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Cecchini: “Garcia ama la verticalità, vi racconto il suo gioco. Su Ibanez al Napoli…”

Enrico Esposito

Il giornalista della Gazzetta dello Sport, che segue la Roma da tempo, esperto delle vicende di casa giallorossa, ha analizzato diversi temi ai nostri microfoni

A distanza di sette anni e mezzo dalla conclusione della sua esperienza alla Roma, Rudi Garcia inizierà tra pochi giorni una nuova avventura calcistica in Italia. Aurelio De Laurentiis ha infatti scelto il tecnico transalpino come erede di Luciano Spalletti, proprio colui che nell'inverno del 2016 fu il suo successore sulla panchina giallorossa. Massimo Cecchini, firma trentennale della Gazzetta dello Sport, conosce molto bene Garcia sin dall'avvio dei suoi primi passi nella Capitale e ha per questo concesso ai nostri microfoni un'intervista a 360 gradi sul passato, presente e futuro dell'allenatore ex Al-Nassr.

Cecchini su Garcia

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Partiamo dall'annuncio del ritorno di Rudi Garcia in Italia, oltre tutto in un rinnovato intreccio con Spalletti. Come ha accolto questa notizia? "Con un po' di sorpresa e un po' di soddisfazione perché lo conosco abbastanza bene. È uno dei pochi allenatori con cui, con il suo percorso alla Roma, ho mantenuto un rapporto. L'ho intervistato diverse volte. Quindi c'è un rapporto di stima reciproca che è rimasto. Poi sul dato tecnico ovviamente c'è poco da dire, lo ha spiegato bene il presidente De Laurentiis quando disse: Cerchiamo un allenatore che prosegua il percorso tattico di Spalletti. A suo modo Garcia lo fa anche se con caratteristiche diverse".

Dopo la parentesi romana, Garcia ha vissuto diverse esperienze in Europa (Lione, Marsiglia) e non solo. Dal punto di vista caratteriale e tecnico-tattico come ritroviamo il tecnico francese a diversi anni dalla sua partenza dall'Italia? "Credo che abbia acquisito senz'altro più esperienza. Quando è arrivato in Italia all'epoca, era un tecnico in rampa di lancio. Aveva fatto benissimo al Lille, dove aveva vinto. E alla Roma il suo bilancio è stato tutto sommato positivo. Ha portato sempre la Roma in Champions League cosa che non è mai facile e lo si vede ogni anno. Poi tra alti e bassi ha guidato squadre importanti. Credo che un allenatore della sua età abbia ancora tanto da dare e da dire. Poi la sua esperienza in Arabia vale quello che vale. In Arabia molti ci vanno per monetizzare e credo che anche lui abbia fatto un discorso del genere. Il calcio europeo è un'altra storia".

Il tecnico francese adotta gli stessi moduli di gioco prediletti da Spalletti (4-3-3 e 4-2-3-1) anche se dandone un'interpretazione differente. Ci potrebbe spiegare quale? "Essenzialmente credo che se possibile Garcia cura ancora di più la fase difensiva. Ha una voglia di verticalizzare il gioco estremamente importante. Bisogna poi vedere per questo i giocatori che ha a disposizione. Alla Roma aveva Gervinho che era velocissimo e proprio imprendibile dal punto di vista della velocità. Posso immaginare che se il Napoli conserverà non solo Kvaratskhelia (e qui credo non ci siano dubbi) ma anche Osimhen credo che i ribaltamenti di fronte non saranno certo un problema. Poi nella Roma c'era una piattaforma, una portaerei come Totti che era in grado di lanciare i compagni in profondità perché era questa la sua caratteristica migliore negli anni conclusivi della sua carriera. Il Napoli si organizzerà senz'altro. Cercare la profondità alle spalle della difesa avversaria credo sia una delle sue caratteristiche, ovviamente non perdendo mai di vista la solidità della difesa. Se si vuole il bene del Napoli, i paragoni con Spalletti ora bisogna farne meno possibile. Perché quello che ha fatto Spalletti è veramente un'impresa irripetibile soprattutto per le modalità. A marzo il campionato era virtualmente finito. Il campionato si può vincere anche con tre punti di margine, con un punto di margine e va bene lo stesso. Se invece per fare come Spalletti bisogna vincere con 10-20 punti di vantaggio, faremmo partire Garcia con un handicap. Penso che la stagione sia stata più unica che rara. Si vedrà in corsa e soprattutto se partirà bene. Se partirà bene sarà facile cancellare il passato. Se il Napoli invece partisse male i confronti saranno inevitabili e preoccupanti".


Come Lei ha detto prima nella Roma di Garcia Totti svolgeva il compito di lanciare in avanti sfruttando al meglio la velocità degli attaccanti. Nel Napoli che il tecnico transalpino si appresta a plasmare potrebbe essere Lobotka a ricoprire il medesimo ruolo? "Sisi, indubbiamente Lobotka potrà fare questo. Nella Roma di Garcia c'era anche De Rossi che ricopriva il ruolo di uomo davanti alla difesa, nel ruolo di regista basso. Era una gran bella squadra quella lì. Ora il campionato di Serie A sta riprendendo lustro, ma se confrontiamo giocatore con giocatore all'epoca era una bella lotta su quale fosse la squadra più forte".

Per quanto riguarda la partenza di Kim, data ormai per certa, si stanno facendo i nomi di diversi giocatori che potrebbero rimpiazzare il coreano, sia provenienti dalla Serie A che da altri campionati. Quale potrebbe essere secondo Lei il profilo più adatto alla successione? "Sono estremamente sincero: non conosco così bene i profili attualmente saliti agli onori della cronaca da indicare un successore ideale. Nel calcio ci sono tanti tuttologi, io invece con il passare del tempo arretro sempre più sulle mie sicurezze. Ci sono tanti giocatori bravi che possono sorprendere come ha fatto Kim. Se chi fa di mestiere questo sceglierà la persona giusta non si soffrirà di nostalgie come l'estate scorsa. È ovvio che gli operatori di mercato non possono fare come i tifosi da bar che possono dire È andato via Kim, prendiamo Ibanez, tanto per fare il nome di un difensore in uscita dalla Roma. Gli operatori di mercato sono lautamente pagati per conoscere le caratteristiche e la vita privata, tutto di un giocatore. Chi invece è deputato a raccontare quel che succede in campo e fuori dal campo è tutta un'altra storia, tant'è che altrimenti non si spiegherebbe perché i direttori sportivi prendano degli stipendi così alti ".

L'ultima domanda riguarda Ibanez, giocatore da Lei appena nominato. Pensa che il suo trasferimento al Napoli possa rappresentare un'operazione fattibile per il Napoli oppure vede il ragazzo diretto verso lidi esteri? "Basta che si paga, non è un problema: la Roma è disponibile a darlo al Napoli e a qualsiasi altro club. Dipende soltanto dall'importo, questo calcio non mette veti ai calciatori. Se il momento storico richiede denaro, chi paga bene porta a casa il giocatore. Avete visto cos'è successo con Manolas: era un idolo alla Roma ed è passato al Napoli, peraltro non rendendo come sperato. Il prezzo per portare via Ibanez? Credo che la base di partenza sia 30 milioni, poi si può trattare. Tutto sommato il ragazzo è giovane, è un nazionale brasiliano, un giocatore che ha ottime potenzialità. Quindi credo che non sarebbe una scelta bislacca".

A cura di Enrico Esposito

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