Il vincitore è solo

“La sera quando ci fu l’inno della Champions, vedendo 80.000 persone fischiarci mi resi conto in che guaio ci eravamo messi! Qualche partita importante nella mia carriera l’ho giocata, ma quando sentii quell’urlo fu la prima volta che mi tremarono le gambe!”.

Negli anni queste parole di Yaya Touré sono diventate le più lette e riscritte un po’ per orgoglio, un po’ per vanto.

In Napoli-Inter se n’è percepita la natura.

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Bianco, celeste, azzurro, a tratti nero e giallo: così è apparso il San Paolo, che senza la sua gente è uno spettacolare ammasso di ferro e plastica, con una magia sua atemporale. Ieri sera ha ospitato il gol che ha cambiato la storia del club.

Il record di Mertens

Napoli-Stoccarda, i dettagli
(Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Per tanto tempo ci si è chiesti in che giorno e in quale occasione Dries Mertens avrebbe battuto Marek Hamsik, segnando la sua 122esima rete con il Napoli, divenendo così il massimo marcatore della storia del club.

Ecco, ci voleva un evento leggendario, perché irreale, come cornice perfetta.

Quel belga diventato napoletano per scelta prima ancora che per adozione è entrato nella storia tra il silenzio assoluto, senza un applauso né un abbraccio.

Chi l’avrebbe mai detto?

Nell’epoca del distanziamento sociale come nuovo dogma per provare a vivere da “normali”, lui si supera: dopo 105 giorni senza calcio, restituisce una ilusión. Restituisce calore.

Non doveva nemmeno scendere in campo Dries Mertens e ha finito per decidere le sorti del match, rispondendo alla rete di Eriksen, poco dopo il fischio d’inizio. Sembra l’antologia dell’amore, se si considera che solo fino a poche settimane fa, il destino sembrava condurre l’attaccante proprio a Milano.

L’Inter, infatti, ha cercato di approfittare del contratto in scadenza del calciatore per sottrarlo al Napoli. In verità, trovare l’accordo per il rinnovo non è stato semplice. Si può dire che la trattativa sia durata un anno, ma ci siamo: un biennale con bonus alla firma e la promessa di discutere in merito a un possibile futuro da dirigente.

Proprio Mertens che, sotto l’era Benitez, sembrava essere venuto al Napoli soltanto per subentrare come opzione dalla panchina, è divenuto Re e massimo rappresentante della nuova epoca azzurra nonché delle intenzioni di una città, più che mai unita.

E allora sono 310 presenze per 122 reti in sette anni, durante i quali da esterno si è ritrovato a soccombere alla partenza di Higuain e agli infortuni di Milik. Sarri l’ha trasformato nel centravanti perfetto, riscoprendo doti e tendenze forse sconosciute allo stesso Dries, che ha cominciato a prenderci gusto fino a sedersi sulle spalle di Maradona per agganciare e superare pure Marek Hamsik.

La partita di Roma contro la Juventus

Coppa Italia date
Coppa Italia

La sua rete porta il Napoli in finale di Coppa Italia contro la Juventus. Ancora, dopo il 2012. Ancora, dopo che proprio Hamsik la decise quella volta. Una gara che può riaprire e cambiare il corso della stagione.

Da Ancelotti a Gattuso il Napoli ha vissuto momenti di profondo sconforto temendo addirittura il peggiore degli scenari: sprofondare senza rimedio in fondo alla classifica. Mesi di ammutinamento e silenzio, e proprio ora che la gente vorrebbe gridare e condurre con la propria voce Napoli al confronto con la prima della classe, l’impossibilità di avvicinarsi.

Il vincitore è solo, ora si vede per davvero. É solo se non ha nessuno a cui raccontarlo oltre la polvere del campo verde.

Ma mercoledì, già mercoledì, l’ex Sarri si confronterà con la sua eredità rivisitata dal nuovo allenatore e s’incroceranno destini malinconici, nello sfondo di un Olimpico comunque vada un po’ più solo, con un’energia strana e potente: il silenzio degli spalti che vorrebbero gridare.

di Sabrina Uccello

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