Un Napoli schizofrenico mette la polvere sotto il tappeto e mostra la doppia faccia

Un Napoli schizofrenico accede alle semifinali di Coppa Italia vincendo per 4-2 sullo Spezia. Un successo però che assomiglia tanto ad una spazzolata che raccoglie la tanta polvere delle ultime prestazioni poco convincenti e le mette sotto il tappeto.

Un Napoli schizofrenico mette la polvere sotto il tappeto

(Getty Images)

Il Napoli fa buono e cattivo tempo allo stadio Diego Armando Maradona e si dimostra, ancora una volta, schizofrenico. Gli azzurri centrano l’obiettivo del passaggio del turno – sfideranno l’Atalanta alle semifinali di Coppa Italia – ma non convincono, nient’affatto.

Al contrario la vittoria per 4-2 sullo Spezia sembra solo un’ennesima spazzolata in cui la polvere viene raccolta per tutta casa (campo) e nascosta sotto al tappeto (sotto al manto erboso). Instabilità, non continuità e difficoltà che vengono sistematicamente camuffare da risultati utili. Che siano i tre punti risicati o le goleate o i passaggi di turni, i partenopei non fugano i dubbi ma anzi ne creano altri.

Qual è il “vero Napoli”? La squadra asfaltatrice della prima frazione di gioco con la media di un gol ogni dieci minuti o la squadra che nel secondo tempo si squaglia come neve al sole e prende due gol in due minuti?

Il nocciolo sta nel 4-3-3 o nel 4-2-3-1?

Dubbi che molti crederanno di mettere a tacere facendo una constatazione. Il Napoli col 4-3-3 ha fatto quattro gol e ne ha subiti zero, non appena è passato al 4-2-3-1 ha subito due gol in due minuti. Constatazione banale sì, ma estremamente tendenziosa perché allude all’incapacità del tecnico di rendersi conto di una “tale ovvietà”.

Eppure se si avesse un quadro complessivo e generale nonché una memoria leggermente più lunga, in quattro e quattr’otto e con la stessa “ovvietà” potrebbe facilmente essere sfatata questa teoria che si lega ai numeretti. Magari il calcio fosse soltanto numeretti!

Chi ha una memoria più allenata ricorderà sicuramente – e cade a pennello la partita di ritorno questa domenica- Parma-Napoli. Gennaro Gattuso per l’esoso acquisto di Victor Osimhen optò per il consueto 4-3-3. Il modulo sempre usato nella passata stagione (all’epoca aspramente criticato perché troppo prevedibile, lento e scontato). La partita restò inchiodata sullo 0-0, ma al sessantesimo il nigeriano entrò e spaccò la partita. Il Napoli passò al 4-2-3-1 e in soli 15 minuti d’orologio chiuse la pratica al Tardini con due gol. Era soltanto il 20 settembre e quel nuovo modulo sembrò la ricetta magica. L’arma dell’imprevedibilità, del gioco spettacolo, piazza e opinione pubblica in visibilio. A distanza di quattro mesi il mister ha tanti “nemici” proprio per quello stesso modulo, perché troppo “cocciuto” e fissato con la sua idea di calcio. Un calcio che sicuramente mostra le sue falle, i suoi limiti e la sua polvere. Polvere che un occhio attento nota anche nel 6-0 con la Fiorentina.

Quindi sì, l’andamento della partita narra la banalità del cambio di risultato da 4-0 a 4-2 col cambio di modulo, ma bisogna anche constatare, con la stessa ovvietà, che i due giocatori simbolo di Parma-Napoli – Mertens e Osimhen – ieri sono stati i fantasmi di loro stessi: impalpabili, preoccupante.

Così come bisognerebbe constatare che Lozano centravanti – e il gioco volto tutto a sfruttarlo in velocità con verticalizzazioni e lanci – sia stata l’arma vincente di Gennaro Gattuso. Ad oggi “genialata” mentre in Napoli-Spezia di Serie A fu un “clamoroso errore” e il mister, anche lì, fu giudicato come incompetente (doveva essere preferito Petagna dal 1′ minuto).

E allora il Napoli mostra la sua doppia faccia, la sua schizofrenia, la sua incoerenza, il suo essere umorale ma non pare differenziarsi così tanto da chi la critica… perché in fondo: “chi si somiglia, si piglia!“.

A cura di Claudia Vivenzio

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