Secondo l'ex attaccante servono i recuperi per avere rotazioni, e a dicembre o gennaio qualche acquisto. Giordano ricorda anche la Ma-Gi-Ca e lo scudetto del 1987.
C'è chi Napoli-Lazio l'ha vissuta da entrambe le parti, conoscendo il peso di due maglie e la passione di due piazze. Bruno Giordano è uno di questi. Ex attaccante biancoceleste, protagonista di grandi stagioni con la Lazio, è stato anche uno degli uomini simbolo del primo storico scudetto del Napoli, conquistato nel 1987 accanto a Diego Armando Maradona.
Con Diego e Careca ha dato vita alla celebre Ma-Gi-Ca, un tridente rimasto nella memoria dei tifosi azzurri. Un pezzo di storia del calcio napoletano che ancora oggi conserva un posto speciale nel cuore della città.
Alla vigilia di Napoli-Lazio, CalcioNapoli1926.it lo ha intervistato in esclusiva per analizzare il momento difficile della squadra di Massimiliano Allegri, tra risultati altalenanti, infortuni e una stagione che rischia di compromettersi molto prima del previsto.
Giordano difende il lavoro dell'allenatore, ma non risparmia una critica alla società per quanto fatto sul mercato. E quando il discorso si sposta sul Napoli del passato, riemerge il ricordo di Maradona, del suo modo di guidare lo spogliatoio e di un gruppo capace di affrontare le difficoltà senza perdere la propria identità.
Infortuni e continuità del Napoli
Bruno, il Napoli continua ad alternare prestazioni convincenti (o quasi) a partite deludenti. Secondo te Allegri non è ancora riuscito a entrare nella testa dei suoi giocatori oppure è questa squadra ad aver perso qualcosa rispetto al passato? Va resettata?"Non è che il Napoli non riesce a dare continuità, è che purtroppo nel giro di una settimana puoi recuperare un giocatore, te ne vengono a mancare tre. Io credo che fino a che non saranno recuperati quasi tutti, non dico tutti perché oggi ne mancano 11, però almeno quei tre o quattro che ti possono permettere anche delle rotazioni, delle sostituzioni a partita in corso. Potremmo vedere una bella partita e la partita successiva avere anche una certa stanchezza.
Adesso che si gioca anche in Champions puoi fare una brutta partita. Io credo che al momento il lavoro di Allegri per me non può essere giudicato proprio perché dall’inizio della stagione non ha mai potuto schierare la formazione che ha in mente. Oggi mancano tutti i terzini. Io non me la sentirei di dare un giudizio a oggi per quello che può essere il lavoro di Allegri".
La sfida con la Lazio e la corsa europea
Ti faccio una domanda diretta: se il Napoli dovesse fallire anche contro la Lazio, sarebbe giusto continuare a dare fiducia ad Allegri oppure bisognerebbe cominciare a mettere in discussione il progetto?"Mi auguro prima di tutto che non fallisca. Se dovesse fallire la partita con la Lazio, la Lazio in questo momento è una squadra temibile, ha vinto 3 a 0 a Torino 15 giorni fa contro la Juventus. È una squadra in grande salute. Bisogna vedere con che tipo di squadra giocherà domenica, quali saranno i giocatori che può recuperare. Io ad Allegri ci credo molto perché è un allenatore navigato, ha esperienza, sa come si gestiscono certi momenti di difficoltà.
Certo, una sconfitta anche contro la Lazio pregiudicherebbe proprio un discorso a livello europeo. Toccherebbe aspettare dicembre/gennaio per qualche acquisto che possa servire perché anche sotto questo aspetto è stato fatto pochissimo dalla società quest'anno".
La corsa del Napoli per le prime posizioni
Questo Napoli ha ancora le qualità per tornare protagonista oppure bisogna cominciare ad accettare l'idea che il ciclo vincente degli ultimi anni sia arrivato alla fine?"Le qualità per poter riprendersi ci sono. Devi fare un filotto di partite, quelle tre, quattro, cinque partite di seguito che ti rimettono lì a distanza ragionevole dalle prime quattro o cinque. Anche il Milan sembrava in grande difficoltà e adesso è a un punto dalla quarta. Certo, però tocca cominciare a vincere, tocca cominciare a correre perché il tempo stringe, le altre vanno abbastanza veloci, alcune velocissime e il Napoli a volte va e a volte fa un passo indietro, per cui ci vuole pazienza".
Diego e la leadership nello spogliatoio
Tu hai vissuto Diego anche lontano dagli occhi dei tifosi. Quando il vostro Napoli attraversava un momento difficile, cosa faceva Maradona nello spogliatoio? C'è un episodio che ricordi e che racconta il suo modo di essere leader?"Diego all'interno dello spogliatoio era un leader silenzioso e lo dimostrava giocando. Non era un leader che all'interno della partita sgridava i compagni. Col suo modo trasmetteva il coraggio, la voglia di giocare. Poi ci sono stati anche con noi momenti di difficoltà, però si supera con il lavoro, con l'essere ancora più gruppo e avere quel pizzico di fortuna e poi continuare a lavorare nel modo più giusto.
Diego, di episodi ce ne stanno a centinaia, sapeva sdrammatizzare, sapeva richiamare i compagni all'ordine. Noi avevamo la fortuna di avere quattro, cinque giocatori di un'età bella matura, parlo appunto di Bruscolotti, di Bagni insieme a Diego, lo stesso Garella, che sapevano con i più giovani tracciare la strada giusta. Momenti di difficoltà ce ne sono stati, ce ne saranno sempre nel calcio, ma tocca saperli anche superare".
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