Protocollo FIGC, il Comitato Tecnico Scientifico non è d’accordo: tre punti lo rendono invalido. I dettagli

Protocollo FIGC| Dal 18 maggio le squadre di calcio in Italia potranno riprendere gli allenamenti, ma ci sono ancora tante misure cautelative da stabilire. Ciò rende sempre più incerta anche il prosieguo della stagione sportiva, nonostante l’intenzione di riavviarla. Stando a quanto riferisce La Gazzetta dello Sport, il Comitato Tecnico Scientifico ha bocciato il protocollo abbozzato dalla FIGC.

I punti da sottolineare sono principalmente tre. Il primo riguarda la possibilità di un maxi ritiro pre-campionato: “Comprenderebbe inevitabilmente non solo lo staff tecnico – calciatori, tecnici e preparatori – ma anche quello logistico e medico, dai magazzinieri ai fisioterapisti. Fra le 50 e le 70 persone, un numero che viene ritenuto molto alto”. 

Spadafora protocollo
Spadafora

Un percorso lungo e complesso, fatto di contatti necessari in più ambienti e ciò esporrebbe eccessivamente al rischio.

I dubbi sul protocollo

Per quanto riguarda, invece, l’effettuazione di tamponi, c’è da valutarne la disponibilità, insieme ai test sierologici.

 “È probabile che la situazione si possa normalizzare in tempi relativamente brevi senza che si rischi di dare l’idea di una corsia preferenziale per il calcio. Di certo l’operazione avrebbe un costo molto alto. Sopportabile per la A, impossibile già dalla serie B”. 

Il prezzo dei test medici, infatti, è elevato oltre alla polemica etica che ne deriva.

Infine, i dubbi principali riguardano le conseguenze di una nuova positività tra atleti e staff.

“È stato il tema della discordia fra i medici nella riunione di mercoledì scorso con Spadafora. Continua a esserlo, peraltro non solo in Italia. Il protocollo Figc ha studiato dei meccanismi che consentano di circoscrivere la positività senza fermare tutto: isolamento immediato del calciatore o del membro della staff contagiato, doppio tampone per tutti nelle 24 ore, doppio test sierologico a 5-7 giorni di distanza, ripristino del distanziamento (ci si allena ma senza contatti e partitelle). Per il Comitato tecnico scientifico non si scappa: vanno messi in quarantena i contatti ravvicinati della persona trovata positiva (quindi, come minimo, squadra e tecnici)”.

Ciò porterebbe a un nuovo inevitabile blocco. Il protocollo non soddisfa.

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