Il Gattuso tecnico inizia a vacillare, riecco l’uomo. Poi l’ombra dell’innominabile… – EXPLICIT

41 partite: 23 vittorie, 5 pareggi, 13 sconfitte (incluso lo 0-3 a tavolino contro la Juventus). Da quando è alla guida del Napoli, Gennaro Gattuso ha portato a casa lo scalpo degli avversari nel 56% dei casi. Il dato percentuale più alto nella sua carriera di allenatore, ma sicuramente non eccezionale considerando il parco giocatori di cui dispone. Se la stagione scorsa è ingiudicabile per tanti motivi, quest’anno i dati parlano chiaro. Su 8 match di campionato 3 sconfitte. Una ogni due partite e mezzo. Alla fine del calciomercato si era parlato della migliore rosa azzurra dell’era De Laurentiis, e quindi qualcosa che non va c’è. 

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L’inizio di stagione altalenante del Napoli di Gattuso

gattuso corbo
(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Se l’esordio a Parma aveva fatto ben sperare, sensazione confermata tra le mura amiche del San Paolo contro il Genoa, e che probabilmente non sarebbe stata smorzata all’Allianz Stadium contro la Juventus, in molti ci siamo fin troppo esaltati di fronte alle scorribande di Lozano e compagni nella sfida contro l’Atalanta. Sì dominata, ma contro un’avversaria che è nettamente meno continua e schiacciasassi rispetto a quella che sorprendeva l’Italia e l’Europa un anno fa. Quindi il buio. Quello più totale. Contro l’AZ le prime avvisaglie di una memoria offuscata, di un gioco che non batte ma cincischia. Gattuso interdetto non sa che pensare. Ben venga che le castagne dal fuoco in quel di Benevento le tolga Insigne, nel suo derby tutto in famiglia con il fratello Roberto. Grazie al capitano, il tecnico calabrese ancora tira un sospiro di sollievo.

La carica di energia porterà il Napoli ad una ferrigna prestazione a San Sebastian contro gli spagnoli della Real Sociedad. Gol di Politano e si torna a casa con i primi tre punti europei. Gli azzurri si sono ritrovati? Macché. Qualche giorno dopo il Sassuolo espugna il San Paolo, con De Zerbi che mostra a Gattuso che sì, si può cambiare atteggiamento tattico a seconda della partita, e con Maxime Lopez che nel finale fa quello che avrebbe dovuto fare Osimhen nel primo tempo. Essere freddo sotto porta. Ma quella contro i neroverdi non è la più brutta prestazione dei partenopei quest’anno. La squadra riesce a fare ancora peggio nella trasferta di Fiume contro il Rijeka. Un gollonzo di Demme e un’autorete salvano la faccia al Napoli dopo il più brutto primo tempo della gestione De Laurentiis. Alla vittoria in terra croata segue un successo sanguigno a Bologna, per uno a zero, in cui gli uomini di Mihaijlovic si sono imbattuti in un Ospina strepitoso. Poi, la sosta delle Nazionali che, per quanto dannosa per i club, dimostra tante cose. Insigne&Co, altrove brillano. Riescono a esprimersi nel migliore dei modi.

Il Napoli contro il Milan

Quindi si giunge alla disfatta di domenica sera contro il Milan capolista, guidato da uno Zlatan Ibrahimovic come sempre nei panni di Ragnarr Loðbrók. Gli azzurri si accartocciano su sé stessi sotto i colpi del ‘vichingo’ svedese. Palla a me, palla a te. Quello che riesce meglio agli uomini di Gattuso. Tutto il resto è fatto male. Perché se si va ad analizzare la partita, si vedrà che gli azzurri hanno tirato verso la porta di Donnarumma per ben 19 volte, centrando lo specchio in 9 occasioni. Che sembrano finanche troppe, visto che molto raramente sono sembrati pericolosi. La quarta sconfitta stagionale (la terza sul campo) brucia. Ed apre enormi fronti di riflessione. 

Gattuso chiede la svolta ai suoi calciatori

(Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Dalla poca concentrazione al possesso palla sterile, passando per i troppi errori tecnici, fino ad arrivare alle difficoltà in fase realizzativa. Questi saranno i temi da affrontare nelle quattro mura dello spogliatoio partenopeo. Capire se è questione di modulo o questione di idee. Se non si fa goal a causa della sfortuna o dipende dalla poca lucidità. Perché, portieri a parte, la difesa sbanda.

Dalla fortezza di Castel Volturno qualcosa già è trapelato. Il messaggio lanciato dall’allenatore calabrese alla squadra è chiaro: o si cambia rotta o ne usciamo con le ossa rotte. Una sfuriata per coprire quei suoi limiti ‘logistici‘ (non per incapacità ma per inesperienza) e per scardinare quelli caratteriali dei suoi calciatori. Smarrito il Gattuso tecnico, riecco l’uomo. Quello che in fretta e furia, undici mesi fa, ha messo ordine in un ambiente disastrato, destinato altrimenti all’autodistruzione. Il tempo per rifarsi c’è, la voglia pure. La stagione è ancora lunga e la fiducia dell’ambiente quasi incondizionata. Ma bisognerà, anche in questo caso, darsi una mossa. Perché poi, dovessero ripetersi le parole pronunciate dal mister calabrese “Svegliatevi o me ne vado via…” può capitare che qualcuno ci faccia un pensierino. De Laurentiis, lo conosciamo, in primis.  

Come in un thriller fantascientifico, alla finestra c’è lui, l’innominabile, Maurizio Sarri. In attesa di essere invocato. Pensiero lussurioso che già aleggia nella mente dei nostalgici, fantasia che va scacciata a suon di risultati. 

a cura di Giuseppe Canetti

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