NAPOLI OLTRE IL NAPOLI – Chef Di Napoli: “Io un uomo del popolo con una sorpresa televisiva. Amo Koulibaly, ma sono deluso”

In quel di Pianura nel ristopescheria DI NAPOLI, ho incontrato Peppe Di Napoli, per la terza puntata della rubrica “Napoli oltre il Napoli”. Un uomo grande e grosso, con una folta barba nera, in tenuta da lavoro. Mi ha stretto forte la mano e mi ha fatta accomodare nella sala del ristorante. Lui è il personaggio social del momento, lui è l’ideatore di tutte quelle veraci ricette a base di pesce. Lui è l’uomo del prezzemolo a cascata. Ci siamo accomodati e mi ha offerto un bicchiere di vino, mi ha detto “così ti riscaldi”. Il suo locale è rappresentativo della sua persona, semplice all’esterno ma prezioso all’interno. Gli arredi sono essenziali ha però una meravigliosa cantina di vini, di bollicine e di rum. Abbiamo chiacchierato a lungo e qui ho scoperto la grande persona che è. Un uomo semplice e spontaneo, un uomo umile e disinvolto. Ha questi occhi verdi di una intensità e brillantezza che davvero colpiscono e affascinano. La notorietà non lo ha cambiato, anzi se è possibile lo ha reso una persona speciale. Quando ci siamo congedati mi ha offerto il braccio per svendere da un gradone, sembrerà un gesto banale ma non lo è affatto. Peppe Di Napoli ha un gran cuore.

Quando ha fatto il video della prima ricetta, cosa ha pensato che sarebbe accaduto?

“Il primo video che ho realizzato è stato quello dei purptiell (polpi piccoli) che ha fatto 7.2 milioni di visualizzazioni, di sicuro un risultato inaspettato. Sapevo che stavo facendo qualcosa di bello, perché io credo sempre in quello che faccio ma questi numeri così elevati mi hanno stupito e di sicuro gratificato. Per la prima volta ho utilizzato il termine “prutusin a cascat” (prezzemolo come una cascata) e da allora questa frase è diventata un tormentone.
Le esclamazioni che in questi video delle mie ricette utilizzo, in maniera ricorrente sono: “o sal comm a nev” (il sale come sé nevicasse), “e spaghett a ventagl” ( gli spaghetti nella pentola aperti come un ventaglio) e “vongol s’arapn comm e pap corn” (le vongole in padella si aprono come fossero pop corn); sono diventate un marchio di fabbrica. Le persone le associano a me e non solo le utilizzano anche nel linguaggio comune. Tutto questo naturalmente mi fa immensamente piacere. Significa che arrivo alle persone. Di me passa la spontaneità e la veracità”.

Lei ha mai pensato di fare altro lavoro ?

“In realtà – racconta Di Napoli – non ci ho mai pensato. La mia è la quarta generazione di gestori di pescheria. Il padre di mio nonno, mio nonno, mio padre ed infine io. Passando dalla Sanità al mercatino di via Epomeo per poi approdare qui a Pianura. Mi è sempre piaciuto fare questo lavoro, la pescheria e poi il ristorante. Tra l’altro la ristorazione è stata introdotta ormai da 5 anni, siamo aperti dal giovedì al sabato per cena e la domenica a pranzo. La mattina in pescheria e la sera al ristorante, è la mia vita, il mio stile di vita. Mio padre è molto orgoglioso di me, di quello che sto realizzando, ha sempre creduto in me, ha visto quello spirito innovatore ed alla perenne ricerca di qualcosa di diverso, inusuale, fuori dal comune, ha sempre saputo ancor prima di me che avrei realizzato tanto cose belle”.

Dove e quando ha imparato a cucinare Peppe Di Napoli?

“Ho imparato a casa da piccolo, eravamo 6 figli, mamma e papà erano molto impegnati in pescheria, non riuscivano sempre a badare a noi e di conseguenza io con i miei fratelli siamo diventati autonomi. La cucina però ha sempre appassionato me, sono autodidatta. Anche per il ristorante, cucino io, le ricette sono le mie, faccio le preparazioni e poi c’è qualcuno che durante il servizio mi aiuta, anche mia moglie è in cucina. Io la sera sono qui, non manco mai. È il mio regno“.

Napoli è presente in tutto quello che lei prepara e nel modo in cui lo prepara. Lei oggi potrebbe fare a meno di questa città?

“Il pensiero di andare via qualche volta mi ha sfiorato, però non si è mai concretizzato perché Napoli è la città che mi ha dato i natali e mi ha formato. Andare via è come perdere metà del cuore. Le persone mi vogliono bene, passando di qui anche solo per salutarmi, per fare una foto, per chiedermi di qualche ricetta, le nonne e le mamme sono le mie più grandi sostenitrici e so che piaccio anche tanto ai bambini. Non potrei lasciare questa città sarebbe come tradire. Una volta mi è capitato che una cliente non stava bene e non poteva venire a prendere il pesce, allora ho pensato di farle una sorpresa, sono andato a casa sue e le ho preparato il pranzo. Questa è Napoli“.

Ha mai pensato di fare un ulteriore upgrade e aprire un altro ristorante, lontano da qui?

“Ci sto pensando. Sarebbe bello valutare Posillipo come location, un ristorante di 40/50 posti. Però qua non chiuderei mai, perché io sono per il popolo, sono per la gente, voglio stare con le persone che vengono a comprare il pesce. Voglio stare con la gente che viene qui per fare le foto e stare con me e poi si ferma anche a mangiare. Io adoro queste persone, mi fanno sentire apprezzato. Ho incontrato nella mia pescheria e nel ristorante persone che sono venute da Milano, addirittura una coppia dall’Australia, per conoscermi, per stare con me. Io amo questa sensazioni. Amo la gente”.

La notorietà. Cosa ti ha portato di positivo e cosa di negativo?

“Di positivo sicuramente c’è stato l’incremento della mole di lavoro e questo mi fa immensamente piacere. Di negativo è lo stare sotto l’occhio di tutti, essere al centro del mirino.
La notorietà mi ha reso di sicuro popolare e questo significa che per strada le persone mi fermano per fare le foto, ed io adoro che lo facciano, io dico sempre di sì e lo faccio sempre con piacere.
Ti voglio raccontare un aneddoto. Una volta ero al cinema con mio figlio, e accanto a noi c’era seduto un personaggio noto, mio figlio ha chiesto se fosse stato possibile fare una foto insieme e lui si è rifiutato, adducendo come scusa il fatto di essere con la famiglia. Non ti nego che mio figlio ci è rimasto molto male. Allora io dissi a me stesso che se mai un giorno fossi diventato famoso, non avrei mai deluso un ammiratore”.

E ora parlando della passione per il Napoli. Quale è il tuo giocatore preferito?

“Il mio giocatore preferito è Koulibaly, perché è uno dei difensori più forti al mondo ed è un orgoglio averlo visto crescere con la maglia del Napoli e diventare poi un simbolo del calcio mondiale”.

Come ha vissuto questo periodo difficile del Napoli?

“Da tifoso sono rimasto deluso perché mi aspettavo una squadra più competitiva e invece questo non è avvenuto, però voglio
comunque restare accanto alla squadra perché i tifosi sono sempre il dodicesimo uomo”.

Ci sveli un segreto…

“Effettivamente c’è qualcosa che è ancora segreta… in arrivo una bellissima novità televisiva … però shhh non si può ancora svelare.”

©RIPRODUZIONE RISERVATA PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE CALCIONAPOLI1926.IT

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy