“Se qualcosa può andar male, lo farà”, Muriel gioca con i resti del Napoli: la tattica spiegata col subbuteo – VIDEO

“Se qualcosa può andar male, lo farà”: l’Atalanta banchetta sui resti del Napoli 4 a 2, attestando ancora una volta la sua superiorità. Gattuso aveva parlato delle difficoltà dovute agli infortuni, dal poco tempo disponibile per la preparazione alle gare, ma questo Napoli è in confusione tattica, tecnica, psicologica da mesi ormai. Ha perso la bussola.

Il Napoli crolla a Bergamo: non basta il capolavoro di Zielinski

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Gasperini ha riproposto la formazione “tipo” anti-Napoli, già vista nelle partite di Coppa, sostituendo Palomino con Romero: 3-4-1-2, Pessina dietro Muriel-Zapata. L’idea di gioco della dea è definito da principi ineludibili: pressing ultraoffensivo, riaggressione feroce, marcature a uomo nello spazio con il sistema di rotazioni e scalate più vicine, creazione di 3vs2 sulle fasce e inserimenti interni, etc. Ha le sua vulnerabilità, certo, soprattutto quando l’intensità e l’attenzione cala, ma quello che sorprende è la capacità di adattamento e interpretazione dei calciatori in base al modello proposto: l’Atalanta, in queste ultime tre partite contro, ha scelto e dominato il contesto, col Napoli bendato e spalle al muro. La tattica non è il modulo, i numeri.
La tattica è saper scegliere cosa, come e quando fare. Questa è la differenza tra il Napoli di oggi, una squadra accartocciata su sé stessa, e l’Atalanta. Per Gattuso si cambia ancora: 4-2-3-1, Ruiz e Bakayako da mediani, Elmas al posto di Insigne alto a destra. In fase di non possesso, 4-4-2 con Zielinski e Osimhen da schermo, pressing medio/basso, all’altezza del centrocampo.
Fin quando le linee tra i reparti sono state strette, come visto nel primo tempo, solo dominio posizionale dell’Atalanta. In fase di possesso, date le difficoltà in uscita, si sono visti più lanci in profondità per Osimhen che, mai accompagnato, è stato sovrastato da Romero. Anche la ricerca del lancio spalle alla linea deve essere costruito, sensato: lanciarla su senza impostare la ricerca “di seconde palle”, è chiaramente rovinoso alla base.
È evidente: i set di movimenti offensivi del Napoli sono prevedibili. Nel secondo tempo, le squadre si sono allungate e l’Atalanta ha aumentato i giri del motore. Resta un mistero che sul cross dal fondo di Muriel, Zapata sia senza marcatura. Rui e Macskimovic a guardare solo la palla in una zona “pura”. Il problema è che in area piccola, da un cross dal fondo, si marca l’uomo vicino, aldilà di tutto. Il gol di Zielinski con inserimento su imbucata di Politano è “il modo” per far male la dea: manipolare le marcature con smarcamenti mobili oltre la linea. Tre volte è successo in tre partite: gol di Lozano, gol fallito di Osimhen, gol di Zielinski. Perché non ripeterlo? Le altre due reti dell’Atalanta sono il festival dell’orrore, in particolare quello di Muriel sull’ennesimo errore in costruzione. Errore di Fabian, pressione di Pessina, errore in ricezione di Bakayoko con conseguente errore tecnico, pressato da Freuler.
Cosa si può dire a Rhamani… Muriel lo scherza, semplicemente. Sulle due sostituzioni su calcio d’angolo contro con conseguente gol di Romero è la misura della confusione del tecnico e del suo staff, purtroppo. Troppo esperto, troppo navigato per non sapere che su corner a sfavore, da prassi, non si effettuano cambi. Perché? Perché il calcio piazzato è un momento “esplosivo” di attenzione e reazione: non è una questione di come difendere (a zona, zona mista o a uomo), semplicemente di approccio. Il Napoli non può tirare i remi in barca attendendo il naufragio. Continuo a ripetere che non l’aver trovato una direzione tattica chiara a questa squadra è stato il domino iniziale di questa serie di prestazioni altalenanti. C’è bisogno di una sterzata di fiducia, di schiarire questa nube di tensione, non solamente che recuperino gli infortunati.
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