che ufficializzavano il contrario di quello che invece era stato scritto nelle relazioni dei designatori. Tu puoi anche dare i voti a fine partita, ma se non sono oggettivi non va bene. Così come l’impossibilità di contestare un voto, perche l’Aia gode dell’insindacabilità tecnica e non accetta paragoni con altri. E invece tu devi avere la possibilità di contestare e poter chiedere ad un organo terzo di rivedere le valutazioni che pensi non siano corrette, allora sì che ci sarebbe più meritocrazia. Guardi, negli anni ho visto tante persone che da fuori criticavano il sistema, ma quando sono arrivate in posizioni dirigenziali la musica non è cambiata”.
"Serve una figura estranea che sappia portare delle idee nuove, a livello gestionale serve una persona fuori dal sistema. E a livello tecnico magari degli arbitri che arrivino da altre nazioni. E poi evitare che la “politica“ sovrasti l’aspetto tecnico. Lo stiamo vedendo, le lotte intestine non portano serenità, si crea un vortice che non c’entra nulla con l’aspetto sportivo. Gli arbitri sono scontenti, ma quando sei dentro non si può dire nulla. Io stesso non potevo dire nulla, ma rifarei quel che ho fatto. Non voglio più fare nulla perché non rivedo più la passione. Ed è solo quella che ti guida negli anni, anche quando sei messo alla gogna mediatica. In un campionato che smuove milioni di euro l’aspetto contrattuale è inesistente. Quando esci da quell’ambiente sei un “precario“ e ci vorrebbe invece una tutela anche pensionistica oltre che lavorativa come prevista da tutti i contratti”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



/www.calcionapoli1926.it/assets/uploads/202604/cc63ce30e35f113628e39cecc8b0f2fe-scaled-e1777189750606.jpg)