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serie a

AIC, Calcagno: “Dobbiamo salvaguardare i calciatori, ci sono troppe partite”

Hirving Lozano (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Umberto Calcagno, presidente dell'AIC, è intervenuto ai microfoni di Lady Radio

Francesco Melluccio

Umberto Calcagno, presidente dell'AIC, è intervenuto ai microfoni di Lady Radio per parlare di diversi argomenti, che nel 2022 potrebbero essere approfonditi. Uno dei più caldi riguarda sicuramente la quantità elevata ed eccessiva di partite, dato che un calciatore di media gioca 50 partite annuali, sino ad arrivare a più di 70.

Le parole di Umberto Calcagno sulle troppe partite e il tetto salariale

AIC Calcagno

Di seguito le parole del presidente dell’AIC, Umberto Calcagno, ai microfoni di Lady Radio.

"Il mio bilancio è positivo, abbiamo continuato a operare convivendo col virus e oggi abbiamo di nuovo una fase, pare, un po’ più difficile, ma i calciatori hanno dato un buon esempio sia nel 2020 che nel 2021. Anche dopo la ripresa del primo grande lockdown è stata una dura prova a cui abbiamo ben risposto. Abbiamo insistito sull’importanza delle vaccinazioni, cosa che ha completato il 98% dei calciatori. La speranza è che si riesca a convivere con serenità.

Arriviamo da tre stagioni sportive condizionate dalla situazione eccezionale vissuta. Avere i dati che ci dicono che i top player disputano più di 70 partite in un anno, 50 delle quali con meno di quattro giorni di recupero tra una e l’altra credo sia un problema serio. Credo che tutti se ne siano accorti e che si debba salvaguardare la salute dei calciatori più importanti che abbiamo, che è la cosa più importante per il sistema intero. Poi bisogna cercare di capire come coniugare il tutto con la corsa ai grandi eventi.

Tetto salariale? Solo il 50% dei costi delle società è la componente salariale, detto questo noi in A abbiamo introdotto un controllo dei budget, cosa che fino all’anno scorso avevamo solo in Lega Pro. Abbiamo messo un tetto sui budget totali ed è ciò su cui sta lavorando la Uefa per il futuro. Quest’anno le società non possono spendere più dell’anno scorso, il prossimo anno non potranno spendere più del 90% di quest’anno, quello successivo non più dell’80%… E così via. Dobbiamo evitare che i club facciano i passi più lunghi della gamba".