Tatticamente – Da Benitez a Gattuso: quando il modulo fa la differenza

Meglio Meret, anzi no! Doveva esserci Mertens al posto di Milik, anche se quando c’era Higuain… Sono accadute tante cose in questi ultimi anni. Il Napoli è cambiato tanto, certamente gli allenatori di più. Sono diversi i piazzamenti: migliorati, tranne che per quest’anno. E’ cambiato il gioco, l’interpretazione e le tattiche. Cari lettori di Calcionapoli1926, ecco a voi la nuova rubrica sui reparti di gioco azzurri. Analizzeremo un reparto alla volta per scoprire le differenze con gli anni precedenti e con gli stili di gioco. Questa è la rubrica “Tatticamente“.

 

Tatticamente
Il Napoli in questi anni è cambiato tanto: modulo e mentalità hanno fatto la differenza. Ecco l’ultimo capitolo della rubrica “Tatticamente” (Photo by SSC NAPOLI/SSC NAPOLI via Getty Images)

 

Tatticamente nel corso degli anni

 

Siamo arrivati al termine della rubrica “Tatticamente“. Nell’ultimo capito ci sarà una breve analisi sui moduli che gli azzurri hanno utilizzato in questo anni, allenatore dopo allenatore. Da Benitez a Sarri, il Napoli è cambiato spesso sul campo. Ma soprattutto nella testa…

 

4-2-3-1

 

Con Benitez in panchina cambia l’esistenza azzurra. Una squadra abituata a giocare col 3-5-2: il primo dubbio era Paolo Cannavaro. Sarebbe stato in grado di giocare in una difesa a 4? Chiaramente era il panico di chi non sapeva a cosa andava incontro, certamente ci sapeva giocare! Rafael Benitez in quei due anni ha dato tanta carica internazionale al Napoli, oltre che i campioni (da Higuain a Mertens). Il modulo, nonostante fosse estremamente offensivo, ha dato un’impronta di gioco agli azzurri che è stata poi vincente negli anni successivi.

Le basi del Napoli spettacolare sono state gettate proprio da Benitez. Un tecnico d’altronde che male non ha fatto: due coppe nazionali e una semifinale di Europa League. Perché il Napoli era diventato squadra di coppa, come il suo allenatore. Tanta testa e tattica: una squadra capace di palleggiare sempre e scattare in verticale. Contro chiunque. In tanti si dimenticano quanto bene abbia fatto Rafa alla piazza azzurra, ma forse il perché è banale. Dopo di lui c’è stato Sarri

 

Mertens Callejon
Callejon e Mertens si sono incontrati il primo anno di Benitez. Trai due è scatta grande intesa fin dall’inizio (by Calcionapoli1926)

 

4-3-3

 

Il classico modulo offensivo. Più o meno quello che si usa di più a Fifa o a Pes. Arriva Maurizio Sarri e sbaglia immediatamente: il Napoli come l’Empoli, 4-3-1-2. Ebbene sì, il tecnico di Figline non comprende subito che dovrà adattarsi ai calciatori che ha e non emulare il suo Empoli. E’ normale, in quegli anni Sarri stava crescendo e comprendendo che le difficoltà vanno superate attraverso la qualità dei calciatori.

Cade a Reggio Emilia, ma qualcosa nell’aria si avverte… La sensazione era quella prima di un temporale. Quella classica pioggia che cambia completamente il clima: ecco, l’aria era frizzante! Nonostante la sconfitta, si sentiva che la squadra stava cambiando. Per carità, non tutti erano contenti: ma i più esperti d’occhio avevano visto che i ragazzi si muovevano in campo in modo diverso. Ritmato, sensato e mai casuale. Serviva solo il modulo giusto…

Napoli-Lazio, gli azzurri non erano partiti mai così male in campionato. 0 vittorie nelle prime 3. Eppure… fu 4-3-3. E il Napoli rifilò 5 gol alla Lazio di Stefano Pioli. Ritmo, intensità, schemi, contro-schemi. Difesa alta, pressing e velocità. Il Napoli di Sarri era uno specchio e uno spettacolo: una squadra che si esaltava sempre di più. Brillavano gli occhi dei tifosi, brillavano quelli del Comandante. “E come tutte le più belle cose, vivesti solo un giorno come le rose…”, cala il sipario.

 

Mertens Callejon Insigne
Mertens, Callejon e Insigne festeggiano. Il trio di Sarri nel secondo anno di Maurizio (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

 

4-4-2

 

Carletto arriva in un Napoli assai difficile da gestire. L’era dopo Sarri è ricca di insidie e strascichi. La squadra è orfana e piange per il Comandante andato via: destinazione Chelsea, per ora… Ma fa male ugualmente. La macchina perfetta è da smontare: e chi se non Carletto? L’allenatore più stimato al mondo, non ci sono dubbi. Primo anno di assestamento, poi dal secondo si fa sul serio…

Ahinoi, quante volte si è detta questa frase. In tanti ci credevano, altri avevano già visto come la squadra azzurra non facesse più gioco. Con la partenza di Hamsik poi tutto andò via via peggiorando. Il diktat era palleggio e verticalizzazione, ma in mezzo a questo il nulla assoluto. Non c’era uno schema preparato, un modo per uscire dal pressing se non l’abilità dei calciatori di saltarlo. Da lì la necessità di avere centrocampisti bravi con la palla tra i piedi, ma poi non in grado di impostare o interdire.

Il 4-4-2 di Carletto è sempre stato disordinato, poco coeso. E negli ultimi mesi quella coesione la si è vista solo nelle partite di cartello: dalla Juventus alla Champions. Qualcosa non ha funzionato. E’ vero, tatticamente c’era ben poco. Ma dall’altra parte c’è la riflessione del perché questa squadra nelle partite importanti si è sempre trasformata: i calciatori non lo seguivano più?

 

Napoli Inter
Milik-Insigne è stata la coppia offensiva nel 4-4-2 di Carlo Ancelotti (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

 

4-3-3

 

Si torna all’antico, c’è Gattuso che lo ordina. Un tuffo nel passato, com’è giusto che sia. La squadra azzurra d’altronde è fatta per questo modulo, Ringhio non vuole snaturarla. Servirà tempo per imprimere loro la fiducia che hanno perso in passato, ma non solo. Gennaro vuole forgiare il carattere degli azzurri e non permettere più che la squadra accusi una situazione di difficoltà.

Tatticamente parlando, Ringhio propone un 4-3-3 più difensivista. Il baricentro è basso, i terzini bloccati e la palla sempre coperta. Poi appena recuperata via in contropiede. Il futuro sarà ben diverso: ora il tecnico calabrese vuole evitare che la squadra subisca troppi gol e soprattutto abituarla a situazione di pericolo, di attenzione e di arrembaggi.

Il futuro infatti è stato tracciato più volte dallo stesso mister: una squadra offensiva, capace di fare pressing sulla trequarti avversaria e ritrovarsi col pallone conquistato già vicini alla porta. Ma non ricorda qualcuno? Sì, proprio Sarri. D’altronde Gattuso – tatticamente – è sempre stato un suo fan: come non esserlo? Ma l’accortezza e il carattere del tecnico potrebbero completare l’opera incompiuta di Maurizio: una squadra sì spettacolare, ma troppo fragile mentalmente. Gennaro è a lavoro su quello: vuole una squadra perfetta, che reagisca sempre e non molli mai. Il presente indica che la strada è quella giusta.

 

 

di Alessandro Silvano Davidde

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