Zanetti lo incarta per un tempo nella maniera più elementare possibile: catenaccione e contropiede. L'abc del gioco del calcio. Inutile fare i puritani, quando devi sopravvivere come il Verona è questa l'unica tattica. Il punto è che era tutto talmente prevedibile che si fatica a comprendere i disagi tattici creati da Gagliardini e soprattutto Orban. Serve maggiore inventiva contro muri cosi. Con l'ingresso di Marianucci, cambia il modo di attaccare, il tecnico riesce ad eliminare i disagi e le amnesia difensive e trova un gioco che scorre più armonioso. Certo, la spinta è costante: anche se da un certo momento in poi è assai confuso. Ma in ogni caso, non nove assenti, difficile poter cambiare faccia al Napoli. Ci riesce. Peccato per i 7 minuti di recupero in cui le energia si sono esaurite.
calcionapoli1926 rassegna Conte, i suoi cambi mutano l’inerzia del match nel secondo tempo: le pagelle
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