ESCLUSIVA – Gabrich: “Maradona leader anche tra i campioni, un orgoglio condividere lo spogliatoio. Barcellona? In casa il Napoli vincerà”

C’è un unico filo, e non potrebbe essere altrimenti, che collega la storia del Napoli a quella del Barcellona. Un filo lungo dall’Argentina al resto del mondo: Diego Armando Maradona. Per due stagioni (1982-84) indossò la maglia blaugrana e nell’ultima annata, guidato da César Luis Menotti, un solo altro argentino condivideva lo spogliatoio con El Pibe de Oro. Si chiama Jorge Luis Gabrich, classe 1963.

Non ha mai commesso alcun errore, se non quello di essersi trovato da attaccante nella medesima squadra di Maradona nell’epoca in cui gli stranieri potevano essere soltanto due, e in quel Barcellona oltre loro c’era anche il tedesco Bernd Schuster. Facile immaginare che le chance di Gabrich, all’epoca ventenne, furono limitate ai periodi in cui Diego non poteva giocare, per infortunio. Tuttavia l’esperienza blaugrana ha segnato la vita di Gabrich, che in comune con Maradona ha anche il Newell’s Old Boys di Bielsa e un’ottima carriera, che oggi continua in Perù al Carlos A. Mannucci.

Gabrich sul suo Barcellona

In vista di Napoli-Barcellona Jorge Gabrich in esclusiva ai microfoni di calcionapoli1926.it ha riavvolto il nastro, ricordando i momenti condivisi con Maradona e proiettandosi al confronto di martedì sera al San Paolo.

Lei ha giocato nel Barcellona di Menotti e Maradona. Com’era il club spagnolo all’epoca e com’era condividere lo spogliatoio con Diego?

“Nella mia epoca il Barcellona già era uno dei migliori club al mondo, con infrastrutture che oggi restano all’avanguardia rispetto al resto. Condividere lo spogliatoio con Diego è stato un orgoglio. Anche lui era giovane, ma a 23 anni già era leader in uno spogliatoio che aveva calciatori di Nazionale (Migueli, Urruti, Alexanko, Quini, Perico Alonso, Julio Alberto…). Diego era una persona allegra, molto legato alla causa e io ho avuto la fortuna di essere lì.
Quando s’infortunò, io lo sostituì ma facilmente recuperò, quindi mi allenavo insieme ad altri 2-3 giovani e lo accompagnavamo agli allenamenti, facendo quindi doppio turno”.

Il 20/11/1983 lei debuttò al Camp Nou, nel match contro la Real Sociedad. Com’è scendere in campo in uno stadio così imponente?

“La settimana prima avevamo giocato contro il Valencia, vincendo 4-3 in trasferta. Nell’occasione debuttai e poi toccò entrare contro la Real Sociedad, in casa,  al posto di Quini. Eravamo due calciatori d’area e contrastavamo una difesa molto forte, d’altronde tutta la Real Sociedad aveva un atteggiamento difensivo. In 25′ potemmo fare poco, ci furono poche chance da gol ma l’emozione fu grande. Avevo 20 anni e uno non si rende conto di dove si trovi. Quando poi vedi che hai giocato davanti a 90.000 persone (in casa se ne contavano sempre tante) senti un grande orgoglio“.

Il futuro degli azzurri

In Messico è stato goleador della Nazionale argentina Under 20 nel 1983, ai campionati del mondo. Successivamente, da allenatore, lei ha diretto tre club: Irapuato, Veracruz ed Estudiantes Tecos. Conoscerà molto bene Hirving Lozano, che non sta vivendo un gran momento…

Lozano è un grande calciatore, un esterno che può giocare a destra e a sinistra, forte nell’1 contro 1. E’ potente, ha gol ed è molto giovane. Avrà opportunità di giocare e dimostrare le sue qualità”.

Gabrich sul Napoli in Champions League

Messi ha dichiarato pochi giorni fa di sentirsi molto emozionato all’idea di calcare il San Paolo, lo stadio di Diego. Si può immaginare cosa possa sentire da argentino?

“L’opportunità di giocare al San Paolo dev’essere unica per Messi. Giocare in uno stadio mitico, dove Diego ha vinto due scudetti, la Coppa UEFA, una Supercoppa. Quando uno va in italia o in qualsiasi parte del mondo e nomina Maradona, è relazionato più al Napoli che al Barcellona.
E’ un orgoglio dire che Maradona giocò nel Napoli, che fece la sua carriera brillante lì e che i napoletani lo amino. Speriamo che Diego possa avere l’opporunità di tornarvi!“.

Che sfida immagina martedì sera?

“Il Barcellona non è nel suo miglior momento, in Europa gli costa vincere fuori casa. Il cambio di tecnico ha influito molto, anche se con Valverde non si giocava un gran calcio. Setién sta cercando la quadra. Inoltre, ci sono gli infortuni di Luis Suárez, Dembélé, Jordi Alba, Sergi Roberto… e la mancanza di un centravanti rende tutto più complesso.
La squadra di Gattuso, invece, è in crescendo, ha anche battuto Juventus, Inter, Lazio e Liverpool in Champions League. Credo che oggi il risultato sarà a favore del Napoli in casa, a Barcellona invece sarà diverso. Questa eliminatoria per il Barcellona sarà molto difficile, e in più è tornato anche Mertens“.

L’influenza degli allenatori

Lei è stato allenato da una personalità molto importante, Marcelo Bielsa. Il passaggio da Ancelotti a Gattuso sta cambiando l’aspetto del Napoli, quanto influisce la mentalità di un allenatore sul gruppo che dirige?

“Sia Ancelotti che Bielsa hanno comportamenti molto particolari, sono forti ed esigenti. Tutti i calciatori che sono stati con Bielsa, sebbene non sia apprezzato per più ragioni dalla stampa argentina, lo amano. Sia calciatori di club che di Nazionale. ne parlano benisismo, è uno dei migliori al mondo e ciò influisce sull’atteggiamento della squadra.
Gattuso si sta imponendo anche col sistema di gioco. Si tratta di dargli tempo. Per il Barcellona invece è diverso: Guardiola ha lasciato un’eredità pesante di titoli e di sistema di gioco, quello che ha meravigliato il mondo. Ora non c’è più e la gente è esigente, perciò ci sono tanti problemi oltre a quelli societari. Basti pensare che Messi, il quale mantiene sempre un profilo basso, si sta facendo avanti commentando le varie indiscrezioni.
Ad ogni modo, sarà una grande partita al San Paolo e che Messi giochi dove l’ha fatto Maradona dev’essere davvero bello.”

a cura di Sabrina Uccello

©RIPRODUZIONE RISERVATA PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE CALCIONAPOLI1926.IT

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