Cosa vi siete detti a pranzo?
"Sono incontri, come ci sono stati in sede anche due giorni fa, in cui uno parla dell'annata e su cosa è andato e cosa no. Poi verranno messi sul tavolo quando raggiungeremo l'obiettivo, che potrebbe essere raggiunto anche all'ultima giornata. Importante vincere ma se non dovesse succedere non è che non entriamo in Champions... Poi a pranzo si discute sulla situazione ed è normale che dopo 3 sconfitte in 4 partite, ci facciamo delle domande. I ragazzi hanno fatto una buona settimana e in questi momenti potresti perdere delle certezze acquisite ma non deve succedere".
Perché non dice che vuole restare? Perché Furlani e Scaroni non lo dicono?
"L'ho detto anche prima: la mia storia di allenatore dice che sono stato tra Milano e Torino e sono molto contento. Il primo step è arrivare in Champions, poi si può programmare il futuro. Ad un certo punto tutti sognavamo di competere con l'Inter, ma senza perdere di vista l'obiettivo. Io sono legato al Milan e di solito quando siamo partiti a inizio stagione, bisognava pensare già alla prossima: una volta che è stata costruita la squadra di quest'anno, già è partita la costruzione dell'anno dopo. Però bisogna arrivare in Champions. Non bisogna guardare tre mesi avanti, ma due anni".
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