Le parole dell'ex portiere della Nazionale Italiana

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Come riportato dall'edizione odierna della Gazzetta dello Sport, Gianluigi Buffon è tornato a parlare del futuro della Nazionale, rivelando che avrebbe affidato la panchina ad Antonio Conte e definendo una "goffa macchinazione politica" il caso che ha coinvolto Andrea Pirlo. A seguire l'aticolo.

Buffon tra Conte, Mancini e il caso Pirlo: le dichiarazioni dell'ex capitano azzurro

"E ora, Buffon? "E ora c’è da riavvolgere il nastro e sperare di ritrovare lo slancio che ci ha portati all’Europeo, non il clima della seconda eliminazione mondiale". Gigi Buffon è fuori dal calcio per la prima volta in trentacinque anni, ha detto "no" alla proposta di Maldini e Leonardo pur vacillando, e in caso di sì probabilmente li avrebbe seguiti nell’addio. Ma la Nazionale è la sua squadra, "è la squadra di tutti", e lui che è un simbolo, il giocatore con più presenze (176), non può restare in silenzio in un momento così.
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Mancini ha ammesso: “Ho sbagliato”. Sufficiente?

"Devono rispondere gli italiani e i giocatori. Dallo spoiler di Malagò sul messaggio di Donnarumma mi pare di capire ci sia condivisione. Bene così".

Per lei?

"Alla fine, Mancini è una scelta tecnicamente giusta perché ha dimostrato un gioco funzionale a un progetto. Se fossi Psg, Bayern, Real, Juve, una big, lo prenderei in considerazione".

Resta l’addio di agosto…

"Resta. Sta parlando con uno che è sceso in Serie B con la Juve e s’è tagliato cinquecentomila euro di stipendio. Solo per il senso di appartenenza".

Abbiamo conosciuto tre Mancini nei cinque anni di Nazionale.

"Vero, sono momenti personali e di squadra. Il primo corrisponde al momento della riscossa, all’entusiasmo del cambio di allenatore, a visioni vincenti. Poi arriva il difficile: confermarsi, tenere alte le motivazioni, cioè quello che fa la differenza tra i forti e i fuoriclasse. Infine, si rompe qualcosa e viene meno la convinzione".

Gira voce che, dopo Spalletti, lei si sia opposto a Mancini che s’era candidato già allora.

"Avevo un ruolo importante, ma non mi spettava l’ultima parola. In quel momento Gattuso era il meglio che ci fosse sul mercato per quel ruolo. Poco tempo e spareggi praticamente certi: c’era bisogno di motivare una squadra un po’ abbattuta e restituirgli entusiasmo e senso di orgoglio. Penso di conoscere il calcio, so che un risultato non si valuta da un’espulsione o da un rigore in più o in meno. Bisogna vivere la quotidianità e intercettare le dinamiche che si creano tra squadra e allenatore, e poche volte ho percepito tanta armonia, stima e comunione d’intenti".

Con Mancini c’è Ranieri, personalità fuori da qualsiasi discussione. Zoff s’è chiesto a cosa serva un dt.

"Capisco che da fuori si possa avere qualche dubbio, è legittimo, però in questo momento è importante una figura così in un ruolo delicato. Ranieri dà mille garanzie personali e tecniche".

Spiace per le modalità con cui Pirlo è rimasto fuori.

"Sono contento che Andrea si sia evitato un percorso così impervio, visto che le premesse non erano delle migliori. Il discorso sito russo è stato un tentativo politico, goffo e mal riuscito per farlo etichettare come 'impresentabile'… Ma nonostante queste cose spiacevoli, rimango fervidamente convinto del fatto che bisogna amare l’Italia con l’austera passione dell’esule in patria".

Poteva esserci anche Buffon…

"Bello parlare con Maldini e Leonardo, mi avevano proposto un ruolo da dirigente delle nazionali, coordinamento tra la A e le Under. Il loro entusiasmo mi ha fatto vacillare, ma sono rimasto della mia idea: dal 1991 a oggi non mi sono permesso più di venti giorni di sabbatico ed era il momento di dedicarsi a chi si è dedicato a me, moglie, figli, genitori. Ho bisogno di ricaricarmi".

Come sarebbe stato Guardiola?

