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rassegna

Allan: “Con il PSG era fatta. Ammutinamento? Troppe bugie, eravamo con Ancelotti”

Domenico D'Ausilio

Allan ha parlato al Corriere dello Sport soffermandosi sulla mancata cessione al PSG e l'ammutinamento dopo il match col Salisburgo

Allan, ex centrocampista del Napoli ora all'Everton, ha rilasciato un'intervista ai microfoni del Corriere dello Sport soffermandosi sulla mancata cessione al PSG nel gennaio 2019 e l'ammutinamento dopo il match con il Salisburgo nel novembre dello stesso anno.

Allan sulla mancata cessione al PSG

Andiamo per ordine: a un certo punto, gennaio 2019, lei sta per andare al Psg... 

"Diciamo che era fatta". 

Si può dire che fu una delusione? 

"Si può dire. E va spiegata. Io a Napoli ero e sono felice anche adesso che ci torno. Ma quella diventata una opportunità grossa e una esperienza - anche di vita - nuova". 

Il suo procuratore incontra a Roma, in un albergo, insieme a Giuntoli, il management del Psg. 

"Pareva un’operazione utile a chiunque ma venne fuori una richiesta ritenuta esagerata". 

Sull'ammutinamento

E poi si arriva all’ammutinamento: 5 novembre 2019, al termine di Napoli-Salisburgo. 

"Vicenda triste, sulla quale sono state riportate inesattezze. Ma io non vorrei adesso starne qui a parlare. E comunque la verità non si è mai saputa". 

Ci dica la sua. 

"Intanto, sgombero il campo da una falsità: che i calciatori fossero contro Ancelotti". 

Lei passò uno dei promotori. 

"Ruolo che mi venne incollato addosso e ho dovuto condividere con un paio di miei compagni, con Lorenzo ad esempio. Mentre, invece, quella fu una scelta di gruppo e il Napoli sapeva che ritenevamo ingiusto andare in ritiro". 

Fu una serata assai turbolenta, con picchi di nervosismo nei quali venne coinvolto lei. 

"Passai, con Insigne, come uno dei capi. Io che ero infortunato e che potevo non essere lì, che non giocai quella volta, scoprii di essere ritenuto un ideologo della sommossa. C’è chi aggiunse che ce l’avevo con Carlo, la persona più speciale che abbia incontrato e che mesi dopo mi avrebbe voluto con lui all’Everton. Ci furono malintesi che si sarebbero potuti chiarire, ma venne imposto il silenzio stampa e quindi fu impossibile parlarne". 

Cosa avreste detto, se aveste potuto? 

"Che noi eravamo tutti con Carlo. Punto". 

In quel momento, si ruppe (ovviamente) qualcosa. Ma quando arriva Gattuso a, sorpresa, squilla il suo telefono... 

"Ho avuto ottimi rapporti anche con lui, che da calciatore è stato un modello. Fu diretto, mi riteneva importante, e la società mi propose il rinnovo. Però volevo andar via, volevo sorridere, la mia immagine era uscita macchiata mentre io sono una persona seria".