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Bancarotta fraudolenta, perquisiti anche Giuntoli e Meluso: c’entra un affare – GdM

Bruno Stampa
I due ex direttori sportivi del Napoli sono stati perquisiti dalla Guardia di Finanza

Emergono altri sviluppi relativamente alla vicenda della bancarotta fraudolenta, reato per cui sono entrati nel registro degli indagati Aurelio e Luigi De Laurentiis, presidenti rispettivamente di Napoli e Bari. Stando a quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, sarebbero stati perquisiti anche Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso, ex direttori sportivi del Napoli, insieme a Ciro Polito, ex responsabile del mercato del Bari.

Indagine Napoli-Bari, perquisiti anche Giuntoli e Meluso: c'entra l'operazione Caprile - GdM

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"I conti del Bari calcio potrebbero essere stati messi in crisi attraverso plusvalenze create artatamente sulle cessioni dei calciatori a favore del Napoli. E' questa l'ipotesi alla base dell'indagine della Procura di Bari per bancarotta fraudolenta della società di calcio, che stamattina ha portato la Finanza - su ordine del procuratore Roberto Rossi - a perquisire la sede biancorossa, quella della correlata SSC Napoli e della controllante Filmauro a Roma. Perquisiti anche tre ex direttori sportivi (Ciro Polito, Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso) e un procuratore (Graziano Battistini). Sono indagati, tra gli altri, Aurelio e Luigi De Laurentis per le ipotesi di falso in bilancio e bancarotta fraudolenta patrimoniale impropria. [...] L'operazione nel mirino riguarda la cessione di Elia Caprile, per il quale il Bari aveva riconosciuto al Leeds un premio proporzionale all'eventuale incremento di valore al momento della successiva rivendita. A luglio 2023 - quando secondo la Procura il Bari versava già in una situazione di bilancio molto precaria - Caprile fu ceduto al Napoli per 2,2 milioni, trasferendo integralmente alla società campana il diritto a beneficiare della successiva rivalutazione economica del cartellino. Caprile giocò a Napoli solo quattro gare in due stagioni e poi fu ceduto in prestito all'Empoli per poi essere venduto al Cagliari per circa 8 milioni, consentendo allo stesso Napoli una plusvalenza di 7 milioni che, secondo l'accusa, sarebbe potuta maturare in capo al Bari che invece avrebbe visto l'ulteriore aggravio dei suoi conti: i biancorossi - dice la Procura - non sarebbero dunque stati remunerati in maniera corretta rispetto al valore effettivo dell'asset".