La squadra di Allegri non reagisce e mostra tutte le fragilità di una crisi sempre più evidente.

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Allegri, il suo Napoli prende troppi gol: gli infortuni non possono essere un alibi - VIDEO

Se qualcuno pensa che questo sia il momento di cercare un colpevole, forse si sta sbagliando di grosso. Il Napoli esce dal Do Dragão di Oporto letteralmente massacrato in campo, nella testa e nello spirito. Il tabellino finale dice 4-1 per i portoghesi: di Bednarek, Veiga, Kiwior, Samu e McTominay le reti. Dopo Torino è arrivata un’altra mazzata che, forse, è più psicologica. La cosa preoccupante, così come contro la Juve, non è tanto la sconfitta, ma è quella di un’assenza totale di personalità.

Una squadra che sembra alle corde già a inizio novembre e che non sa come reagire dinanzi a questa stagione nata in modo letteralmente sciagurato. I tanti infortuni non devono e non possono essere un alibi. La crisi non conosce confini geografici e, soprattutto, non sembra conoscere fine.

FC Porto v SSC Napoli - UEFA Champions League 2026/27 League Phase MD4

Gabri Veiga punisce il Napoli

Se fino al 70’ gli azzurri sembravano “reggere” i continui attacchi del Porto sull'1-1, ci ha pensato Gabri Veiga a dare la mazzata finale. Proprio quel Gabri Veiga che, nell’anno della gestione Rudi Garcia, era ormai a un passo dal vestire la maglia azzurra. A far saltare l’affare fu l’inserimento milionario degli arabi, che convinsero il centrocampista spagnolo a cambiare rotta all’ultimo momento, cedendo alle lusinghe dell’Al-Ahli e scegliendo un futuro dorato in Arabia Saudita.

Dopo il gol del giocatore iberico, sono arrivati i gol di Kiwior (sempre da calcio d’angolo) e il rigore di Samu. Parliamo di un epilogo che lascia poco spazio alle interpretazioni e che certifica, ancora per una volta, tutte le fragilità di una squadra incapace di trovare contromisure quando l’avversario alza il ritmo.

Il Napoli cerca vittorie e certezze dopo il tracollo

L’annata attuale sta portando con sé parecchie similitudini con quella dei “tre allenatori”, correva la stagione 2023/24 e sulla panchina azzurra si alternarono: Rudi Garcia, Walter Mazzarri e Francesco Calzona. Quel campionato fu tremendamente sciagurato, terminò con un decimo posto e con una piazza che non provava più stimoli.

Serviva solo un nome altisonante come quello di Antonio Conte per rianimare lo spirito dei tifosi, ormai arresi e disillusi. In effetti avevano proprio ragione perché, l’anno dopo, il tecnico salentino riuscì nell’impresa dello scudetto. Terminato il ciclo dell’allenatore salentino, è arrivato il momento di Allegri. Un tecnico che sa come vincere e, con tanto di rispetto verso i tre moschettieri dell’annata 23-24, ha anche lui un nome di rilievo, proprio come Conte.

Ma allora, qual è il problema? È davvero tutta colpa di Allegri e del suo gioco sterile, che forse sterile non è più o c’è una psicosi collettiva che blocca mentalmente la squadra? Quali sono i reali obiettivi stagionali e dove può realmente arrivare il Napoli? La questione non riguarda solo i risultati, ma anche le prospettive di un progetto che, al momento, una direzione non ce l’ha. Arrivati a questo punto, l’esperienza di Allegri può incidere o si è rotto qualcosa?

Solitamente, quando i risultati sono così negativi, il primo a farne le spese è proprio l’allenatore. Il rapporto tra Allegri e i tifosi del Napoli non è mai decollato, c’è sempre stato qualcosa che frenava l’entusiasmo dei partenopei che, invece, “trattavano” Conte in tutt’altra maniera.

Una sosta “sacrosanta”

Gli azzurri adesso necessitano di risposte sul campo, forse la sosta è sacrosanta per riorganizzare le idee e ripartire ma prima, c’è la Lazio di Rino Gattuso. I biancocelesti sono primi in classifica e imbattuti in campionato. La distanza tra le due squadre è addirittura di 14 punti e la sensazione è quella di un'ultima chance per Allegri.

La partita casalinga contro la Lazio servirà per sciogliere qualche dubbio e per dimostrare che questa crisi forse non è qualcosa di irreversibile. Una sconfitta contro gli uomini di Gattuso probabilmente metterebbe il tecnico livornese in una posizione di non ritorno e non è assolutamente da escludere che, la pausa per le nazionali, possa far riflettere De Laurentiis & Co a un cambio di guida tecnica.

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