Il terzo e ultimo punto, ma non per importanza, è in tutta sincerità il motivo reale che ha portato alla scrittura di codesto articolo: il desiderio da tifosi, ancora prima che da giornalisti, di sentirsi rappresentati sul rettangolo verde.
Al diavolo i discorsi incentrati sulla tattica oppure, peggio, sul vil denaro: con Antonio si tratta esclusivamente di romanticismonel suo stato più puro. Perché in fondo, cosa lega maggiormente un tifoso a una squadra di ammirare un proprio "fratello", un ragazzo della medesima terra che è stato in grado di realizzare il sogno di una vita, sfrecciare spensierato lungo il manto erboso? Domanda retorica, ovviamente.
Col rischio di suonare banali e retorici, ribadiamo il concetto per il quale Vergara è il simbolo di un'intera generazione, quella degli anni '00, che grazie a lui ce l'ha fatta a varcare l'ingresso al terreno del "Maradona" (o del "San Paolo", per chi preferisce). E fidatevi se diciamo che, pure per i supporters più in là con l'età, l'emozione massima provata nell'arco della stagione da poco passata agli archivi, oltre alla conquista della terzaSupercoppa Italiana, è stata la girata e il tiro di punta stile calcio a 5 trasformato in gol dal nativo di Frattaminore in Champions League contro il Chelsea.
Per farla breve, SSC Napoli, stavolta mettete da parte l'accoppiata calcolatrici-bilanci e ascoltate la vostra gente: blindate l'oro inestimabile che avete in casa e regalate alla vostra gente l'opportunità di rivivere un domani serate come quella del 28 gennaio 2026.