Luis Suarez e l’occasione di salvare la faccia dell’Italia

La cittadinanza italiana a Luis Suarez sarebbe stato l’ennesimo insulto verso chi, da molti anni, è sospeso in un limbo, in attesa di conoscere quale sarà il proprio destino.

L’immagine di Luis Suarez, sbarcato a Perugia per sostenere l’esame di italiano, è stata certamente una delle più discusse della scorsa settimana. Un arrivo in tripudio con fotografi e passerelle per un ‘extracomunitario di spessore’. Già, quasi lusingato, il Paese era pronto ad ‘accogliere’ un altro cittadino: l’uruguaiano tentava di ottenere la cittadinanza italiana, grazie alla brillante (e fasulla) prova linguistica e al legame con la moglie, di origine friulana.

Senza aver mai vissuto un giorno nella Penisola nostrana, l’attaccante avrebbe potuto magicamente diventare connazionale di quel Chiellini morso da lui sul collo, nella partita tra Italia e Uruguay del 2014. Il tanto odio, provato fino a qualche mese fa, in un attimo, si era trasformato in entusiasmo per il suo possibile e ‘irregolare’ trasferimento in Italia. Poi uno squarcio nella nebbia. La notizia delle ultime ore, secondo la quale l’esame sarebbe stato truccato, ha finito per riaprire una vicenda losca fino al midollo. L’inchiesta, avviata dalla Procura di Perugia e condotta dalla Guardia di Finanza, apre nuovi scenari, che potrebbero ridare credibilità alle istituzioni.

Suarez e la complicata realtà dei diritti

(Photo by Marco Di Lauro/Getty Images)

In un paese dove il razzismo, ancora una volta, ha abbandonato la sua condizione di latenza per ingranare marce più alte, questo episodio mostra quanto sia fine, subdola e addirittura legittimata l’idea che se sei un milionario con vestiti firmati, con una grande carriera e la moglie ‘giusta’, hai una via d’accesso privilegiata verso la libertà. Non che Suarez abbia bisogno dell’Italia per essere libero, ci mancherebbe.

I motivi del suo interesse nel vedersi riconoscere cittadino italiano, per sua fortuna, sono altri, ed hanno a che fare con i milioni. Tuttavia questa certezza aggrava il concetto: lo rende disumano. Se non fosse emerso lo scandalo dell’esame falsato, sarebbe filato tutto liscio. L’ennesimo sberleffo a chi da anni sta invocando i diritti umani e i principi etici. Infatti, basti pensare che, regolarmente, per poter inoltrare la richiesta, in assenza di un coniuge, vengono richiesti 10 anni di residenza continuativa in Italia, e molto spesso capita che i ragazzi stranieri, nonostante abbiano terminato i loro studi in Italia, all’età di 18 anni diventino praticamente clandestini. In più, il Decreto sicurezza, fortemente voluto da Salvini, prevede che la durata del procedimento di rilascio della cittadinanza è di 48 mesi. Vale a dire 4 anni (addirittura il doppio di quanto previsto dalla precedente regolamentazione). Sì, un limbo burocratico, in attesa di un tortuoso percorso verso il riconoscimento della legalità della Persona.

La necessità di fermare discriminazioni e privilegi

Barcellona, Suarez
(Photo by David Ramos/Getty Images)

Fa male, molto male, sentire che, ad oggi, il riconoscimento di cittadino, in un paese moderno e civilizzato, possa andare di pari passo con lo status economico e con la visibilità. La discriminazione è, attualmente, un dispositivo di lunga durata, dove, evidentemente, l’escamotage vince la questione umanitaria. In questo contesto, anche se è difficile, risulta doveroso tentare di bloccare certi meccanismi: l’inchiesta aperta dalla Procura di Perugia potrebbe rappresentare un tentativo estremo di scardinare il sistema. La speranza è che si apra un fronte di riflessione, e che sia solo l’inizio della fine di certi fenomeni. Il mondo del calcio, si sa, nel bene e nel male, è sempre stato l’argomento del giorno in un’agenda italiana che, ancora una volta, si è confermata non all’altezza.

a cura di Giuseppe Canetti

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