Juventus 2015/16 e Milan 2012/13 chiusero tra le prime tre dopo partenze lente, come l'Atalanta 2018/19. Ora il Napoli deve trasformare la storia in fiducia

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Juventus-Napoli, non si salva nessuno: Allegri sta accompagnando un morto - VIDEO

Il Napoli è in ritardo in classifica in Serie A e di questo Allegri e i calciatori ne sono pienamente consapevoli. La Champions dista 9 punti, la vetta 14 punti, mentre il terzultimo posto dista solo 7 punti. Numeri impensabili ad inizio stagione eppure sono lo specchio del Napoli in questo momento. Una squadra senza un'identità chiara che Allegri non riesce a dare, sia per suoi demeriti, che per le oggettive difficoltà di non poter mai lavorare con l'intera rosa a disposizione. Numeri che fanno riflettere e che rischiano di peggiorare se il cammino in Champions League verrà compromesso. Insomma, in questo momento sembra difficile essere positivi e ottimisti, ma per rifocillare un umore che al momento è nero si può guardare al passato e scoprire che l'impresa non è impossibile, il Napoli non deve assolutamente pensare che il quarto posto sia irraggiungibile nonostante dopo 10 giornate di campionato abbia solo 14 punti, perché in panchina siede un allenatore che questa impresa l'ha compiuta due volte con Milan e Juventus, con cui addirittura vinse lo scudetto.

Napoli Allegri

Allegri, dalla Juventus al Milan: due precedenti da ricordare

La stagione 2015/16 rappresenta probabilmente l'esempio più significativo. La Juventus di Allegri, dopo dieci giornate, aveva raccolto appena 12 punti, ritrovandosi lontana dalle posizioni di vertice. Una partenza sorprendentemente negativa per una squadra che arrivava da quattro Scudetti consecutivi. Eppure, i bianconeri riuscirono a cambiare completamente passo, inanellando una lunga serie di vittorie e conquistando il titolo al termine del campionato con 91 punti. Una rimonta che rimane tra le più significative della storia recente della Serie A.

Un altro precedente riguarda il Milan 2012/13, sempre guidato da Allegri. Dopo le prime dieci giornate, i rossoneri avevano conquistato soltanto 11 punti, pagando un avvio decisamente al di sotto delle aspettative. La squadra riuscì progressivamente a risalire la classifica, chiudendo il campionato al terzo posto con 72 punti e conquistando la qualificazione alla Champions League. Un'altra dimostrazione di come una partenza difficile non debba necessariamente compromettere l'intero percorso.

Atalanta, un altro precedente per guardare alla classifica

A completare il quadro c'è l'Atalanta della stagione 2018/19. Dopo dieci giornate, la formazione bergamasca aveva raccolto 12 punti, gli stessi della Juventus di Allegri nel 2015/16. Anche in quel caso, però, il campionato prese una piega completamente diversa con il passare delle settimane. La squadra di Gian Piero Gasperini riuscì a risalire fino al terzo posto, chiudendo con 69 punti e conquistando per la prima volta nella propria storia la qualificazione alla Champions League.

Tre percorsi differenti, accomunati da un dato: dopo dieci giornate, nessuna delle squadre aveva un bottino particolarmente rassicurante, ma tutte riuscirono a chiudere la stagione tra le prime tre.

Napoli, i precedenti non bastano: adesso servono risposte

Logicamente questi numeri aiutano a pensare che non sia impossibile una risalita del genere, ma bisogna tener conto che ogni stagione è differente e in questo momento la rosa del Napoli ha grandi difficoltà soprattutto per alcuni elementi. Le esperienze con Milan e Juventus sono importanti per sperare, ma non sono garanzia di riuscita. Ma la cosa che maggiormente deve interessare è il fatto che Massimiliano Allegri sa come gestire queste situazioni, perché ci è già passato, ma deve avere il supporto di società e squadra che dovranno credere in lui e seguirlo. Poi ci sarà gennaio e il club dovrà venirgli incontro con le richieste sul mercato. Lui però, dovrà metterci il suo e dimostrare di essere ancora quell'allenatore delle due imprese precedenti e rendere il Napoli una sua squadra.

La storia offre uno spiraglio, non una certezza. E forse è proprio da qui che gli azzurri devono ripartire: senza aggrapparsi ai successi del passato, ma con la consapevolezza che una stagione non si decide necessariamente nelle prime dieci giornate. La fiducia può arrivare dai precedenti, ma dovrà essere il campo a darle concretezza.

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