Bianchi sull'emergenza coronavirus: "Non è più vita, ci siamo ritrovati dentro questo orribile film"
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Ottavio Bianchi, ex allenatore del Napoli, ha rilasciato un'intervista ai microfoni del Corriere dello Sport. L'ex tecnico del primo scudetto azzurro si è soffermato sull'emergenza coronavirus.
Bianchi sull'emergenza coronavirus
Bergamo e Brescia rappresentano il perimetro della vita di Ottavio Bianchi: c’è il suo vissuto, che ora contiene il dolore. "Una vita che non è più vita. Rinchiuso dentro casa senza avere un orizzonte, in giornate che sono tutte eguali e tutte piatte, aspettando il bollettino serale dei TG che fanno la conta dei morti. Voci che si accavallano, quella di parolai, con contraddizioni che si intrecciano".bianchiottavio_201804051158_400x265
C’è da temere anche il «dopo», ovviamente. "Il telefono adesso è un tormento: hai paura che ti chiamino per dirti che un parente o un amico sia scomparso. Ho davanti agli occhi, ogni notte, le immagini delle bare portate sui camion militari. E’ la scena più dolorosa a cui abbia assistito: ci siamo ritrovati dentro a questo orribile film, però scoprendo che era la realtà a cui siamo stati costretti. Vorremmo il conforto della scienza ma spesso i virologi sono in contrasto tra di loro. C’è fumo nelle teorie e psicologicamente si fa sempre più dura".
La fase-2 cosa è per lei? "Non è cominciata e sono privo di immaginazione. Penso a chi ha lavorato una vita intera per un negozio, un bar, un ristorante ma non sanno quando riapriranno e come. E penso anche ai nostri nonni, ai genitori, a noi stessi, ai nostri figli, a chiunque abbia fatto sacrifici per costruire qualcosa che sta sparendo, sotto il peso della crisi economica".
È difficile riuscire a essere positivi. "Siamo stati bravi e rigorosi nei comportamenti, almeno così mi sembra. Però poi se sto lì a riflettere mi accorgo che ci vorrebbe una prospettiva, fosse anche solo per una passeggiata, pochi metri, quelli che servono a chi ne ha veramente bisogno. E poi per chi come me ha un’età, per quella fascia di persone che si chiama anziana, ora c’è l’oblio: non muovetevi, non dovete, non potete. Mentre invece il fisico ne ha bisogno: sgranchirsi le gambe non è un desiderio stupido di chi è vecchio, per qualcuno è una necessità".
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