Da Koulibaly a San Siro a Webo a Parigi: l’Italia e la UEFA facce diverse della stessa medaglia – EXPLICIT

Tutti ricorderemo l’episodio dei cori razzisti nei confronti di Kalidou Koulibaly in quell’Inter-Napoli del 26 dicembre 2018. Durante tutta la partita, una parte dei tifosi di San Siro intonò cori offensivi contro la città di Napoli, e altri razzisti verso il senegalese, al quale furono diretti i soliti buuuu’. Dopo il match, Ancelotti spiegò che gli azzurri avevano chiesto per tre volte che la sfida fosse sospesa, ma che furono fatti soltanto degli annunci degli speaker per richiamare all’ordine i tifosi. Quella sera, Kalidou Koulibaly fu espulso all’81esimo per un gesto plateale: un applauso polemico indirizzato allo stadio che stava insultando lui e la città partenopea, ma anche nei confronti del direttore di gara che nulla aveva fatto affinché quella situazione fosse evitata o bloccata sul nascere.  

Il razzismo nei confronti di Napoli e Koulibaly

“Nei confronti dei tifosi napoletani e di Koulibaly si è toccato il fondo, all’estero non sarebbero tollerati certi comportamenti umilianti per tutti, il sistema sportivo si vergogni di quanto accaduto. È un punto bassissimo per il calcio italiano. L’episodio culminato con l’espulsione del difensore è la sommatoria di una serie di comportamenti all’interno dello stadio, dai cori di discriminazione territoriale prima della partita fino a quelli razzisti. Questo azzera tutti i progressi fatti faticosamente sia sotto il profilo normativo sia dal punto di vista della crescita culturale”.

Affermò Mattia Grassani, avvocato del Napoli. Oltre che di condanna, furono parole di amarezza. Anche perché poi restarono due le giornate di squalifica che il senegalese dovette scontare: una perché già diffidato, l’altra per il gesto plateale di cui si rese protagonista. A nulla valse il tentativo di ricorso azzurro. Come dire, cornuto e mazziato.

Come la UEFA combatte il razzismo

Cosa totalmente diversa (e per fortuna!) è accaduta nel caso di ieri sera a Parigi. La sesta e ultima gara della fase a gironi di Champions League tra i padroni di casa del PSG e l’Istanbul Basaksehir, è stata infatti sospesa in seguito alla protesta degli ospiti: quarto uomo accusato di razzismo nei confronti di Pierre Webo, vice allenatore della compagine turca. Le due squadre hanno lasciato di comune accordo il terreno di gioco dopo un lungo confronto. Un gesto forte, ma necessario.

Il camerunense, destinatario delle frasi discriminatorie, è stato anch’egli espulso per proteste dal direttore di gara, tuttavia pare che in Europa siano un attimino più svegli rispetto che in Italia. Infatti, la squalifica a Pierre Webo è stata sospesa dall’UEFA e sarà oggetto di più approfondite analisi visto che è stata aperta una indagine disciplinare per questioni legate a discriminazioni razziali. L’ex attaccante dei ‘leoni indomabili’ sarà quindi regolarmente in panchina questa sera nella sfida di Champions contro i francesi che verrà ripresa a partire dalle 18.55.

L’interrogativo

Ora, se all’incirca due anni fa fu appurato l’episodio di razzismo, visto che l’Inter fu anche condannata a giocare due gare a porte chiuse, perché a Koulibaly venne dato il massimo della pena e non l’assoluzione come giustamente è capitato per Pierre Webo?

Misteri tutti italiani…

 

a cura di Giuseppe Canetti

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