La sliding door Brescianini: da una trattativa sfumata alla nascita di un Campione d’Italia

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29 agosto 2024 Scott McTominay arriva a Napoli dopo il mancato trasferimento di Brescianini. Da alternativa di mercato a protagonista dello Scudetto di Antonio Conte.

QUEL 29 AGOSTO NAPOLI NON LO SAPEVA ANCORA

Ci sono giorni che, mentre li vivi, sembrano soltanto giorni. Il mercato, le telefonate, le trattative, i nomi che arrivano e quelli che sfumano. Poi passa il tempo, cambiano le stagioni e ti accorgi che proprio quel giorno, apparentemente insignificante, era l'inizio di qualcosa che non avresti mai potuto immaginare.

29 agosto 2024.

Napoli non lo sapeva ancora. Non poteva saperlo. Poche ore prima c'era stato il caso Brescianini, una trattativa saltata quando sembrava ormai fatta, una di quelle vicende che lasciano addosso al tifoso quella sensazione di mercato incompiuto, di occasione persa. E invece, proprio mentre una porta si chiudeva, un'altra stava per aprirsi.

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Da Manchester arrivava Scott McTominay.

Non era ancora Scott, quello che oggi Napoli pronuncia con l'affetto che si riserva ai propri figli. Era semplicemente un centrocampista scozzese di 27 anni, cresciuto dentro il Manchester United, con una vita intera trascorsa a indossare quella maglia rossa. Old Trafford era stata la sua casa, il luogo nel quale era cresciuto, aveva imparato a giocare a calcio e aveva costruito la propria carriera.

Lasciare tutto questo non doveva essere semplice.

Eppure, in quel momento, McTominay stava facendo quello che fanno gli uomini quando arriva il momento di cambiare vita: chiudere una porta senza sapere davvero cosa ci sarà dall'altra parte.

Dall'altra parte c'era Napoli.

E forse è proprio qui che comincia la parte più bella della storia. Perché nessuno, quel 29 agosto, poteva sapere che quello scozzese sarebbe diventato uno dei volti di una nuova stagione azzurra. Nessuno poteva sapere che meno di un anno dopo avrebbe guardato il cielo di Napoli con il tricolore sul petto.

Campione d'Italia.

Le leggende, del resto, raramente arrivano annunciandosi come tali. McTominay non arrivò accompagnato dalla certezza che sarebbe diventato un simbolo. Arrivò dentro un mercato complicato, quasi come la risposta a una trattativa che non aveva funzionato. Napoli aveva bisogno di un centrocampista e aveva trovato lui.

Poi è successo qualcosa che nessun contratto può prevedere.

Scott ha cominciato a capire Napoli.

E Napoli ha cominciato a capire Scott.

Ha scoperto presto che qui non basta giocare bene a calcio. Devi mettere qualcosa di tuo dentro quella maglia. Devi capire che ogni pallone recuperato può diventare un'emozione, che ogni corsa può essere vista come una dichiarazione d'amore, che ogni gol può trasformarsi in un ricordo destinato a rimanere.

McTominay ha iniziato a correre e, partita dopo partita, quella corsa è diventata il suo modo di parlare.

Correva in mezzo al campo, dentro l'area, dietro un avversario. Correva quando il pallone sembrava ormai perso e quando la partita chiedeva qualcosa in più. Correva verso i compagni e, soprattutto, verso quella gente che aveva iniziato a riconoscerlo.

Era arrivato da Manchester.

Ma lentamente stava diventando napoletano.

Non per nascita, naturalmente. Perché napoletani non lo si diventa soltanto quando si nasce all'ombra del Vesuvio. A volte lo si diventa scegliendo di appartenere a una città, comprendendone le passioni, accettandone l'amore e anche le aspettative.

Scott lo ha fatto senza proclami.

Lo ha fatto giocando.

Lo ha fatto segnando.

Lo ha fatto esultando.

Lo ha fatto restando in piedi quando le cose diventavano difficili.

E mentre il campionato andava avanti, quel giocatore arrivato quasi per necessità cominciava a diventare una certezza. Quello che all'inizio era soltanto un nuovo acquisto era ormai diventato Scott. Uno che la gente aspettava, uno che cercava con gli occhi durante la partita, uno capace di trasformare una giocata in un boato.

