Calcio Napoli 1926
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editoriali

“L’ammore è comme fosse nu malanno” diceva Totò e il tifoso napoletano lo sa bene

(Getty Images)

L'amore per la maglia non si può sempre spiegare

Leonardo Litterio

Squadra decimata, due sconfitte di fila, match fuori casa in uno degli stadi più caldi d'Italia, così sembra l'inizio di una storia di cui si conosce già il finale. Questa volta però non è così. Milan-Napoli ha dimostrato alle tifoserie italiane, e non, cosa vuol dire soffrire con la squadra. Nei momenti di difficoltà è facile per tutti voltarsi di spalle, non guardare e sperare che la cosa finisca presto. In questi casi però sono i coraggiosi a fare la differenza, e chi ama qualcuno o qualcosa non ha mai paura di difenderla.

L'unione fa la forza, la sofferenza di più: Milan-Napoli è un esempio da seguire

Freddo, tensione, stanchezza, viaggi interminabili... tutte cose che accomunano la trasferta del Napoli nel capoluogo lombardo, pronti ad affrontare il Milan. In situazioni del genere anche chi è nobile e forte d'animo, inizia a tremare. La paura di restare soli, in un'arena ricca di storia con 50 mila "avversari" pronti ad attaccare, è più forte di ogni altra emozione.

Questa volta però gli azzurri non hanno percepito la lontananza da casa. Sebbene provenissero da alcuni risultati poco convincenti, i ragazzi di mister Spalletti sono stati sostenuti per tutti i 95 minuti dai tifosi partenopei, in uno stadio che era una vera e propria bolgia. Ciononostante non c'è stato un solo minuto in cui i sostenitori del Napoli abbiano smesso di cantare. Non c'è stato un solo secondo in cui qualcuno ha pensato: "Non possiamo farcela". L'unione e la compattezza del dodicesimo uomo in campo ha fatto la differenza.

Sia all'interno del San Siro che da casa, in televisione, si poteva percepire la spinta dei tifosi accorsi da ogni parte d'Italia per sostenere il proprio amore. Si sa, per non far spegnere la fiamma, bisogna alimentarla anche quando il vento sembra soffiare più forte. Ed a prescindere dal luogo, quando c'è amore, non c'è cosa più bella di manifestarlo.

Nel silenzio della sofferenza il cuore dei partenopei urla a squarciagola

 (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Domenica al gol di Elmas, lo stadio Giuseppe Meazza di Milano si è dovuto piegare alla potenza degli oltre tremila tifosi accorsi per supportare il Napoli. Un boato, una gioia che per esser descritta avrebbe bisogno di ore, giorni, mesi. Le parole dinanzi ad uno spettacolo del genere diventano superflue, ignare delle emozioni che la fede può regalare.

Dopo il gol degli azzurri, per altri 90 minuti i tifosi partenopei hanno sovrastato l'imponenza di un complesso nel quale decine di campioni hanno vinto partite e trofei. Bandiere, cori, striscioni e sciarpe sono tutti simboli volti a dimostrare l'amore per la maglia. Al freddo d'inverno, al caldo d'estate, vento, bufera, pioggia non spegneranno mai l'amore che i tifosi provano per questi colori.

Come diceva il Principe, Antonio De Curtiis, meglio noto come Totò: "L'amore è come se fosse un malanno che, all'improvviso, ti esplode dentro il cuore, senza un avvertimento, senza affanno, e ti può far morir senza dolore".

© RIPRODUZIONE RISERVATA di Leonardo Litterio