Non era un lavoro ma una missione. Come ha detto il mio grande maestro Paolo Casarin in un intervista proprio al Corriere, gli arbitri devono cercarsi un lavoro vero, per essere liberi. lo, in 167 partite che ho diretto non mi sono mai permesso una volta di contestare il giudizio di un osservatore. Non una. Il mondo degli arbitri è lo specchio della società: oggi se prendi un brutto voto a scuola arrivano i genitori a contestare i maestri".
Quindi come se ne esce?
"Come diceva il grande Gino Bartali: è tutto sbagliato, è tutto da rifare. Bisogna riportare l'uomo al centro, l'arbitro al centro. Partendo dai ragazzini. Ma occorre un cambio culturale, ampio, serio".
L'Aia Il presidente è inibito. Come si fa? Chi va in Federcalcio a difendere i direttori di gara? L'Aia è spaccata fra correnti: tutti contro tutti.
"Il problema infatti parte dall'alto. Il presidente è inibito. Come si fa? Chi va in Federcalcio, in Lega, chi prende le difese degli arbitri? Gianluca si è ritrovato a dover coprire anche un ruolo politico, ma il suo è tecnico. Tutto il peso sulle sue spalle.
Poi, se parliamo di rendimento degli arbitri è ovvio e giusto che si parli del designatore, che si metta in discussione lui. Ma l'origine del male, della crisi di tutto il sistema, parte dall'alto".
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