Ricorso del Napoli respinto: sventata la fine del calcio, confermata la deriva del Paese? – EXPLICIT

Quello che emerge dalla sentenza di ieri è che si è preferito azzerare il caso zero, evitando che il sistema si infettasse di questo pericoloso virus chiamato ‘buon senso’, che spesso si lega a responsabilità e rispetto delle regole…

Ci risiamo, per la seconda volta, con lo stesso stupore di chi in un giorno di pioggia si meraviglia di fronte alla caduta di un fulmine, accogliamo un verdetto scritto, ribadito, sbraitato e, perché no, anche scontato. Ci si era illusi che, almeno una volta, sarebbe prevalso il buon senso. Ma quello che fa male, più dei 4 punti persi senza giocare, sono il disprezzo mostrato nei confronti del Calcio Napoli e l’arroganza di un sistema calcio elevatosi a deus ex machina in una situazione che, in realtà, è più tragica rispetto a qualche mese fa. Questa è una parte del testo della sentenza che ha respinto il ricorso del Napoli 

Il fine ultimo dell’ordinamento sportivo è quello di valorizzare il merito sportivo, la lealtà, la probità e il sano agonismo. Tale principio non risulta essere stato rispettato, nel caso di specie, dalla Società ricorrente, il cui comportamento nei giorni antecedenti quello in cui era prevista la disputa dell’incontro di calcio Juventus-Napoli, risulta, teso a precostituirsi, per così dire, un ‘alibi’ per non giocare quella partita” 

Se il Napoli avesse vinto il ricorso la Serie A sarebbe stata a rischio?

juventus napoli ricorso
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Ora, se è vero che il Napoli ha infranto il protocollo sportivo non ci si poteva limitare a registrare che la società azzurra avesse commesso tale atto? Perché mettere in dubbio la lealtà e l’integrità etica di una società che aveva avuto soltanto la premura di osservare le disposizioni di un ente, l’ASL, che in periodo di Pandemia dovrebbe essere quello supremo? O si pensa veramente che il Napoli avesse paura di andare a Torino a disputare la partita?

Probabilmente nulla di tutto questo sarà chiarito. E dal dolore e dalla frustrazione causati da pensieri astratti (come anche quelli del Giudice Sandulli che non ha prove di quello che dice sul Napoli) si passa alle cose concrete. La verità è che quello emerso è un verdetto politico, e la legge sportiva, nei primi due gradi di giudizio, non avrebbe potuto fare altrimenti. Pena la fine anticipata della Serie A. La Juventus lo sapeva, per cui non si è costituita. Non lo ha fatto ben conscia che il mondo del pallone avrebbe eretto un muro di fronte alla messa in pericolo del sistema. E così è stato. Anzi, il calcio ha addirittura superato l’idea di innalzare un muro, innalzando sé stesso e la sua grandezza a difesa dei propri interessi.

La sensazione, tuttavia, è che non è vero che tertium non datur: il calcio forse potrebbe andare avanti anche con regole diverse. Sembra piuttosto che voglia dare sfoggio della propria forza. Faccia e faccia con lo Stato. E lo Stato? Tace. Da questo punto di vista, forse, avrebbe ragione Marotta che chiede di boicottare gli impegni delle Nazionali, almeno finché il Ministero della Salute e il Ministero dello Sport non interverranno per mettere ordine in una vicenda che si sta facendo sempre più ingarbugliata ed evidentemente paradossale: il calcio in tempo di Coronavirus. 

Il calcio ignora che ci sono terze opzioni

torino primavera coronavirus

In un Paese normale, la politica interverrebbe mettendo dei paletti, ma quando si parla di calcio, in Italia, tutto cambia. Siamo, quindi, nel Paese in cui, in tempo di Pandemia, un Giudice Sportivo si alza la mattina e si prende il lusso di ridimensionare, in una sua sentenza, le ASL, come fossero parte accessoria della vicenda, incluse, per pura formalità, ma senza voce in capitolo.

Quello che emerge dal verdetto di ieri è che si è preferito azzerare il caso zero, evitando che il sistema si infettasse di questo pericoloso virus chiamato ‘buon senso’, che spesso si lega a responsabilità e rispetto delle regole (quelle importanti!). Si è ritenuto giusto, con il placet delle istituzioni, andare avanti anziché tornare un attimo sui propri passi e trovare altre soluzioni. Magari modificando un protocollo diventato, ormai, inadeguato. Insomma, si è pensato di spegnere il fuoco con il vento, rischiando ora di bruciare quel poco di credibilità che ci era rimasta. 

a cura di Giuseppe Canetti

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