Tatticamente – Da Benitez a Gattuso: la miglior difesa con Sarri

Meglio Meret, anzi no! Doveva esserci Mertens al posto di Milik, anche se quando c’era Higuain… Sono accadute tante cose in questi ultimi anni. Il Napoli è cambiato tanto, certamente gli allenatori di più. Sono diversi i piazzamenti: migliorati, tranne che per quest’anno. E’ cambiato il gioco, l’interpretazione e le tattiche. Cari lettori di Calcionapoli1926, ecco a voi la nuova rubrica sui reparti di gioco azzurri. Analizzeremo un reparto alla volta per scoprire le differenze con gli anni precedenti e con gli stili di gioco. Questa è la rubrica “Tatticamente“.

 

Tatticamente Sarri Gattuso
Maurizio Sarri e Gennaro Gattuso (Photo by SSC NAPOLI via Getty Images)

 

Albiol-Koulibaly, poi Manolas: quante differenze…

 

Il Napoli da Benitez in poi ha cambiato poco in difesa. La coppia principale che ha guidato la squadra è stata quella composta da Albiol e Koulibaly. Un duo prima giovane e inesperto, poi capace e compatto. Infine roccioso e insuperabile. Sono cresciuti insieme: lo spagnolo e il senegalese si sono fatti forza a vicenda diventando insuperabili. Molti si ricordano l’ultimo anno di Sarri, la consacrazione della difesa: compatta, lineare e ordinata. Un metronomo come Albiol e la potenza fisica di Koulibaly. Ora osserviamo passo dopo passo la crescita…

 

BENITEZ

 

Nel 2014 a Napoli si completa la coppia che farà la storia del club. Magari non proprio in termini di trofei, ma di numeri sì. Dopo un anno in cui Rafa Benitez prova Fernandez e Britos al fianco di Raul Albiol, alla fine il Napoli si getta su un difensore molto promettente proveniente dal Genk: Kalidou Koulibaly.

Fin dal primo momento si capisce l’idea azzurra: affiancarlo ad Albiol, così da farlo crescere. Difesa alta, pressing dei mediani e centrali pronti a rincorrere all’indietro gli avversari: i terzini non ci sono, difendono poco. La difesa è sfilacciata: a gennaio arriva Faouzi Ghoulam a rinforzare la fascia sinistra. Qualcosa si inizia a intravedere, ma sfortuna ha voluto che l’anno 2014/2015 sia stato pure l’ultimo di Benitez.

Resosi conto delle difficoltà tattiche della Serie A e dell’appeal che aveva in Spagna (sponda Real Madrid) a fine anno le strade si sono separate. Eppure non sono mancati i trofei… 1 Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Un Napoli di altissimo livello, con risultati buoni: difesa ancora troppo di burro.

 

Benitez
Rafael Benitez in azzurro

 

SARRI

 

Nell’estate 2015 un terremoto: Sarri al Napoli. Un tecnico di medio-basso livello dopo un top come Benitez: assurdo! Eppure anche questa volta De Laurentiis ci ha visto lungo. Maurizio è sempre stato un uomo di grande studio: tattica, mosse e contromosse. La difesa sotto il suo comando assume contorni eroici, da guerrieri. Una macchina perfetta, pronto a scattare quando il comandante lo ordinava.

Finalmente la coppia Albiol-Koulibaly ha una persona in grado di insegnare loro l’affinità, il tempismo e la qualità. Difesa sempre in linea, alta. Anzi altissima! L’intenzione è di mettere l’avversario sempre in fuorigioco: pressing alto, appena si perde palla. Poi i terzini: uno bloccato mentre l’altro sale sulla trequarti. Per un periodo Faouzi Ghoulam giocava fisso come trequartista: grande ricordo il gol contro la Spal nella rimonta per 3-2.

Insomma, con Sarri la difesa azzurra ha fatto il balzo che necessitava per diventare una squadra grande. Solida e compatta. Pian piano nei 3 anni è salita di livello: prima calcio champagne, poi spettacolare tiki taka e infine pragmatismo. L’ultimo anno di Sarri non è stato spettacolare come i primi due: la squadra era prettamente concentrata sulla vincita del titolo finale. Si è registrata la miglior difesa dell’era del Comandante a Napoli: solo 29 reti subite in 38 sfide. Il primo anno furono 32 e il secondo 38 (con il migliore attacco in Serie A).

