Mertens e il nuovo ruolo: la storia di chi ha sempre fatto parlare il campo – EXPLICIT

Quando il 6 maggio 1987 Dries Mertens vedeva la prima luce a Lovanio, città a Est di Bruxelles nota per la produzione di birra, pochi giorni dopo sarebbero piovuti fiumi champagne per la vittoria dello scudetto del Napoli di Maradona. Uno sliding doors che nessuno avrebbe mai immaginato: il folletto belga diventerà una leggenda azzurra come il Pibe de Oro, superando proprio l’ex capitano argentino nella classifica di goleador di tutti i tempi in maglia azzurra. 

La consacrazione di Mertens con la maglia del Napoli

Mertens
Foto by Getty

Mertens, arrivato in punta di piedi all’ombra del Vesuvio, ha inizialmente svolto il ruolo del gregario perfetto, complice l’etichetta appiccicatagli addosso di ‘ottima riserva’ che può subentrare e spaccare la partita, per poi consacrarsi progressivamente come uomo fondamentale per il club. Come è andata a finire è noto a tutti. Dries è diventato un’autentica colonna della squadra partenopea, segnando goal pesantissimi e legandosi alla città di Napoli indissolubilmente. L’ultimo rinnovo del contratto non è stata una missione semplice, anzi, ma il braccio di ferro vinto con De Laurentiis sta proprio a testimoniare la fondamentale importanza del calciatore nel progetto azzurro. 

Il nuovo ruolo di Mertens

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Foto by Getty

Tuttavia, nell’ultimo periodo, un alone di preoccupazione aleggia sullo scugnizzo ‘partenopeo’ d’adozione: secondo molti avrebbe cominciato questa stagione sfoderando un rendimento al di sotto delle aspettative (3 assist e 2 goal in totale). In parecchi si sono lasciati andare a giudizi circa la sua affidabilità dal momento che si avvia verso il viale del tramonto, e a riflessioni tecnico tattiche che riguardano la sua posizione in campo.

Certo, l’età avanza per tutti ma questo, al momento, non sembrerebbe un problema che riguarda il folletto belga. Basti pensare che nella classifica di chi ha corso più chilometri in Serie A, Mertens, si colloca non nelle primissime posizioni ma comunque al di sopra di calciatori come Lozano e il Papu Gomez. Roba non da poco per un trentatreenne la cui maggiore preoccupazione dovrebbe essere tessere la tela della manovra offensiva del Napoli e non rincorrere gli avversari. 

Per quanto riguarda la posizione in campo, invece, un po’ di perplessità è anche giustificata: per la prima volta Mertens si cimenta nel ruolo di trequartista, dopo aver giocato da attaccante esterno o da prima punta. Tuttavia, anche in questo caso, i numeri smentiscono chi parla di una sorta di ‘disagio tattico’: la sua posizione in campo non gli impedisce di battere a rete. Mertens, secondo i dati ufficiali della Serie A, è nella top 15 dei tiratori del campionato italiano (15 tiri, 8 in porta 4 fuori 2 goal).

Sicuramente l’ex PSV dovrà imparare a prendere le misure con la nuova collocazione negli schemi di Gattuso e con il nuovo ruolo da comprimario d’attacco, ma perché parlare di bomber in crisi se quello di fare goal non è più il suo compito principale?

Mertens risponderà alle critiche sul campo?

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Mertens, Napoli (Getty Images)

Sicuramente il belga, nonostante sia sempre centrale nel gioco azzurro, non sta vivendo uno dei suoi migliori inizi di stagione, ma appare assai prematuro parlare di una sua bocciatura nel ruolo di regista offensivo o di un’incompatibilità con Victor Osimhen, la nuova prima donna dell’attacco azzurro. Limitare l’analisi a qualche uscita opaca significherebbe non essere lungimiranti e trascurare quanto di buono fatto dal Napoli (e da Mertens) nella stragrande maggioranza delle partite finora disputate.

Da Mertens, come è capitato per altri calciatori, tutti si aspettano tutto e subito: l’adattamento non è contemplato, un periodo di flessione neppure. Quando si parla di calcio, specie a Napoli, il passaggio da ‘istituzione o bandiera’ a ‘problema’ è finanche troppo rapido. Come è rapida la velocità con cui i tecnici da tastiera o da salotto televisivo dispensano sentenze ad capocchiam. Ma questa è un’altra storia. 

Sulla base di quanto fatto vedere da Mertens durante la sua esperienza azzurra un po’ più di cautela sarebbe più che appropriata: anche dopo le sue prime apparizioni da centravanti qualcuno aveva parlato di un Napoli senza un vero attaccante…

Lasciamo meno tempo alle chiacchiere e più al campo che, come sempre, sarà in grado di dirci la verità prima e meglio di chiunque altro.

a cura di Giuseppe Canetti

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