NAPOLI OLTRE IL NAPOLI – Dal Castello delle Cerimonie: “Dietro al successo qualità e sacrificio. Napoli? Con Gattuso più sangue meridionale”

Ho incontrato nella magica location del “Castello delle Cerimonie”, donna Imma Polese e don Matteo Giordano, la coppia d’oro dei matrimoni napoletani. Una serata fredda ma dal calore natalizio, perfetta per un nuovo appuntamento di “Napoli oltre il Napoli”.

L’ingresso al castello è come quello delle favole, un cielo di migliaia di lucine, una passerella sonora di canti natalizi. Angeli e colonne ti indicano la strada. Ad accogliermi all’ingresso incontro Ferdinando, figura divenuta nota al pubblico per le sue massime alla fine di ogni puntata.

 

Mi saluta e mi accompagna dalla signora Polese. Lei è lì, uguale a come appare in televisione, solo più minuta. Impeccabile nel suo completo e nella sua acconciatura. Mi mostra passo dopo passo le sale del castello, mi precede, accende le luci e si fa di lato.

Mi racconta di ogni sala e lo fa con una luce speciale nello sguardo. I dettagli che adornano la struttura sono frutto di tanto lavoro, cura, cuore e passione. Sono queste le parole della signora Polese, ed io sono pienamente d’accordo perché tutto questo è tangibile alla mano e visibile all’occhio ma sopratutto è presente nell’aria.

Mi mostra i locali in cui si lavora nelle retrovie, mi parla orgogliosa delle cucine, dei loro dipendenti e dell’immenso lavoro che c’è dietro a tutto. Loro sono lì tutto il giorno, ci vivono e ci lavorano e sono davvero presenti per i clienti. Dei lavoratori indefessi, la loro è quasi abnegazione. Terminato il giro ci accomodiamo e ci raggiunge anche Matteo, lui è identico a come lo si vede in tv. Mi offrono un caffè e iniziamo a chiacchierare.

Sono una coppia vera, Imma ascolta attenta Matteo quando parla, finiscono l’uno le frasi dell’altro, annuiscono alle affermazioni del partner, sono una gioia per gli occhi. Usano toni garbati, non sono mai affrettati. Ho visto in loro la normalità, nulla fa pensare che dietro a questa coppia ci siano in realtà due personaggi noti. Mi raccontano del passato, della famiglia, di Don Antonio, mi parlano dei matrimoni e di come nel tempo siano cambiati. Mi spiegano per loro cosa significhi festeggiare un matrimonio e perché vada festeggiato, credono in quello che fanno e lo fanno con il cuore.

È stato bellissimo trascorre il pomeriggio in loro compagnia e come ha detto Matteo “chi entra al castello, ne esce diverso”. È vero ne sono uscita cambiata, felice, serena e arricchita da vere emozioni. Sono andata via portando con me un pezzo del loro cuore.

Alle domande rispondono insieme, aggiungono aneddoti alle risposte dell’altro. Una intervista fatta all’unisono seppur con due voci diverse. Un’emozione unica.

Cosa ricordate dei fasti del castello ai tempi di Mario Merola?

Matteo: “Ricordo di quelle meravigliose canzoni , delle cerimonie, di quei matrimoni sfarzosi e pieni di persone, perché il matrimonio deve essere così”.

Imma: “La presenza di Merola era una costante. Allietava le cerimonie con la sua voce d’incanto. Qui si sono sposati anche i figli di Merola, ed anche la comunione di una nipote ed un diciottesimo dell’altra. Per Mario Merola il castello era la sua seconda casa”. “Merola – interviene Matteo – anche quando rispondeva alle interviste lo faceva invitando qui i giornalisti”.

Da dove proviene il nome Sonrisa? 

“Il nome letteralmente significa “la casa del sorriso”.

Mi raccontano che un cantautore norvegese di origine campane, cugino della signora Rita ( la madre di donna Imma), si recava lì in vacanza, quando ancora non esisteva la struttura ma solo la loro abitazione. E lo stesso sosteneva che da qualunque parte lui si mettesse questa casa sembrava sorridergli e da qui è rimasto il nome Sonrisa.

Le feste di oggi cosa hanno di diverso dalle feste di un tempo?

Matteo: “Le feste di oggi hanno un’ambivalenza. Da un lato sono più semplici, dall’altro più esigenti. Sopratutto per i giovani, c’è questa necessità dell’addobbo. Hanno richieste specifiche per quando riguarda il tovagliato, i centrotavola, i fiori, i colori. La loro attenzione si focalizza sopratutto sui dettagli, mentre nei matrimoni degli anni passati si pensava sopratutto al cibo. Doveva essere davvero abbondante e di qualità”.

Imma: “La cerimonia era tendenzialmente proiettata sul menù, sulla varietà delle pietanze e sul numero delle portate. Devo però aggiungere che come oggi anche nel passato siamo stati avanguardisti, alle nostre cerimonie che io abbia memoria non sono mai mancati i centrotavola, ricchi di fiori in composizioni spettacolari in ricchi vasi. Oggi è una normalità avere la tavola addobbata, prima invece era una rarità. Inoltre le hostess di sala sono state una trovata di mio padre, prima che introducessimo noi questa figura professionale, nessuno mai lo aveva fatto. Queste innovazioni che negli anni abbiamo apportato alle cerimonie, sono un surplus che oggi come allora garantiscono uno standard elevato”.

