Già protagonista di una tempesta mediatica, quella alimentata dopo il rigore di Genova. È assurto a simbolo del male – o della napoletaneria, che è lo stesso – ad ascoltare la narrazione padana. Il giovane uomo non fa una piega, come se nulla fosse accaduto. Si muove come un veterano, come uno che ne ha viste tante e la sa lunga. A Genova ha conquistato un rigore come sempre è avvenuto nella storia del football. Contro il Como, con il Napoli sotto di un gol, inverte il senso della partita al primo pallone utile. Hojlund lo serve in profondità, lui si ritrova a girare il remake del gol alla Fiorentina. Non c’è nessuno tra sé e il portiere. Stessa posizione, porta diversa.
Perdonateci la blasfemia, tira da fuori come Diego calciava i rigori: all’angolino basso. Butez rimedia la stessa figura di De Gea, si ritrova a guardare il pallone passare come Willy Coyote faceva con Beep Beep. È come se Vergara avesse aspettato una vita quest’occasione e l’avesse studiata nei minimi particolari. E quando si è presentata, si è fatto trovare pronto. Come se l’avesse già vissuta. Quando ha un accesso di egoismo e perde il pallone, si arma e lo recupera, come quando lo sradica dai piedi di Baturina. È lui che raddrizza la gara. Conte lo tira fuori al minuto 74".
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