Il suo ricordo più bello della storia del Napoli?
«Ovviamente direi gli anni in cui giocavo io in azzurro. Perché ho avuto la possibilità di giocare con grandi campioni e partecipare a partite memorabili».
Ci racconti l'emozione del tuo esordio?
«Fu un Napoli-Juventus. In quel momento ho capito che avrei potuto continuare su questi livelli. Ero andato tante volte in panchina e tante volte c'era stata l'occasione di entrare ma poi c'era stato un contrattempo. In quella partita entrai e feci bene marcando Boniek. La partita successiva, Udinese-Napoli, giocai titolare e feci veramente schifo. Così capii come gestire la pressione. In quella settimana avevo debuttato, avevo 18 anni, e ci fu grande attenzione su di me e avevo perso i punti di riferimento. Per fortuna cambiai subito registro».
Cosa ha rappresentato per lei indossare la maglia del Napoli?
«Innanzitutto è stato un privilegio. Il Napoli non è solo una squadra di calcio ma è un'intera città (...) Sono orgoglioso di aver fatto parte un decimo di questa storia. E voglio ringraziare anche i tantissimi tifosi che sono l'anima vera».
In quel decennio ha condiviso lo spogliatoio con Maradona...
«E ho visto il vero Diego, andando oltre l'aspetto sportivo. Perché solo io so quello che mi ha trasmesso. Mi tornano in mente la sua presentazione, il primo ritiro insieme, quando dopo 2 giorni mi disse di dargli del tu. E poi i successi e gli abbracci che con Diego non sono mai stati banali e che ancora oggi mi fanno venire i brividi. Come dimenticare il fatto che mi abbia voluto alla Bombonera per il suo addio e che venne a Napoli per la mia partita di addio».
Per lei quanto è stato difficile lasciare Napoli e il Napoli?
«Ero il capitano e sentivo di poter essere una bandiera ancora per tantissimi anni. Ero nel pieno della mia carriera ma ero a conoscenza della mia cessione già dall'inizio della stagione. La società mi aveva fatto capire come stavano le cose. È stato difficile, ma mi ha permesso di rimettermi in gioco in un ambiente totalmente diverso».
E allora dove può arrivare il Napoli nei prossimi cento anni?
«Abbiamo imparato sulla nostra pelle che non bisogna porre dei limiti alla provvidenza. 20 anni fa probabilmente nessuno avrebbe immaginato i due scudetti in tre anni perché c'era dello scetticismo. Il Napoli può continuare a rimanere su questi livelli sognando sempre più in grande anche in Europa provando magari a vincere anche lì. Una cosa è certa: il percorso fa ben sperare».
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