Dignità e civiltà: lezioni gratuite al San Paolo

Manolas fa Milik, Di Lorenzo si veste da Callejón e il Napoli chiude la pratica Torino. Non ne fa un vanto, Rino Gattuso: bisognava chiuderla prima, essere meno leziosi e il gol sul finale di Edera è la macchia su una prestazione padroneggiata ma sempre vittima di un possibile e improvviso calo di attenzione.

Il tecnico del Napoli non vuol sentire parlare più di fiducia che manca, perché “sono professionisti”. Non stiamo a scuola. No, non ci sono banchi in campo ma la difesa azzurra è ugualmente salita in cattedra, confermandosi il baluardo più affidabile di cui dispone il tecnico. D’altronde è la compattezza della linea difensiva e l’equilibrio come atteggiamento generale ciò che permette agli azzurri di non andare allo sbaraglio. Manolas avrebbe dovuto fare da spalla a Koulibaly, ma gli ha rubato il ruolo da protagonista, senza nemmeno accorgersene. Il greco è l’uomo in più di Gattuso, quello che, parafrasando Mourinho, sceglierebbe se dovesse andare in guerra domani stesso. Si fa sentire, è attento, arrembante. Non eccede nella foga, nonostante l’apparenza: riesce a restare lucido sull’atteggiamento del gruppo.

(Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Di Lorenzo, invece, è il soldato perfetto. Non solo svolge i compiti assegnati, ma lo fa rasentando la perfezione e aggiungendovi un tocco che giustifica ogni volta la sua inamovibilità. Bene anche Hysaj e Maksimovic da centrale con Manolas ha trovato il dialogo giusto. Il serbo ha affrontato il buio della panchina, l’azzardo da tre e mezzo poi è arrivata la chance e, dopo tormentati infortuni, ne sta finalmente approfittando. Sembra quasi la quadra perfetta, e qualche volta non ci si accorge che i difensori, come ieri, abbiano adombrato e sostituito il lavoro degli attaccanti. Quei 15-20 metri non sono ancora impeccabili, ma per una volta il bicchiere va visto mezzo pieno.

Napoli si difende

Le questioni di campo sono sempre le più interessanti, soprattutto se il Napoli riesce a collezionare 12/15 punti nelle ultime cinque gare, dopo un inizio di stagione decisamente negativo. Tuttavia, negli ultimi giorni la scena la ruba la gestione amministrativa del calcio.

Senza troppi giri di parole, Rino Gattuso ha parlato di campionato falsato. L’emergenza coronavirus ha gettato nel panico e le decisioni riguardanti il mondo calcistico si sono susseguite senza coerenza. Prima la decisione di non annullare i match di campionato, poiché gli impegni estivi impediscono di allargare la forbice del campionato. Quindi l’idea di disputare le gare, soprattutto nelle zone vicine ai focolai, a porte chiuse, compresa Juventus-Inter. Una presa di posizione che evidentemente non ha entusiasmato le formazioni che avrebbero ospitato la squadra ospite senza tifosi sugli spalti.

FIGC sui cori, Napoletano coronavirus
Brescia-Napoli, Napoletano coronavirus

Quindi? Quindi il rinvio di cinque gare (Udinese-FiorentinaMilan-Genoa, Parma-Spal, Sassuolo-Brescia, Juve-Inter) al prossimo 13 maggio, quando gli equilibri del campionato cambieranno, le stagioni pure e tra coppe e Serie A si sovrapporranno per alcune ambizioni e fatiche. Che accadrà poi con Champions League, Europa League e Coppa Italia?

Tra gli interrogativi, anche provocativi, resta una risposta. Quella del pubblico del San Paolo. 

Dopo che, in occasione di Brescia-Napoli, una parte del pubblico del Rigamonti si preoccupava di appellare i sostenitori azzurri quali portatori (?) del coronavirus (?) in giro, la Curva B durante Napoli-Torino si è difesa prendendo la posizione opposta. Una lezione di civiltà: “Nelle tragedie non c’è rivalità, uniti contro il COVID-19”. 

Curva b napoli torino
Nelle tragedie non c’è rivalità: uniti contro il Coronavirus

Non esiste rivalità e in realtà nemmeno ironia. Non c’è mai una giustificazione valida per sorridere di un’epidemia al momento senza una forza aggressiva incapace di resistere alla sua espansione. Nemmeno ha senso sperare che, come la dea bendata, colpisca chi capita o punti la mira precisa in qualche direzione.

Tuttavia, quando l’ironia becera sembra essere lo stigma della cultura calcistica italiana, Napoli gioca al “salvi-tutti” e diffonde per il mondo un’immagine diversa: dignità senza rancore, solidarietà senza rivalità.

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