Lei che è cresciuta all’ombra della Sonrisa ( la domanda è rivolta solo alla signora Polese) sotto questi meravigliosi alberi, tra feste e cantanti. Ha sempre pensato che questo sarebbe stato il suo lavoro o aveva altre aspettative qui a Napoli?

“Questa è una creatura che ha partorito il mio papà ed io che sono stata sempre molto collaborativa, mano mano sono divenuta il suo braccio destro. Papà è così che mi ha insegnato, a fare una cosa e a farla bene. La mia famiglia l’ha fatta nascere, crescere e diventare grande. Questa attività è come un figlio ci investe di responsabilità, sacrifici e sudore però è una grande soddisfazione. Sono 30 anni che svolgiamo questa attività e sempre a grandi livelli. La nostra simpatia, la nostra notorietà può avere di certo rilevanza, ma dietro a tutto c’è sempre la competenza, la qualità, il sacrificio”.

Interviene Matteo: “Io noto sempre che le persone che vengono da noi, anche se inizialmente hanno qualche remora, quando poi arrivano e vedono la nostra realtà cambiano idea. Nel castello si entra con uno spirito e se esce con un altro”.

I vostri figli continueranno la tradizione a Napoli della famiglia Polese, nella gestione della struttura?

Matteo: “Noi ci auguriamo che continuino questo lavoro, come d’altronde abbiamo fatto io e Imma, perseverando nell’attività di mio suocero. Anche se devo dire che il futuro è molto incerto per i giovani, perché oltre alla crisi economica bisogna prendere in considerazione che c’è una crisi del matrimonio. Non prendendo in considerazione i divorzi ma solo quanti matrimoni si fanno in meno rispetto al passato. Quindi le attività come la nostra ci auguriamo vadano sempre avanti ma sono comunque un punto interrogativo”.

Signora Polese, le faccio una domanda molto personale, si senta libera di non rispondere. Come è stato vivere pubblicamente il lutto per la perdita di suo padre?

Imma: “Ti rispondo senza alcun problema. È stata molto dura, perché qui siamo al castello, le persone vengono per festeggiare e non possono trovare musi lunghi e lacrime. L’accoglienza deve essere sempre gioviale, bisogna essere felici e sorridenti nonostante il dolore. La perdita di un genitore è una ferita che rimarrà sempre aperta, il tempo attutirà la sofferenza ma nulla mai potrà farla cessare, eppure la vita e in questo caso il lavoro vanno avanti”.

Interviene Matteo: “Noi abbiamo condiviso il dolore con tanti, siamo stati abbracciati, consolati, coccolati, non c’è stata una persona che sia passata di qua senza che ci abbia espresso il proprio cordoglio per il nostro dolore. Questo ci ha fatto sentire amati e ci ha aiutato ad andare avanti. Quello che poi ci ha stretto il cuore sono state le manifestazioni d’affetto dei bambini, loro così legati alla figura di Don Antonio quando era in vita ed ancora oggi in tanti vengono al castello in sua memoria”.

La notorietà quanto ha cambiato la vostra vita?

“In realtà non ha cambiato nulla. Siamo rimasti gli stessi. Lavoriamo esattamente come lo facevamo prima, con la differenza che ora ci chiedono di fare foto insieme e questo ci riempie di gioia. È una manifestazione di affetto delle persone nei nostri confronti e noi siamo sempre disponibili.

Imma specifica: “In tanti anni non mi è mai capitato di dire no ad una foto, in qualunque circostanza io mi sia trovata ho sempre accettato e con gioia. La notorietà non è solo campana o italiana, grazie alle trasmissioni tv siamo sbarcati in Europa ed oltreoceano. Questo per noi è motivo di grande soddisfazione personale e lavorativa”.

Quale è il vostro rapporto con il calcio è sopratutto con il Napoli ?

“Siamo grandi tifosi. Tutta la famiglia. Per motivi lavorativi riusciamo poco ad andare allo stadio, ma seguiamo comunque tutte le partite. Allo stadio vanno i nostri figli e i nostri collaboratori. Comunque da sempre abbiamo tifato Napoli ed i nostri rapporti con le varie squadre susseguitesi negli anni sono stati ottimi. Anche ai tempi di Ferlaino”.

Cosa significherebbe per voi riportare lo scudetto a Napoli?

“Una grossa gioia, una gran soddisfazione. È retorico dire che quando perde il Napoli siamo tutti un po’ più arrabbiati e quando vince siamo tutti un po’ più felici. Ora c’è stato anche questo cambio di guardia tra Ancelotti e Gattuso, magari ha più sangue meridionale e può portare altri risultati”.

NB: L’intervista si conclude così. Facciamo un altro giro per il castello per fare qualche foto e proprio come avevano detto durante le interviste, si palesano ospiti e non del castello per immortale i coniugi e tra sorridi ed abbracci la signora Polese e Matteo accontentano i visitatori.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy