Marchisio: “Il calcio deve ripartire! La Serie A è solo la punta dell’iceberg”

Marchisio: “Il calcio deve ripartire! La Serie A è solo la punta dell’iceberg”

di Francesco Melluccio
Marchisio

Claudio Marchisio, ex centrocampista della Juventus, è intervenuto ai microfoni di Tuttosport per parlare della possibile ripresa della Serie A e di quanto sia importante, dato il grande meccanismo che gira intorno al massimo campionato italiano.

LE PAROLE DI CLAUDIO MARCHISIO

Marchisio

“In questo momento il calcio è nelle grinfie di questa situazione come qualsiasi altra attività, come qualsiasi persona. Ma se si parla di calcio bisognerebbe però sapere che si tratta di una delle prime dieci industrie del Paese. Ha un indotto molto importante e un movimento di massa che coinvolge milioni di persone di qualsiasi età. Il calcio non è solo l’élite di giocatore milionari che finiscono sulle copertine e sono i re dei social network”. 

LA SERIE A: SOLO LA PUNTA DELL’ICEBERG

“E’ la parte più visibile e l’iceberg è profondissimo. Andando a fondo troviamo prima i giocatori di Serie B e di Serie C, che già hanno un altro tipo di trattamento economico. Poi abbiamo i giovani tra i 19 e 20 anni che vorrebbero entrare nel mondo dei professionisti, ma non è detto che possano farlo. E scendendo abbiamo chi lavora con il calcio. Mi riferisco ai magazzinieri, ai fisioterapisti, agli addetti alla sicurezza, a tutti i giornalisti e operatori dei media che portano il calcio nelle case degli appassionati. Al personale che permette alle società, grandi e piccole, di funzionare, finanche agli steward che spesso sono universitari che con quei pochi soldi riescono però a coprire qualche spesa o padri e madri di famiglia che così riescono a far quadrare i conti a fine mese. Il calcio è una macchina enorme, trainata dai giocatori più visibili e pagati, ma dentro la quale ci sono quasi duecentomila persone che vivono di pallone”.

BISOGNA RIPARTIRE!

“Bisogna dare grande attenzione al calcio, ma soprattutto conoscerlo fino in fondo. Io dentro al calcio ho trascorso poco meno di trent’anni della mia vita. Iniziando da ragazzino grazie ad allenatori che non guadagnavano certo come Mourinho, ma che mi hanno insegnato tanto e non solo di pallone. Allenatori che svolgono spesso la funzione di educatori e il cui ruolo va tutelato perché di fondamentale valenza sociale. Poi sono diventato un professionista di alto livello completando un percorso al quale hanno contribuito centinaia di persone. Permettono il funzionamento di un sistema che produce quasi 4 miliardi di euro di ricchezza, più altri 8 di indotto e che paga all’erario 1,2 miliardi di tasse all’anno”.

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