Massimo Troisi, Napoli e il Napoli: l’addio quel 4 giugno di 26 anni fa | VIDEO

ACCADDE OGGI – Massimo Troisi se ne andava a soli 41 anni quel 4 giugno di 26 anni fa. Era il 1994: Napoli diceva addio al «Pulcinella senza maschera», principale esponente della nuova comicità napoletana nata agli albori degli anni settanta e considerato uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiano.

Massimo Troisi: biografia, film “Ricomincio da tre” e “Il postino”


Formatosi sulle tavole del palcoscenico, istintivo erede di Eduardo e di Totò, cominciò la sua carriera assieme al gruppo I Saraceni. In seguito fu con gli inossidabili amici de La Smorfia (Lello Arena ed Enzo Decaro). Il successo del trio fu inatteso e immediato. Questo successo consentì al giovane Troisi di esordire al cinema con Ricomincio da tre (1981), il film che decretò il suo trionfo come attore e come regista. Dall’inizio degli anni ottanta si dedicò esclusivamente al cinema interpretando dodici film e dirigendone quattro. Malato di cuore sin dall’infanzia, morì il 4 giugno 1994 all’Infernetto (Roma) per un fatale attacco cardiaco. Un attacco cardiaco conseguente a febbri reumatiche. Il giorno prima aveva terminato la sua ultima pellicola (Il postino) per il quale sarebbe stato, qualche tempo dopo, candidato ai premi Oscar come miglior attore e per la miglior sceneggiatura non originale.

L’amore per il Calcio Napoli: “Vorrei essere Bruscolotti”

Massimo Troisi era anche un grande tifoso del Napoli. Era domenica 17 maggio 1987, è finito il campionato di Serie A vinto dal club partenopea per la prima volta nella storia. Tutta la squadra è negli studi Rai, parte un collegamento con Gianni Minà che intervista Massimo Troisi. L’attore non ha dubbi: Vorrei essere Bruscolotti, per vivere da vicino tutte queste emozioni”. Poi aggiunse, con la sua leggendaria ironia: Mi andrebbe bene anche essere la moglie di Renica, così la sera potrei chiedere a mio marito notizie di Maradona. Visto che sono uomo, mi accontenterei di essere uno degli amanti delle mogli dei calciatori del Napoli”.

Il napoletano, la lingua di Troisi

Troisi suscitò grande interesse, non solo per il suo eccezionale senso del palcoscenico, ma soprattutto per il suo singolare linguaggio. Un modo di parlare quasi afasico, dai ritmi sincopati, fatto di improvvisi rallentamenti e subitanee accelerazioni, pieno di pause, inciampi, borbottii. Questo era da una parte legato all’attualità e dall’altra impegnato a superarne gli stereotipi. Trascendere dalla realtà, strozzando la parola ed estraendo il ritmo della melodia, il suono del senso. Il linguaggio, una delle caratteristiche del teatro e del cinema di Troisi, è usato nelle sue opere con estrema forza: il napoletano, vera e propria lingua, caratterizza un’appartenenza storico-geografica fondamentale per la poetica e l’espressività dei suoi film.

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