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Napoli-Bologna, l’analisi tattica: “Una delle migliori prestazioni dell’era ADL”

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Il Napoli batte il Bologna e riacciuffa il primo posto. L'analisi tattica

Redazione

Arriva un'altra vittoria per il Napoli: è 3-0 al Maradona contro il Bologna di Mihajlovic. Gli uomini di Spalletti hanno offerto una prestazione sontuosa, praticamente perfetta, che si riallaccia alla grande bellezza vista nell'era Sarri. Ne parla Bruno Conte nella sua consueta analisi tattica.

L'analisi tattica di Bruno Conte

Napoli Salernitana

Nessun dubbio: la vittoria del Napoli contro il Bologna al Maradona si iscrive di diritto nella classifica delle migliori prestazioni collettive della gestione De Laurentis, non solo prettamente tecnica riferita a Spalletti. Un 3 a 0 di dominio e solidità che ricorda le vertigini raggiunte nell’era Sarri, in particolare, la stagione 17/18 in cui gli azzurri registravano record e primati statistici in ogni indice valutativo. In particolare, più che il dato relativo al possesso palla, ai gol attesi (i c.d xG, expected goals), al volume del pressing, è l’efficacia difensiva che permette davvero il confronto con quel Napoli. Non a caso, i tre gol subiti in 10 partite testimoniano una fase difensiva di assoluto valore che evidenzia il contributo di tutta la squadra a supporto. Una buona fase di non possesso è corroborata da una chiara identità tattica in fase di possesso e soprattutto nelle scelte e azioni di pressing o pressione. E sono proprio queste ultime che maggiormente sembrano in fase di consolidamento e potenziamento che determineranno, a mio avviso, se questo Napoli possa lottare fino all’ultima giornata per lo Scudetto.

È in riferimento al pressing che scaturisce il gol fuori area di Fabian. Si noti il timing perfetto di azione e reazione a palla persa degli azzurri. Una ri-aggressione semplicemente perfetta. La scelta di Elmas, probabilmente, si inserisce in questi termini, ovvero il macedone più di Zielinski può aggiungere maggiore intensità e ferocia nelle situazioni di pressing. D’altronde, da esplorare sarebbe la soluzione con Demme e Anguissa insieme a supporto di Fabian per un centrocampo ancora più dinamico e fisico. L’intenzione di Spalletti, comunque, resta quella dell’asimmetricità del 1-4-3-3 che si rimodula già in costruzione con un 1-4-2-3-1, anzi attraverso l’ingresso nelle zone centrali di Mario Rui o Di Lorenzo per combinare più velocemente in trequarti, il Napoli adotta un 1-2-4-3-1 ultraoffensivo.

La presenza di Osimhen aiuta ad abbassare il baricentro degli avversari che solitamente adottano un blocco compatto a 5, come il Bologna, per coprire meglio l’attacco della profondità del nigeriano. Così facendo, l’alternanza del gioco corto e lungo dei centrocampisti azzurri, rende più aperto l’accesso in rifinitura e soprattutto dà maggiori tempi di gioco a Fabian, il quale da sempre ha bisogno di toccare più volte la palla per inventare.Il Bologna di Mihajlovic, seppur partito col piglio giusto, si è lentamente spento e rintanato poiché a metà del guado tra il continuare a schermare Anguissa e Fabian con Orsolini e Barrow, quindi con una strategia di attesa e ripartenza, oppure nell’alzare la fase di pressing per scomporre la costruzione degli azzurri. Nel match, fondamentale sono stati gli appoggi dati dei due terzini Rui e Di Lorenzo che hanno svolto a volte la funzione di doppio regista nello sviluppo di gioco.

Ad oggi, col primo posto in classifica in coabitazione col Milan, la notizia più lieta resta la sensazione di ampi margini di miglioramento, soprattutto quando la condizione fisica di Mertens, Ghoulam e Demme diventerà di livello.

a cura di Bruno Conte

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