"Il solo nome avrebbe dato una spinta e ne avremmo avuto bisogno. Però neanche con lui ci sarebbe stata la certezza dei risultati: è il più grande da trent’anni, ma ha allenato i club. La Nazionale è un’altra cosa".

Lippi c’era riuscito e lei ne sa qualcosa…

"Lippi era un fenomeno. Combinava intuizioni e visioni tecniche di talento con un’arte oratoria con la quale riusciva a convincerti che avresti scalato l’Everest con le infradito".

Uno come Marcello oggi c’è?

"Preferirei che la domanda fosse posta diversamente: una volta stabilito l’obiettivo tra dt e presidente, quale sarebbe il miglior tecnico?".

Se quindi lei fosse il dt?

"Proporrei: obiettivo principale qualificarsi al Mondiale tra quattro anni. Su questa base, avrei scelto Conte, poi Baldini e via via gli altri. Ma bisogna avere il coraggio delle scelte e la bravura a comunicarle a tutti, anche alla stampa. Troppo spesso sento dire 'quello è la persona giusta', senza una tangibile motivazione. Ok, ma sono scelte istintive, non studiate. Prima, il progetto e poi la persona funzionale".

Cosa pensa di quello che accadrà? "Sento da anni tante parole ma nessuna che si trasformi in un progetto sostenibile. Per me, la prima cosa è avere un’idea, metterla sul tavolo e discuterla per capire se è quella giusta. In questi tre anni con Gravina abbiamo proposto e fatto qualcosa, tipo il progetto Under 14, l’idea di lavorare per un tecnico federale, ma non solo, però il problema vero sa qual è?".

Prego.

"Che non importa a nessuno, compresi i tifosi che pensano solo al risultato. Non sanno che Maurizio Viscidi è stato premiato come miglior coordinatore delle Under grazie ai successi delle giovanili. Non sanno della fatica per far giocare i giovani. Una volta poteva essere comprensibile, oggi è inaccettabile".

Perché?

"Perché eravamo il campionato di riferimento e c’erano i campioni. Oggi siamo forse il quinto in Europa, ma ci sono le solite pressioni, allenatori che si giocano il posto ogni domenica, tifosi che non perdonano: siamo un campionato di passaggio, i grandi club mandano qui i giocatori a crescere e, nonostante ciò, non c’è spazio per i nostri giovani! Si rende conto?".

Siamo scarsi? "Ma quando mai. Abbiamo giocatori importanti e bravi anche in Premier. Solo che facciamo finta di non capire che il calcio in vent’anni è stato stravolto. Si può andare in Bosnia e perdere ai rigori, così come la Germania perde con Ecuador e Paraguay e la Spagna fa 0-0 con Capo Verde. Siamo l’Italia è una bella frase, lo saremo sempre perché la storia non si cancella, ma gli altri stanno imparando a essere come noi o più bravi. O vogliamo dire che la Norvegia era modesta?".

Una delle più forti d’Europa.

"Ma certo. Dopo Spagna, Francia e Inghilterra. Noi abbiamo perso male con loro a Oslo, ma con loro parti da uno e mezzo a zero: ne devi fare almeno due per sperare di strappare un risultato positivo. Se l’avessero avuta altri nel gruppo se ne sarebbero accorti…".

Il peggior avversario è la paura, ha detto Gattuso.

"Sicuro, abbiamo subito bocciature e docce fredde che fatichiamo a dimenticare".

Paura e rassegnazione. Come si evita la rassegnazione?

"Il nuovo ct dovrà infondere fiducia, entusiasmo, e convincere i giocatori che si può fare".

Prima della Bosnia lei aveva detto: vent’anni persi senza reagire dal 2006. Ora sono ventidue.

"Sì, l’unica è che finalmente abbiamo preso coscienza della situazione. E sappiamo di dover mettere subito mano".

Che poi, con quello che sta succedendo alla Fifa, magari il prossimo sarà il Mondiale del boicottaggio…

"Ho conosciuto il primo Infantino, quello che si candidava, e mi aveva impressionato. Il Mondiale è stato bello ma certe cose non le ho digerite. Avvicinare gli investimenti privati al Mondiale, però, mi fa paura. Se si superano certi limiti servono decisioni forti, solo così si rende il mondo migliore. Come non è stato fatto quando il povero arbitro somalo è stato rimandato a casa senza che nessuno dicesse una parola".

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