A quel punto, guardando indietro, viene quasi da sorridere pensando al caso Brescianini.

Perché il calcio è anche questo.

A volte ti porta via qualcosa proprio per metterti davanti qualcosa di più grande. Una trattativa salta e ne comincia un'altra. Una delusione dura qualche ora, mentre una storia destinata a durare anni sta già prendendo forma.

Brescianini non arrivò. Scott sì.

E il resto lo hanno scritto il campo e il tempo.

Lo hanno scritto le sue gambe, il suo carattere, i suoi gol, le sue corse. Lo ha scritto Conte, lo ha scritto il gruppo, lo ha scritto una squadra che ha ritrovato la propria identità. Ma lo ha scritto soprattutto Napoli, con quel modo unico che ha di prendere un giocatore arrivato da lontano e, lentamente, farlo sentire a casa.

Poi è arrivato il momento che rende tutto questo ancora più difficile da raccontare senza emozionarsi.

Il tricolore.

Quel simbolo che da sogno è diventato realtà. Quella maglia con lo scudetto che, a un certo punto, non era più qualcosa da immaginare, ma qualcosa da indossare.

E in mezzo alla festa, alle bandiere, alle lacrime, ai fuochi, alle voci di una città intera diventata una sola voce, c'era anche lui.

Scott McTominay.

Lo scozzese arrivato dal Manchester United.

Quello che aveva lasciato casa per cominciare una nuova vita.

Quello che il 29 agosto 2024 era arrivato quasi come una conseguenza di una trattativa sfumata.

Adesso era lì.

Campione d'Italia.

Ma il destino, evidentemente, aveva deciso di esagerare.

Perché allo Scudetto si è aggiunto qualcosa che appartiene soltanto ai grandi. Alla fine della stagione, McTominay è stato scelto come MVP assoluto della Serie A 2024/25, il miglior giocatore dell'intero campionato. Non soltanto il simbolo del Napoli campione, dunque, ma il giocatore riconosciuto come il più importante di tutta la Serie A.

È un particolare che rende ancora più incredibile quella fotografia del 29 agosto.

Perché quel giorno era arrivato un giocatore.

A fine stagione Napoli aveva tra le mani il Campione d'Italia e il miglior giocatore della Serie A.

Il ragazzo dello United era diventato il gigante del Napoli.

E forse è proprio in quel momento che la storia ha trovato il suo significato.

Perché McTominay non era più soltanto il ragazzo cresciuto allo United. Non era più semplicemente il centrocampista scozzese arrivato in Italia. Non era più uno straniero venuto a giocare a Napoli.

Era diventato uno di noi.

Ed è questo che rende certe storie più grandi del calcio.

Non il numero dei gol, non il valore del cartellino, non il curriculum con cui un giocatore arriva. Ma quello che riesce a lasciare dentro una città.

Scott ha lasciato appartenenza.

Ha lasciato emozioni.

Ha lasciato un ricordo che non sarà legato soltanto a una stagione o a uno scudetto, ma a quel momento preciso in cui un uomo arrivato da lontano ha smesso di sentirsi ospite ed è diventato parte della casa.

E allora oggi, quando pensiamo a quel 29 agosto 2024, possiamo finalmente guardarlo con occhi diversi.

Quel giorno Napoli credeva di aver perso un affare.

Il destino, invece, aveva appena cominciato a consegnarle un campione.

Perché dietro una trattativa saltata c'era una storia che doveva ancora essere raccontata. Dietro quel viaggio da Manchester c'era una nuova casa. E dietro quel ragazzo con la maglia azzurra c'era, senza che nessuno ancora lo sapesse, il futuro Campione d'Italia.

E non solo.

C'era anche il futuro MVP assoluto della Serie A.

Forse è proprio questo il bello del calcio: mentre noi ci affanniamo a capire il presente, il destino sta già scrivendo il finale.

Quel 29 agosto nessuno poteva saperlo.

Né Napoli, né Scott.

Ma oggi possiamo dirlo.

Il 29 agosto 2024 Napoli non perse Brescianini.

Trovò Scott McTominay.

E qualche mese dopo scoprì di aver trovato molto di più.

Aveva trovato un campione.

Aveva trovato un simbolo.

Aveva trovato il miglior giocatore della Serie A.

Aveva trovato uno di noi.

A cura di Asia Telese

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