[...] Nella querelle sullo stadio, ecco il nuovo capitolo. Si apre il 7 maggio scorso: due vigili urbani si presentano in tribuna autorità mentre sono in corso i lavori per uno spazio chiuso, "verosimilmente adibito a punto ristoro". Scattano foto. Si tratta di un volume di 150 metri quadrati, altezza di circa 3 metri e mezzo, realizzato in pannelli coibentati, perimetro in cartongesso, tre pedane in legno per il calpestio che poggiano su una struttura metallica, due vani wc. Previsti impianti "idroelettrici e di climatizzazione". Gli agenti dell'unità operativa Tutela edilizia chiedono lumi. C'è un direttore dei lavori che esibisce una delibera di settembre 2025 con cui la giunta Manfredi ha approvato una richiesta del club: tre nuove sale "hospitality" per le esigenze della società. Il Comune diede l'ok in cambio dell'aumento di quasi 30 mila euro del canone di concessione pagato dal Napoli. Quella delibera legittima i lavori del punto ristoro? I vigili si rivolgono agli uffici del Comune che replicano così il 12 maggio: "Il nulla osta non assume valore di titolo edilizio". E così il 13 maggio scatta il sequestro. Davanti al giudice il Napoli ha provato a far valere le sue ragioni: insistendo "sulla natura temporanea dell'opera, pari a due anni" fino alla scadenza della convenzione con il Comune a giugno 2028".
Il giudice Raffaele Coppola ha chiarito - ordinanza del 18 maggio - che sono per legge "opere realizzabili in regime di attività di edilizia libera, senza necessità del preventivo rilascio del permesso di costruire, solo quelle temporanee e rimosse entro un termine non superiore a 180 giorni". Quindi, ben al di sotto dei due anni indicati da De Laurentiis.
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