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Bergomi su Inter-Napoli: “Che partita! Il Napoli è straordinario, su Osimhen…”

CAGLIARI, ITALY - MARCH 01: Beppe Bergomi looks on during the Serie A match between Cagliari and FC Internazionale at Sardegna Arena on March 1, 2019 in Cagliari, Italy.  (Photo by Enrico Locci/Getty Images)

Le parole di Bergomi

Gennaro Del Vecchio

Beppe Bergomi, prima difensore ed ora opinionista, ha parlato ai microfoni del Mattino del big match in programma domenica alle 18.00 tra Inter-Napoli, occhio anche alle dichiarazioni su Osimhen. Di seguito quanto evidenziato:

Sulla sfida di domenica sera...

«Si parte da due punti di vista molto diversi: l’Inter se vuole rientrare in corsa per la lotta scudetto deve vincere e sperare. I neroazzurri hanno tutto per stare con Milan e Napoli lì su. Ma se non vinci gli scontri diretti è dura. L’Inter è squadra diversa dall’anno scorso, ma ugualmente forte».

Sul Napoli...

«Come il Milan sta facendo un percorso straordinario. Stanno viaggiando fortissimo. Rispetto ai rossoneri, però, il Napoli vuole controllare maggiormente il gioco, mentre il Milan va più a strappi. Forse la squadra di Pioli è più bella da vedere perché ha tanti giocatori che saltano l’uomo e cambiano ritmo, ma il Napoli è straordinario quando domina il palleggio. E poi vive di accelerazioni improvvise. Mi verrebbe da dire che la vera differenza tra Napoli e Milan sia nel fatto che Spalletti ha in rosa un giocatore dominante»

Osimhen?

«Osimhen è uno che ti permette di giocare con la difesa anche più bassa, perché poi lo lanci e via. Come faceva l’Inter lo scorso anno con Lukaku».

Osimhen vs Inter...

«È vero che nelle gare in cui si è alzato un po’ il livello sia andato più in difficoltà, e penso alle sfide con Juventus e Roma, ma nell’Inter domenica mancherà De Vrij che comanda la linea. Tutto il reparto può andare in crisi per le sgasate di Osimhen. Dovranno alzare la linea difensiva e lì, in quegli spazi, lui può fare male. D’altra parte gli basta un lancio lungo che lui parte e non lo prendi più. Ricordo ancora che all’inizio Spalletti mi disse che doveva ancora crescere, ma adesso vedo che ha trovato sensibilità nelle giocate palla a terra. Il mio era un altro calcio, ma Osimhen mi ha dato una bella impressione, ha velocità e forza fisica. Devo ammettere che è l’attaccante che mi ha impressionato di più in questo campionato».

Beppe Bergomi: "Osimhen come Lukaku. Questo Napoli è fortissimo"

COMO, ITALY - MAY 10:  FC Internazionale coach Luciano Spalletti (R) speaks to Esteban Cambiasso (L) and Giuseppe Bergomi (C) of Inter Forever during the FC Internazionale training session at the club's training ground Suning Training Center in memory of Angelo Moratti on May 10, 2018 in Como, Italy.  (Photo by Marco Luzzani - Inter/FC Internazionale via Getty Images)

Duello Lautaro-Koulibaly ed Anguissa-Barella?

«Che duelli. L’impatto fisico di Kalidou è determinante. Quest’anno lo vedo concentrato come non accadeva da tempo. È uno che per forza fisica, per come sta in campo e come legge le situazioni, sposta gli equilibri.

Anguissa ha sorpreso tutti per personalità e per come sta in campo. Barella è il leader emotivo dell’Inter: accelera palla al piede ed è un agonista. Non ha paura di niente».

Su Spalletti...

«Se Luciano è tranquillo non è secondo a nessuno nel far giocare bene le sue squadre. Altre volte, invece, se le cose non vanno, si incarta. Deve trovare serenità: se ha questo è troppo bravo a insegnare calcio. Ai tempi dell’Empoli io ero all’Inter e mi chiamava per confrontarsi su cose all’avanguardia. Quest’anno è bello concentrato e sta trasmettendo tutto al gruppo. Mi sta piacendo anche nella gestione del rinnovo di Insigne: parla sempre nella maniera corretta».

Dove potrà vincerla il Napoli... 

«Il Napoli deve avere la forza di controllare il gioco anche in un campo difficile come quello di Milano, l’Inter deve fare possesso uscendo da dietro e sfruttare le situazioni da fermo».

Su Maradona...

«Diego non ci lascerà mai. La gente mi chiede sempre chi è stato il più forte avversario. Io rispondo: Van Basten mi dava fastidio, ma Diego era il numero uno. Se lo marcavo mi portava a centrocampo pur di liberarsi. Una volta si poteva menare e lui si rialzava senza dire mai niente. Si parlerà sempre di lui».

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