VAR! Rivediamo le regole – On field review: quando si interviene?

Stop, fermi tutti: è fallo! Il calcio è bello perché è imprevedibile. Certo, ci sono vari fattori da osservare: le diversità tecniche, le tattiche e il regolamento di gioco. I primi due cambiano spesso, è normale. Il regolamento invece è sempre lo stesso, ma è assai interpretabile. La redazione di Calcionapoli1926.it ha deciso di approfondire alcuni paragrafi del regolamento dell’AIA per comprendere al meglio alcune situazione di gioco. Ecco a voi la rubrica settimanale “VAR! Rivediamo le regole“.

 

VAR! Rivediamo le regole, Meret
Alex Meret interviene su Ronaldo (by Getty Images)

 

VAR: quando interviene?

 

Oggi analizzeremo l’uso e l’intervento del VAR. Spesso quest’azione riempe i post partita di polemiche da bar, altre volte vengono commessi oggettivamente degli errori. Il Regolamento parla in modo ineccepibile sull’utilizzo della moviola.

 

IL REGOLAMENTO

 

Le categorie di decisioni/episodi che possono essere riviste nel caso di un potenziale “chiaro ed evidente errore” o “grave episodio non visto” sono:

a. Rete segnata/non segnata e penalty sì/no:

• infrazione della squadra attaccante nel
costruire l’azione che si conclude con l’episodio
del calcio di rigore (fallo di mano, fallo,
fuorigioco, ecc.)
• pallone non in gioco prima dell’episodio
• posizione dell’infrazione (all’interno o
all’esterno dell’area di rigore)
• calcio di rigore erroneamente assegnato
• infrazione da calcio di rigore non sanzionata

 

Inoltre il gioco verrà fermato e controllato al VAR nel caso in cui l’arbitro non abbia visto un intervento pericoloso meritevole del cartellino rosso.

 

L’ESEMPIO

 

 

Juventus-Cagliari, agosto 2017. La prima chiamata del VAR in Serie A: l’arbitro in questione è Maresca. Il calciatore del Cagliari in questione subisce un fallo (un pestone), ma il direttore di gara non può vederlo. In questo caso è stato richiamato dall’arbitro VAR (preposto al richiamo per dubbi di questo genere): il direttore di gara è andato a rivedere il contatto e ha deciso per il calcio di rigore. Ma non è stato così semplice.

Prima di tutto c’è stata la chiamata dell’arbitro VAR: oggi molte polemiche avvengono proprio perché molte volte o non c’è la chiamata dal VAR o l’arbitro decide di ignorarla. In secondo luogo Maresca ha accettato di andare a rivedere l’intervento, mettendosi quindi in dubbio. Infine l’arbitro ha dovuto valutare il tocco: l’intensità e il grado di incidenza sull’azione. Oggi questi ultimi due fattori vengono alterati molto dall’interpretazione dell’arbitro.

 

L’ERRORE

 

 

Napoli-Lecce, qualche settimana fa. L’episodio in questione vede Arek Milik cadere in area leccese. Secondo le direttive VAR e il primo episodio visionato, l’arbitro VAR (Abisso) avrebbe dovuto richiamare l’arbitro centrale (Giua) per andare a rivedere l’azione. Bene, la prima parte è avvenuta ma la seconda no. Abisso infatti ha richiamato più volte l’arbitro centrale per un tocco dubbio in area, ma il direttore di gara Giua era sicuro di quel che aveva visto: ha rifiutato più volte ed è rimasto della sua idea. Ecco che si interrompe dunque il meccanismo VAR: come sia semplice, ma allo stesso tempo complesso.

 

PRO E CONTRO

 

VAR
L’arbitro ricontrolla un’azione di gioco

 

La situazione sembra essere assai ingarbugliata, ma allo stato effettivo è molto semplice. Il VAR è un ottimo strumento di aiuto per gli arbitri e di garanzia per le società sportive, ma deve essere applicato nel modo corretto. Lasciare spazio all’interpretazione degli arbitri è pericoloso, perché ognuno vede cose diverse. La procedura della On-field review è molto semplice, ma due casi apparentemente simili sono risultati assai diversi nel momento in cui il direttore di gara si è rifiutato di vedere un suo potenziale errore. Qui bisogna migliorare, perché il VAR ha migliorato l’AIA e la Serie A (oltre che le Coppe europee e nazionali): ora vanno migliorati gli arbitri. E va data loro la possibilità di comprendere che si può sbagliare, ma bisogna saperlo ammettere. Senza danneggiare una squadra soltanto perché si è sicuri di sé su un determinato episodio. Ci sarà ancora da riflettere nel merito, ma gli (o)errori sono evidenti a tutti.

 

di Alessandro Silvano Davidde

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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