3 partite, 9 punti, 12 gol: che Napoli è? È “solo” il Napoli di Gattuso

di Claudia Vivenzio
napoli tamponi

Il Napoli di Gattuso vince contro l’Atalanta. Vittoria importante che sbalordisce specialmente per la modalità: venti minuti, quattro gol. Il tabellino infatti recita: Lozano (23′ e 27′), Politano (30′) e Osimhen (43′). Dopo Parma e Genoa, dunque, si aggiunge anche l’Atalanta e così come scrive Agatha Christie: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”.

I tempi bui

BRESCIA, ITALY – FEBRUARY 21: SSC Napoli coach Gennaro Gattuso looks on before the Serie A match between Brescia Calcio and SSC Napoli at Stadio Mario Rigamonti on February 21, 2020 in Brescia, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Era dalla lontana stagione 2017/2018 che non si vedeva un Napoli così divertente, spumeggiante, elettrizzante. Era il terzo Napoli di Maurizio Sarri, quello dei 91 punti. Un Napoli che si è costruito in ben tre stagioni.

Questo Napoli invece è appena germogliato. Gennaro Gattuso ha varcato la porta di Castel Volturno soltanto a gennaio, ha preso una squadra non sua. Un gruppo costruito per un altro, degli acquisti fatti da un altro e con l’intraprendenza (e un pizzico di scelleratezza) che gli deriva dalla gioventù e dalla golosa occasione, ha accettato la sfida impossibile.

Da buon intenditore di calcio giocato, è intervenuto sì, ma sulla testa dei giocatori. Li ha convinti, li ha persuasi a credere… in un obiettivo? No, in sé stessi. Ha agito da motivatore, da psicologo, da compagno di squadra, da padre, da uomo. Infine, non meno importante, da mister. E così facendo ha raggiunto il massimo che potesse mai raggiungere: settimo posto (scongiurata la fobia – totalmente irrazionale – di una clamorosa retrocessione) e addirittura la vittoria della Coppa Italia (che non si vinceva dal lontanissimo 2014).

Il vero Napoli di Gattuso

(Getty Images)

Dati alla mano: 2-0 contro il Parma, 6-0 contro il Genoa e 4-1 contro l’Atalanta. Tre partite, nove punti, 12 gol fatti e soltanto 1 subito. Che Napoli è? È “solo” il Napoli di Gattuso. Rino nel momento storico più difficile per il mondo e per il sistema calcio, mette in campo la sua filosofia.

Ha scelto il suo modulo: 4-3-3? No, il 4-2-3-1. Ed è in base a quest’ultimo che ha scelto i suoi uomini. Il primo: Dries Mertens. Il rinnovo del belga è arrivato proprio grazie al mister. Ma non, come tutti credevano, per il ruolo da centravanti bensì per quell’uno tra le linee che fa impazzire le difese avversarie.

Poi Victor Osimhen. Il finalizzatore, il bomber, la macchina da gol? No, Gattuso non l’ha voluto per questo. Rino ha scelto il numero 9 – e nessun’altro – perché è un centravanti moderno. Il nigeriano crea delle autentiche praterie con la sua velocità. Velocità che viene sfruttata, astutamente, con le verticalizzazioni che costringono i difensori a rincorrerlo affannosamente. Così facendo gli esterni vengono innescati: uno specchietto per le allodole.

Di qui gli uomini delle fasce: Lorenzo Insigne, Matteo Politano (Eljif Elmas probabilmente) e il “neo acquisto” Hirving Lozano. Il pronostico è in funzione di questo gioco duplicheranno, forse triplicheranno, il numero di gol della passata stagione.

Poi Ringhio si è scelto l’uomo del centrocampo: Tiémoué Bakayoko. Gattuso l’ha chiamato al telefono: “Voglio te. Devi venire a Napoli”. Un uomo che conosce, di cui si fida, di cui conosce l’utilità. È uomo che dà centimetri e muscoli. È l’uomo che mancava. È l’uomo che libererà dai compiti tattici e di copertura il Fabian o Zielinski di turno. Questi, a loro volta, avranno la mente e le gambe più leggere. Potranno spingere di più, fare maggior incursioni, sovrapporsi. Una macchina così è costruita per fare tanti gol e per farli fare a tanti del gruppo squadra.

E se a tutto ciò sia aggiunge anche una difesa compatta, solida, vigile capitanata dalla coppia Koulibaly-Manolas , allora questo Napoli di Gattuso profuma di zona Champions e chissà che Rino non possa sognare (e far sognare) ancora più in grande.

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