Addio Ezio Vendrame, un tributo alla memoria dell’ex calciatore | VIDEO

E’ morto a Treviso Ezio Vendrame, di 72 anni, ex calciatore di Vicenza, Napoli, Padova e Udinese. Era stato anche allenatore di Pordenone e Venezia. Vendrame era considerato il George Best italiano, genio e sregolatezza. La sua scomparsa non sarebbe legata, secondo le prime informazioni, al coronavirus.

Vendrame aveva esordito in serie A nel 1971 con il Lanerossi Vicenza dove per tre anni fu l’idolo assoluto. Dopo una breve parentesi al Napoli di Luis Vinicio, che lo ha sempre lasciato ai margini, approdò al Padova in serie C, dove rimase due stagioni. Decine sono gli episodi, alcuni tragicomici, che contraddistinguono la sua carriera di calciatore. Quella di allenatore si interruppe, invece, dopo molti successi, di fronte all’invadenza dei genitori dei baby calciatori: “Allenerei solo una squadra di orfani”, fu il suo famoso commiato alla panchina. Questo il messaggio pubblicato ieri dall’ANSA per annunciarne la scomparsa.

La biografia di Ezio Vendrame

Ezio Vendrame
Ezio Vendrame

Nato a Casarsa della Delizia, a sei anni fu mandato in un orfanotrofio, esperienza difficile che lo segnò per tutta la vita.

Diventò presto un idolo per i tifosi delle squadre in cui giocava, sebbene non avesse sfondato nel calcio. In verità Vendrame rappresenta uno dei più grandi talenti inespressi che il calcio italiano abbia prodotto negli anni settanta, alla stregua di un George Best italiano.

L’allora presidente della Juventus, Boniperti, lo paragonò all’argentino Kempes. Con il suo modo di fare scanzonato, l’aria da hippy, i capelli lunghi, il suo spiccato anticonformismo, si accattivò subito le simpatie dei tifosi biancorossi, per i quali sarà idolo indimenticato.

E’ morto a 72 anni a Treviso, il 4 aprile 2020, per un tumore; da tempo si era ritirato dalla vita pubblica, dopo essere stato anche allenatore e scrittore.

La carriera

Si distinse presto indifferentemente nei ruoli di ala o mezzala, e grazie alla sua abilità con la palla iniziò una trafila tra le giovanili in squadre minori friulane.

GIOCATORE – A 13 anni approdò all’Udinese. Passò successivamente alla SPAL, ma per la sua irrequietudine non legò con Paolo Mazza che lo cedette prima alla Torres e poi nel 1969 al Siena.

Nell’estate 1971 esordì in Serie A 1971-1972 con il Lanerossi Vicenza, proveniente dal Rovereto. Dopo tre anni al Lanerossi Vicenza, per la stagione 1974-1975 passò al Napoli disputando tuttavia solo tre partite in campionato, prima voluto poi osteggiato dall’allenatore Luis Vinício.

Successivamente nel 1975 passò al Padova in Serie C dove rimase due stagioni con 57 presenze. Debuttò il 5 ottobre 1975 in Trento-Padova (1-1). Giocò la sua ultima partita in maglia biancoscudata il 6 giugno 1977 in Padova-Alessandria (0-0).

Passò poi all’Audace San Michele in Serie C 1977-1978 e poi tra i dilettanti nel Pordenone contribuendo alla vittoria nel campionato di Serie D 1978-1979 con la promozione in serie C2 e nello Juniors Casarsa dove fu squalificato per aver strappato il fischietto di bocca ad un arbitro nel 1981. La squalifica a vita fu poi commutata e gli fu permesso di allenare.

ALLENATORE – Dopo aver appeso le scarpette al chiodo allenò i ragazzi del settore giovanile del Casarsa (gli allievi), per tre anni del Pordenone, per uno quelli del Venezia e successivamente quelli della Sanvitese per undici anni (principalmente i pulcini, di cui aveva una vera venerazione perché, diceva, non avevano ancora avuto il tempo di trovare qualcuno che gli mettesse “i paletti nella vita”). Allenò pure la squadra maggiore della Tilaventina, squadra di una frazione di San Vito al Tagliamento, in terza categoria.

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