Torino-Napoli, gli azzurri vincono e divertono: la tattica spiegata con il subbuteo |VIDEO

Vincere aiuta a vincere: Napoli in scioltezza batte a domicilio 2 a 0 il Torino, agganciando la zona Champions. Una prova di forza che testimonia l’alto livello prestazionale della squadra e raggiunge picchi nello sviluppo della manovra inediti quest’anno.

Torino-Napoli, la tattica spiegata con il subbuteo

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Vìctor Osimhen (Photo by SSC NAPOLI via Getty Images)

Ruiz fuori, dentro Demme e Bakayoko in mediana con Osimhen al centro dell’attacco: 1-4-2-3-1 “pieno” in fase di possesso, data l’assenza dello spagnolo, e 1-4-4-2 in fase di non possesso. Il pallone gira veloce e i granata vanno fuori giri nel pressing ultraoffensivo: Demme è un moto perpetuo che offre soluzioni sicure in costruzione, Bakayoko gli gravita intorno ed è un bene anche per lui. Per la prima volta in stagione, perfetta l’esecuzione di tutti gli effettivi nel formare triangolazioni mobili in palleggio con Zielinski ed Insigne maestri negli smarcamenti combinati.

Il piano gara ambizioso del Torino di attaccare forte sulla costruzione del Napoli con Belotti e Sanabria appostati sui due centrali difensivi orientando verso il centro l’uscita palla per poi aggredire forte con gli interni è saltato appunto per la capacità nel palleggio degli azzurri. Anzi, ha avuto l’effetto contrario sugli uomini di Nicola: ha allungato i reparti, liberando le catene di fascia e dando spazio ad Osimhen.

L’importanza di Osimhen

Proprio il nigeriano, in pressione su Nkoulou, riesce ad involarsi per il secondo e fortunoso gol dopo una corsa da duecentista. E avrebbe potuto realizzarne almeno altri due.

Nel secondo tempo, le formazioni si sono allungate e il Napoli poteva dilagare. Pochi i pericoli, tanti i buoni intercetti e ripartenze. Migliore in campo, per distacco, Diego Demme. Un orologio che segna sempre il minuto esatto: non sbaglia i tempi né di pressing né di impostazione.

Il Napoli di Gattuso vince e si diverte. E i margini di miglioramento sono notevoli.

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A cura di Bruno Conte

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