Tatticamente – Da Reina a Ospina: il mestiere del portiere

Meglio Meret, anzi no! Doveva esserci Mertens al posto di Milik, anche se quando c’era Higuain… Sono accadute tante cose in questi ultimi anni. Il Napoli è cambiato tanto, certamente gli allenatori di più. Sono diversi i piazzamenti: migliorati, tranne che per quest’anno. E’ cambiato il gioco, l’interpretazione e le tattiche. Cari lettori di Calcionapoli1926, ecco a voi la nuova rubrica sui reparti di gioco azzurri. Analizzeremo un reparto alla volta per scoprire le differenze con gli anni precedenti e con gli stili di gioco. Questa è la rubrica “Tatticamente“.

 

Tatticamente Reina
Pepe Reina, ex portiere azzurro (Photo by Getty Images)

 

Da Reina a Ospina passando per Meret

 

Quest’oggi il reparto preso in questione è quello dei portieri. Oggi c’è un problema spinoso tra i pali azzurri: due grandi portieri con caratteristiche molto diverse. Ma in passato non era affatto così… Proprio nell’ultimo anno di Sarri è terminata l’avventura di Pepe Reina a Napoli. Un portiere non banale che ha creato un forte legame con il tecnico e la piazza. Nella rubrica di oggi valuteremo le differenze tecniche con i portieri attuali e ciò che ne comporta.

 

Un po’ di Pepe…

 

Arrivò a Napoli nell’estate del 2013 e la differenza si fece notare fin da subito. Un portiere definibile come un gatto: agile e veloce nonostante il fisico muscoloso. Pepe Reina fu fortemente voluto da Rafael Benitez, a tal punto che il Napoli lo prese in prestito secco per un anno dal Liverpool. Poi non fu trovato l’accordo e l’anno dopo Benitez perse gran parte della stagione a trovare un numero 1 degno: Rafael e Andujar non diedero mai certezze (tranne per la parentesi di Supercoppa Italiana). Poi con l’arrivo di Sarri tutto cambiò.

E’ da qui che a Napoli si inizia a comprendere quanto il portiere possa fare la differenza. Non si tratta solo di parate: certo, contano assai. Deve prima di tutto parare. Reina tra i pali è sempre stato un ottimo giocatore, ma diventa eccellente quando deve giocare il pallone. Con l’arrivo di Sarri e la richiesta esplicita di Pepe Reina, gli azzurri hanno cominciato a giocare il pallone dalla porta. Senza paura, nonostante il pressing, tiki taka in faccia all’avversario con la complicità del calciatore spagnolo. Una manovra veloce per aggirare il pressing e partire in profondità. Non solo, tante volte il portiere si è reso protagonista di rilanci vincenti sulle punte.

Senza dimenticare il carisma: Pepe Reina ha guidato per 3 anni la difesa azzurra con grande determinazione e spirito da leader. Col tempo si è preso l’affetto dei napoletani e ha lasciato tanti amici all’ombra del Vesuvio. Non è mai scatta la scintilla con De Laurentiis, ma poco importava: a furor di popolo era un idolo. Con il beneplacito di Sarri

 

Reina
Pepe Reina è stato l’idolo del San Paolo per molto tempo

 

Via un leader, dentro un giovane campione

 

Di questo si tratta. Alex Meret è un campione di sicuro avvenire. Dopo la scadenza del contratto di Pepe Reina, il Napoli ha deciso di cambiare totalmente la concezione del ruolo del portiere. Ferito dall’addio di Pepe, Giuntoli due anni fa ha completato il reparto con tre portieri di grande spessore: Meret, Ospina e Karnezis. In un primo momento davvero non si comprendeva chi potesse essere il titolare: inizia l’era del turnover tra i pali. Era che poi è durata un anno e mezzo, il tempo che De Laurentiis esonerasse Ancelotti

Il primo calcio di Carletto non aveva bisogno di un portiere bravissimo con i piedi: “Deve saper parare”. Questa la considerazione fredda e dritta al punto dell’ex tecnico azzurro. Poco importa il giro palla davanti la porta, si deve viaggiare verticale verso la trequarti. Ecco come la concezione del gioco cambia radicalmente l’idea che si ha su di un portiere: da qui Alex Meret pian piano inizia a prendersi la scena (dopo un problema al gomito) e ad alternarsi in maniera costante con David Ospina. Fino a quest’anno, dove Alex ha dato vita a prestazioni monumentali e degne di un grande portiere.

Diverso da Reina, Meret è un ragazzo silenzioso: alto e poco muscoloso (in confronto a Pepe chiaro!), è agile e molto abile tra i pali. Meno nelle uscite e palla al piede, ma è un classe 1997 e avrà tempo per crescere. Con l’ingresso di Gattuso ha perso il posto da titolare: l’abilità coi piedi andrebbe migliorata.

 

Meret Napoli
Alex Meret si è reso protagonista di tante parate in azzurro (Photo by Getty Images)

 

David richiama Pepe

 

In tanti lo hanno pensato, non bisogna prendersi in giro. Dopo due anni, il Napoli sembra abbia ritrovato tra i pali un portiere simile a Pepe Reina. Ricorda nelle movenze e nelle caratteristiche lo spagnolo, ma caratterialmente sono molto diversi. E’ vero, Ospina ha più carattere di Meret. C’è da sottolineare anche una grande differenza di età, quindi è normale che uno sia più leader dell’altro. Gennaro Gattuso gli ha affidato le chiavi della porta: qualche scivolone c’è già stato (contro la Lazio), ma in molti hanno compreso perché gioca lui. Il Napoli ha bisogno di un portiere in grado di giocare ottimamente il pallone: giro palla basso, denso e veloce. Così gioca Gennaro, così è ripartito il Napoli. Possesso palla basso, molto basso: capacità di soffrire il pressing ultra offensivo, saltare la prima linea e partire verticalmente. Con un modo di giocare di questo tipo è fondamentale che il portiere “dia del tu” al pallone. David ne è in grado, Meret ancora no. Ma c’è tempo.

 

di Alessandro Silvano Davidde

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