In cosa non converge con Malagò
—“Giovanni non conosce il mio programma, io non conosco il suo. Lo vedremo quando saranno presentati, abbiamo un modo di ragionare che su alcune problematiche può essere condiviso, ma non ne abbiamo parlato nell’incontro che abbiamo avuto: è stato molto sereno, in via Veneto, quindi non si può dire che ci siamo nascosti. Penso che al calcio, vediamo anche per le problematiche legate al calendario e più generali di programmazione, un po’ di sana riflessione sui problemi non guasti”.
Sulla questione della possibile ineleggibilità di Malagò
—“Non ho approfondito perché non è argomento di mia competenza, io sono una persona che presenta un programma e una candidatura. Il mio confronto è sul versante della politica sportiva, poi sono un cittadino e ho il dovere di rispettare le leggi, però questo non è un problema che compete alle mie responsabilità”.
Sulla Lombardia che appoggerà Malagò
—“C’è una posizione nota, c’è una forte attenzione e pressione, e questo è un fatto positivo, di tutti i delegati sui contenuti. Il mondo dilettantistico ha necessità di risposte: il dlgs 36/2021 ha aumentato le responsabilità, sia personali sia economiche. Come dice anche il Report Calcio, l’indotto occupazionale che genera il dilettantismo è superiore, come unità lavorative, rispetto a quello del professionismo. C’è da fare una riflessione complessiva sulla strategia che deve essere portata avanti dalla Federazione e dalla politica sulla centralità della base o del vertice. È una riflessione importante, basti pensare che l’art. 33 della Costituzione, dopo aver inserito lo Sport in Costituzione, parla di socializzazione e di benessere psicofisico, non di società quotate in Borsa”.
Se avrebbe gestito meglio il caos derby di Roma
—“Mi si riconosce una certa prudenza e una certa anzianità di servizio. Non è mia abitudine dare giudizi, figuriamoci tranchant: capisco sia poco attrattivo e l’ho sempre saputo, ma non fa parte delle specialità della casa".
Se si è fatto un'idea
—“Avendo io l’abitudine di ritagliare i giornali, stamani mi sono ritagliato decine di pagine per approfondire il problema. Vuol dire che ha occupato pagine intere”.
Sulla Lega Pro che non si è ancora espressa
—“Ho ottimi rapporti con tutti i presidenti delle componenti, molti sono di lungo corso, alcuni anche più di me. La Lega Pro mi sembra che abbia posto un problema di metodo, cioè parlare di contenuti: sappiamo che è l’anello più debole del mondo professionistico, e che quindi ha maggiori necessità. Ci sono numeri molto diversi tra le varie leghe, ma tutte hanno un grande problema di perdite. Il problema di natura economica sta nel calcio professionistico di base, in B e in C. A queste società mi sembra vada data attenzione: al di là dell’orientamento della Lega B, lo stesso presidente Bedin ricordi che ci si dovrà confrontare sui programmi. Penso che sia un fatto naturale per tutti, è stato innaturale individuare la persona senza discutere i programmi”.
Se lui è ottimista
—“Ma io sono espressione di una continuità, anche significativa, all’interno del mondo della Federazione, che non è basata su poteri forti, ma su un certo tipo di coerenza e di comportamenti, alcune idee creative sono nate in Lega Pro quando io ero presidente. Io lavoro sui contenuti, sui comportamenti e sulla tutela delle componenti più deboli. Non sono mai stato espressione di poteri forti. Sono sereno e fiducioso".
© RIPRODUZIONE RISERVATA
/www.calcionapoli1926.it/assets/uploads/202605/ce8fb61724fee1028074744e1bbc055a.jpg)