Il centrocampista ieri al momento del gol si è disteso a terra come a rivivere quella serata del 2018 in cui il sogno sembrava vicino, ma che fu portato via una settimana dopo. Lui, superstite di quel gruppo, ora quel tricolore se lo cucirà addosso
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Tornare alla normalità dopo la serata indimenticabile vissuta ieri sembra impossibile. Come si fa a lavorare, a studiare senza avere davanti agli occhi il gol di Giacomo Raspadori? Come si fa a non sentire il cuore battere a mille pensando che tra meno di 7 giorni questa città, i giocatori, Spalletti, De Laurentiis, Giuntoli e tutto lo staff azzurro potrebbe lasciarsi ad un grido liberatorio che mancava da 33 anni. Un grido che nel 2018 sembrava possibile ma sfumò per far esultare ancora una volta il nord. Quel grido che Piotr Zielinski ha sentito ancora più forte ieri.
La reazione di Zielinski: uno dei superstiti del 2018
Vedere Piotr disteso sull'erba estasiato dalla consapevolezza della grande storia scritta da lui e i suoi compagni in questa stagione è stato emozionante. In quella sua reazione c’erano le lacrime di Jorginho e Allan, c’era la mossa di kung fu di Pjanic su Rafinha, c’era il tradimento di Higuain, il sorriso smorzato di Mertens, il sogno svanito di Insigne, il gol reso vano di Koulibaly. La tripletta di Cavani, Lavezzi che non “abbraccia” il collega juventino, le diagonali di Callejon, la bellezza del gioco di Sarri. Le battaglie di Raul Albiol, la tripletta di Simeone, che ora invece ha messo il suo tocco in questo trionfo azzurro, le simulazioni di Cuadrado, la testata di Britos, le giocate di Hamsik, la sua doppietta con rimonta. Il gol di Quagliarella, le coppe Italia vinte, la Supercoppa di Pechino, l'espulsione di Pandev, il guardalinee che conosceva il macedone. C'era la troppa vicinanza di Orsato e gli audio spariti, c'era il rigore fischiato da Calvarese contro l'Inter su simulazione del solito colombiano, c'era la presunzione di Allegri e c'erano le lacrime dei tifosi azzurri. Nella reazione di Zielinski, che nel 2018 faceva parte di un gruppo che avrebbe meritato la vittoria, c’era tutta Napoli che finalmente dopo 33 anni potrà urlare: “Noi siamo i campioni d’Italia”.
A cura di Sara Ghezzi
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