Una solidità che si traduceva quindi in poco spettacolo e tante partite vinte 1-0. Ma così facendo il Napoli è stato in lotta per il titolo fino al termine del campionato, perdendo infine ogni possibilità contro la Fiorentina a Firenze: un brutto fallo di Koulibaly costò il cartellino rosso e la partita persa 3-0 con tripletta di Simeone.

 

Sarri
Maurizio Sarri al Napoli

 

ANCELOTTI

 

Via Sarri, dentro uno dei migliori: Carlo Ancelotti. E’ bene sapere che storicamente Re Carlo è l’uomo delle invenzioni: da Pirlo a Zambrotta fino ad Hamsik. Tatticamente è altissimo livello. Il problema subentra quando bisogna insinuarsi in una squadra molto collaudata e scottata da un titolo perso all’ultimo: Carletto voleva cambiare (e anche tanto), ma piano piano. Senza farsene accorgere.

Difensivamente parlando, si tratta di un pressing ultra offensivo. Dopo il primo anno con la coppia Albiol-Koulibaly, lo spagnolo lascia: la strada lo porta a Villareal, in Spagna. No problem, entra Kostas Manolas. Manco fossimo alla Playstation, un acquisto che fa paura. In coppia con Kalidou poi! Difesa rocciosa, non c’erano dubbi. E l’idea di Ancelotti non era del tutto errata, nonostante non sia andata benissimo.

L’intenzione era appunto lasciare campo e spazio agli avversari, perché in difesa c’erano due velocisti e rocciosissimi difensori pronti a vincere ogni duello. E i terzini? Non c’erano: a differenza di Sarri, Ancelotti non ne bloccava uno. Si alzavano entrambi per creare superiorità numerica in attacco: il primo pressing doveva essere fatto da tutta la rosa, in particolar modo dai centrali di centrocampo. Se fossero stati saltati, allora dietro rimanevano i due centrali.

Un calcio totale, all’arrembaggio costante. Che ha portato la squadra a essere demotivata, perché subiva sempre i contropiedi avversari (e i due centrali non erano spesso in grado di arginarli) e infine perché non credevano totalmente nel progetto Ancelotti. Un allenatore che aveva tanto da dire e da sperimentare, ma che ha voluto strafare: tanti gol subiti significa esonero…

 

Napoli, Ancelotti, De Laurentiis
Carlo Ancelotti al Napoli (Photo by SSC NAPOLI via Getty Images)

 

GATTUSO

 

Un ritorno al passato. Gennaro Gattuso è un allenatore molto intelligente, caparbio e studioso. Ricorda per certi versi Sarri, ma è ancora più difensivista. Sì allo spettacolo, ma solo se si è coperti a modo. Infatti, escluse le prime giornate di assalto (più per presunzione), Ringhio ha dato vita a un Napoli quasi catenacciaro.

E’ una provocazione sia chiaro, ma l’idea di Gattuso è pratica: non ha tempo per istruire a modo la sua idea di calcio, dunque nel dubbio si copre e non fa giocare l’avversario. Poi la qualità del Napoli si scatena in contropiede. In ritiro avrà modo di attuare la sua idea, ma non si discosta molto da quest’ultima. La sua difesa deve essere solida: non gli piace subire gol, gli piace l’equilibrio. Attraverso una coppia solida si arriva in alto.

Ad esempio con il tecnico calabrese si è trovato equilibrio con Manolas-Maksimovic: chi ricorda? Proprio loro, Albiol-Koulibaly. La sensazione infatti è che, con la partenza di Albiol, Kalidou si sia perso, forse perché alla fine di un’avventura durata 7 anni. Con Manolas l’intesa non è stata ancora trovata (a causa di infortuni), ma Maksimovic non si è fatto attendere: la coppia si completa con ordine e irruenza. Come nel passato, proprio come con Sarri.

 

Serve tempo

 

Il tempo è galantuomo e dirà la verità: in questi anni ci sono stati pochi cambiamenti in termini di giocatori, ma tantissimi di idee di gioco. Soprattutto difensive. Ad ora Sarri è l’unico che è stato in grado di trovare l’equilibrio giusto tra attacco e difesa. Gattuso sembra essere sulla strada giusta: dietro una grande squadra c’è una grande difesa…

 

di Alessandro Silvano Davidde

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