UNO SGUARDO DA FUORI – New York osserva il sud Italia: “Senza Stato, Napoli si aiuta da sola”

Coronavirus | “Uno sguardo da fuori” è la rubrica che ci accompagnerà in questo periodo di quarantena, per capire come i paesi esteri stiano raccontando l’emergenza sanitaria e sociale che anche vive l’Italia. Da quando l’Europa è stata colpita dal contagio per Covid-19 l’Italia è divenuta un esempio. Per il modo utilizzato per affrontare il problema, ma anche sfortunatamente il simbolo di una pandemia che sta mietendo vittime.

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La sesta puntata ci porta negli Stati Uniti. Il New York Times è stato a Napoli ed ha raccolto le testimonianze di alcuni lavoratori precari, che stanno soffrendo l’effetto collaterale del coronavirus: non hanno di che vivere. Le restrizioni così severe hanno comportato grandi ripercussioni sull’economia del paese ma anche delle singole famiglie, che ora attendono il lockdown per riprendersi.

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(Photo by Marco Di Lauro/Getty Images)

“La disperazione sta prendendo piede.”

È ciò che ci ha detto Armando Gallinari, padre di cinque figli che gestisce un piccolo negozio di fiori a nord di Napoli. Il suo negozio è chiuso da quasi un mese.
“Da allora non ho più avuto nulla”, ha detto. “Non ho ancora ricevuto assistenza dal governo. “

Nonostante il Nord sia stato più colpito dal virus, le conseguenze economiche si fanno sentire maggiormente nel Mezzogiorno dell’Italia:

In Campania, la regione di cui Napoli è la capitale, il 41% delle persone è a rischio di povertà. Il lavoro è un problema: l’anno scorso la disoccupazione era circa del 20% e quella percentuale della forza lavoro della regione era sottoccupata. E per coloro che lavorano in modo insicuro la crisi li ha resi ancora più vulnerabili

Il coronavirus mette in ginocchio l’economia del sud Italia

In assenza del supporto governativo, siccome non tutti possono avere accesso ai contributi statali a causa del lavoro a nero o della disoccupazione, il New York Times racconta:

“Più sorprendente – e rappresentativo della vita di quartiere a Napoli – è stata la base di iniziative comunitarie, per colmare il vuoto dell’assenza dello stato. Alcuni hanno istituito una linea di aiuto di mutuo soccorso in modo che i volontari possano fornire cibo e assistenza. E alcuni negozi hanno iniziato a incoraggiare i clienti a coprire un conto dello spesa per qualcuno incapace di pagare, nella tradizione napoletana del “caffè sospeso” o caffè sospeso.
I lavoratori vulnerabili di Napoli e del sud, più in generale, hanno bisogno di più aiuto.”

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a cura di Alessandro Isola

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