La prima puntata della nuova rubrica di CalcioNapoli 1926: David Sesa si racconta in esclusiva ai nostri microfoni

L'intervista a Sesa

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Buongiorno David, ad oggi lei fa l’allenatore: come è cambiato il calcio rispetto agli anni in cui giocava?

“Il calcio è diventato più atletico negli ultimi anni, per me questa è la grande differenza. È una cosa che si iniziava a vedere già negli anni in cui giocavo io. Non direi più tecnico perché già 20 anni fa c’erano giocatori fantastici. Poi le televisioni l’hanno trasformato in un grande business, c’è un grande giro di soldi”.

Visto l’inizio, che Serie A si aspetta questa stagione?

“Anche la Serie A ha avuto una grande evoluzione. Aveva i più grandi calciatori al Mondo, soprattutto a partire dalla metà degli anni ’80. Poi questo primato è andato un po’ scemando, anche a causa delle grandi finanze entrate negli altri campionati. In questi anni sono tornati allenatori e giocatori importanti. Anche la vittoria dell’Europeo ha dato una grande spinta al movimento calcio, nei prossimi anni mi aspetto le squadre italiane sempre più competitive”.

A Napoli Sesa ha vissuto 4 anni: qui c’è tanta passione per il calcio, ma anche tanta pressione per i risultati. Che ricordo ha?

“Napoli è una piazza importante in cui si vive il calcio in modo passionale. Quindi è chiaro che i tifosi vogliano i risultati. Al di là di tutto per me l’esperienza a Napoli è stata importante, non solo dal punto di vista calcistico ma anche come esperienza di vita. Una città stupenda in cui ho ancora tanti amici. Non ho fatto bene quanto fatto a Lecce, ma questo è il calcio, può capitare. Poi si mangia da favola e ha una costiera fantastica, è una città che mi è rimasta nel cuore”.

Quella squadra nella stagione 2000-01 con Zeman non era da retrocessione.

“Assolutamente! Era una bellissima squadra con grandi giocatori, non ci saremmo mai aspettati di retrocedere. Poi il calcio è imprevedibile, gli errori si pagano e la sfortuna può far girare male le cose”.

Ma gli allenamenti di Zeman sono davvero così faticosi?

“Lasciamo stare (ride, ndr). Lui è sempre stato uno tosto. Ti fa lavorare bene, se reggi quei ritmi poi dopo ti diverti. Ha fatto la storia del calcio, al di là dei risultati. Anche un grande come Mourinho ha fallito, quindi non è da questo che si giudica un allenatore”.

Quell’anno il Napoli ha debuttato contro la Juve e poi ha giocato a San Siro contro l’Inter, dove ha segnato su punizione.

“La partita con la Juve si era messa molto bene, eravamo in vantaggio al primo tempo. Segnò Stellone su mio assist. Poi la stagione prese una piega negativa anche dopo che perdemmo male col Bologna”.

La sfortuna è proseguita l’anno dopo con la promozione mancata per un soffio…

“Assolutamente. Davvero per un pelo non venimmo promossi. Poi dopo certe cose la storia cambia, se vieni subito ripromosso… Avevamo tanta pressione, il Napoli in Serie B aveva solo l’obiettivo di vincere. Al di là di tutto per me sono stati 4 anni importanti. Anche la mia famiglia è rimasta molto legata alla città”.

Insomma, l’ambiente Napoli le è piaciuto al di là dei risultati.

“Era tutto fantastico, e c’erano persone fantastiche. Il massaggiatore Carmando, Tommy Starace che c’è ancora oggi. Tutto persone perbene che hanno reso l’ambiente positivo”.

Lei al Napoli non costò poco: 18 miliardi.

“I soldi li ha presi il Lecce, non li ho intascati io (ride, ndr). Io avevo tante offerte, ma scelsi Napoli. Ho avuto anche alcuni infortuni che mi hanno fermato. A 20 anni di distanza capisco che è la vita. So di non aver fatto bene a Napoli, ma sono stati tanti i calciatori che per un motivo o per un altro hanno disatteso le aspettative. Io sono sempre stato professionale e mi sono legato alla città. Guardo il Napoli con un occhio di riguardo e con amore”.

A cura di Giovanni Frezzetti e Domenico D'Ausilio

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