Il calciomercato, si sa, è un terno al lotto e non tutti i colpi finiscono per rispettare le aspettative; ma in certi casi, bisogna munirsi di audacia e tentare la sorte
La notizia di un sondaggio da parte del Napoli per Gabriel Jesus ha smosso un po' le acque per quanto riguarda il mercato azzurro: dopo due mesi dominati da una calma piatta, complici numerosi esuberi di cui il club '081' fatica a liberarsi, i rumours con protagonista l'attaccante di proprietà dell'Arsenal hanno finalmente dato modo al tifo partenopeo di accendere qualche interessante dibattito.
Nonostante si parli di un profilo di primissimo piano, una buona fetta di supporters della società di Fuorigrotta non si sono mostrati propriamente entusiasti di fronte alla suddetta ipotesi. Il motivo principale è legato alla tenuta fisica del calciatore: durante le annate trascorse in maglia Gunners, il brasiliano è stato vittima di acciacchi costanti, su tutti la rottura del legamento crociato patita a gennaio 2025 e che l'ha tenuto lontano dai campi di gioco fino al novembre successivo. Una tegola che, inevitabilmente, ha influito in maniera negativa sul suo rendimento realizzativo: appena 12 gol in 54 presenze (va specificato, la maggior parte non da titolare) tra tutte le competizioni. Tale problematica per gli scettici di questa operazione acquista valore in fatto di gravità quando si menziona il numero figurante alla voce "età" sulla carta d'identità di Gabriel Jesus: 29 anni compiuti ad aprile.
Una lista di "contro" ampiamente condivisibile e per nulla campata in aria. Eppure, forse è corretto che i piani alti della SSCN facciano finta di non esserne al corrente e si muniscano di una virtù fondamentale in un business quale il mondo del pallone è pian piano diventato: il coraggio.
"Un giocatore lo vedi dal coraggio": Manna e De Laurentiis dovrebbero seguire il consiglio di De Gregori e 'fare all in' su Gabriel Jesus
"Nino, non aver paura di sbagliare un calcio di rigore: non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia".
Così recita il ritornello di uno degli inni più celebri e toccanti della musica italiana: "La leva calcistica della classe '68" di Francesco De Gregori. Reso fruibile al pubblico il 9 giugno del 1982 e pubblicato come terza traccia dell'album "Titanic", la canzone segue una struttura ben precisa: una voce narrante, rivolgendosi a 'Nino', giovane calciatore protagonista del raconto, cerca di inculcargli una lezione di vita: non contano i singoli momenti, quanto il modo nel quale li si è affrontati. Per l'appunto, "non si giudica un giocatore da un calcio di rigore sbagliato, ma dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia". Parole che risultano piuttosto attuali anche a quattro decenni e mezzo circa di distanza e che magari alla coppia De Laurentiis-Manna farebbe bene farle risuonare nei timpani delle proprie orecchie.
È vero, la cartella clinica di Gabriel Jesus non è certo rassicurante, ma affondare il colpo per un elemento dal curriculum scintillante quale il nativo di San Paolo (5 Premier League, 4 Coppe di Lega e una FA CUP sollevati nel suolo britannico con indosso i colori di Manchester City e Arsenal) è un rischio necessario da compiere in una stagione mediamente significativa, per adoperare un eufemismo, come quella del Centenario azzurro.
Già se volessimo rispolverare almanacchi datati o recenti della Serie A, noteremmo un dettaglio abbastanza rilevante: generalmente, chi viene prelevato dall'Inghilterra, pure giocatori reduci da periodi professionalmente altalenanti, rende il campionato nostrano il suo territorio di caccia personale. L'esempio lampante giunge dall'annata da poco passata agli archivi: Donyell Malen, arrivato a Roma con un bottino di 4 gol in 21 partite di Premier con l'Aston Villa per poi realizzarne 14 in 18 gare italiane. Oppure, volendo guardare al proprio orticello, basta citare André-Frank Zambo Anguissa, retrocesso in Championship col Fulham nel 2021 prima di approdare al Napoli e diventare un uomo-simbolo dei due Scudetti conquistati da Partenope nell'epoca post-fallimento.
Inoltre, da un punto di vista tattico, GJ rappresenterebbe un'utile variabile tattica per mister Allegri: Rasmus Hojlund, seppur bravo nel dialogo coi compagni, è più un 'bomber' vecchio stampo a cui servire il pallone preciso sul fronte del capo oppure pulito e limpido sui piedi al fine di direzionarlo in porta, mentre il classe '97 verdeoro è abile nel brevilineo e a muoversi in spazi stretti alla luce di un'ottima tecnica di base; una tipologia di '9' moderna, per intenderci. Dunque, a seconda dell'avversario che gli si proporrà weekend dopo weekend, 'Max' avrebbe l'opportunità e la libertà di impostare la manovra offensiva come meglio crede.
L'appello per il presidente De Laurentiis e il ds Manna, in definitiva, è chiaro: seguiamo il saggio consiglio di De Gregori. Presentiamoci sul dischetto e calciamo con forza questo rigore; mal che vada, potremmo dire con fierezza di non esserci tirati indietro e di aver risposto "sì" alla via del coraggio.
A cura di Alex Iozzi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA