Scusate ma non abbiamo tempo

Peccato che il Napoli quest’anno sia troppo impegnato a complicarsi la vita e non abbia tempo per vincere, altrimenti sarebbe capace di farlo contro chiunque e impartendo lezioni tattiche.

Se c’è un’indicazione certa che Carlo Ancelotti ha lasciato in eredità a questa squadra, è senz’altro il monito “per uscire dalle situazioni complicate, bisogna tornare a fare le cose semplici”. I movimenti che meglio riescono. Via alle forzature: torniamo nelle posizioni di partenza. Proprio nella sua, comodamente mossosi nella posizione di mezz’ala destra, Fabian ha confezionato un gol da capogiro che ha steso Padelli. Da capogiro perché il pallone l’Inter non è riuscito nemmeno a vederlo che già era tra i pali.

Fabian Inter-Napoli
(Photo by SSC NAPOLI/SSC NAPOLI via Getty Images)

Il Napoli ha battuto l’Inter a San Siro e in Coppa Italia non era mai accaduto. Gli uomini di Gattuso hanno fermato anche la Lazio, eliminandola della competizione, e in campionato hanno sconfitto la Juventus. Poi (non in cronologica successione) hanno perso l’ennesimo duello casalingo, contro il Lecce ma nemmeno contro Parma, Bologna e Fiorentina (per ricordare le sfide più recenti) sono riusciti a portare a casa i tre punti. Forse era questo il significato di “camaleontico”?

Il Napoli contro l’Inter

Tolta la siesta di domenica alle 15:00 contro la squadra di Liverani, il Napoli visto contro l’Inter è parso proprio un gruppo dal miglior organico possibile, come l’ha poi definito Conte. Migliore possibile perché tutte le soluzioni proposte da Gattuso sono parse adeguate, nonostante mancassero Insigne, Koulibaly, Allan, Callejon ed Elmas sia stato preferito a Lozano. Pare che il tecnico nulla abbia contro il messicano, ma proprio non riesce a vederlo.

Demme Lautaro Inter-Napoli
(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

In effetti, la sua scelta è stata ripagata da una prestazione ottima del macedone, sempre propositivo in fase offensiva da non far rimpiangere che sulla sinistra mancasse proprio il capitano. Diego Demme, marcato a uomo per togliere la regia dell’azione al Napoli, ha mandato a spasso i rivali. Ci si aspettava a un certo punto che prendesse sotto braccio Lukaku, Lautaro, Skriniar, Sensi e li accompagnasse anche negli spogliatoi. Servizio completo, non c’è scampo.

Manolas, poi, è sempre più un appuntamento alla battaglia. La coppia con Koulibaly per causa di forze maggiori proprio non riesce a essere proposta in campo, eppure il greco copre come una macchia tutta la linea e, sebbene non pecchi d’eccesso di eleganza, è una garanzia nell’esercito del veleno che chiede Gattuso.

Mertens Inter Napoli
(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Di tutto si può fare a meno, e il Napoli lo sa ma di Dries Mertens no. Ancora a due lunghezze dall’essere il marcatore più prolifico della storia del club, il belga non riesce a sbagliare. Scattante e propositivo, cava sempre un ragno dal buco, aprendo spazi agli azzurri che danno respiro dal pressing asfissiante e dalle marcature strette. “Tanta roba, tanta roba”, ha solo potuto dire il tecnico azzurro.

La mentalità

Noi non possiamo permetterci di sottovalutare nulla, se andate a vedere i due gol col Lecce avevamo 8-9 calciatori dietro la linea della palla. Se hai 8-9 calciatori e poi ti comporti come sagoma… Non puoi pensare che c’è sempre un compagno che ci mette una pezza. Non possiamo pensare di fare la fase difensiva come la facciamo, altrimenti non andiamo da nessuna parte.

Per Rino Gattuso il problema del Napoli è nelle due fasi. La squadra non sembra ancora pronta a seguirle con la medesima applicazione e per questo c’è ancora da lavorare in allenamento, o viene quasi da dire “in laboratorio”. Un esperimento dopo l’altro fino a trovare la quadratura del cerchio.

Intanto a specchio e di catenaccio, all’italiana, contro l’Inter ha funzionato. Evidentemente, lo stato evolutivo del Napoli potrebbe portare la squadra lontano dall’identità nella quale si è forgiata nel periodo Sarri e capire che adattarsi alle circostanze non è segno di resa, bensì d’intelligenza, forza e duttilità.

Più che una risposta, la vittoria fa sovvenire la domanda dell’anno: ma il vero Napoli quale sarebbe? Nessuno lo sa.

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