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Scamacca segna alla Spalletti in 6 giorni, Garcia ha ancora un Napoli senza identità in 4 mesi

Inghilterra Italia
Spalletti ha insegnato l'uscita dal basso pure a Udogie ed El Shaarawy, vedendoli quasi mai e allenandoli ancor meno. Com'è possibile invece che Garcia non abbia ancora minimamente inciso? Che idea di gioco ha?
Mattia Fele
Mattia Fele Editorialista 

Al gol di Scamacca in quel di Wembley nessuno si sconvolgerà se diremo che abbiamo intravisto la spallettiana uscita dal basso. Questo è paradossale se si pensa che l'ex Napoli ha potuto allenare pochissimo sui suoi princìpi di gioco i ragazzi selezionati, mettendoli poi insieme per compatibilità tecniche e avendone dovuto conoscere tutte le intese a tutti i livelli. Banalmente non trovandosi in un club, dove oggi si parla di calcio identitario e quant'altro abbiamo più volte ripetuto. L'Italia ha perso contro l'Inghilterra soprattutto nei grandi spazi, creatisi nel secondo tempo dove poi la forza di Bellingham e Rashford (il talento puro, di base) ha avuto libertà totale contro l'intensità persa degli Azzurri. Eppure quella prima rete lascia speranze per la qualificazione agli Europei e fa capire anche ai più duri di comprendonio che di un buon allenatore le tracce si vedono anche subito. Persino in una squadra che si incontra meno di una volta al mese.

Udogie ed El Shaarawy?

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Luciano Spalletti ci ha mostrato ancora una volta quanto 1) sappia incidere sulle sue squadre a tutti i livelli 2) faccia scelte di personalità 3) sia un allenatore di impronta ai livelli di Klopp e altri che abbiamo citato molto spesso. L'uscita dall'ottima e aggressiva pressione dell'Inghilterra è stata semplice e per questo difficilissima. Sono bastati due uomini (Udogie, scelto a sorpresa su Dimarco, ed El Shaarawy) che sapevano che postura assumere e come porsi l'uno verso l'altro per creare spazio centrale. Uno spazio che ha attaccato il terzino per poi cambiare lato e chiudere al centro dell'area grazie all'accompagnamento di Di Lorenzo. Tanti uomini davanti, un'azione fotocopia rispetto al gol di Raspadori contro l'Ajax nell'1-6 clamoroso dell'anno scorso ad ottobre. In quel caso si trattava del gol dell'1-1 e il terzino - che quindi ha libertà di scelta con Spalletti - scelse il cross per la punta e non l'apertura o l'appoggio per l'esterno/l'altro terzino. Insomma, queste sono dinamiche di calcio. Spiegazioni, schemi offensivi ripetuti che poi dalla squadra vengono concepiti come giusti e coraggiosi.


Tutto questo non si è ancora visto nel Napoli, eppure i suoi calciatori sono abbastanza evoluti per poter ricordare quello che hanno provato e portato sul rettangolo verde per un anno intero. Il problema? Non sono allenati alla maniacale ripetitività delle azioni offensive e difensive. Quando hanno il pallone sono (troppo) liberi e non sanno bene dove guardare, che postura assumere rispetto a un compagno che viene ad offrire una traccia di passaggio qualcosa ci sia una pressione. Insomma sono impreparati e lasciati ad indicazioni forse troppo vaghe nel calcio di oggi. Questo sembra il vero problema tattico del Napoli: in mesi interi e due ritiri pre-campionato Rudi Garcia non è riuscito a incidere in niente, se non in qualche sprazzo di bella e decisa verticalità vista in pochissime azioni. Forse una, il gol di Osimhen a Frosinone (il secondo ndr). Poi la posizione fluida di Zielinski che è una sua scelta e gliene diamo merito. Il resto? È meno di quanto Spalletti abbia mostrato di sé in una sola azione ieri sera. Due scambi semplici ma programmatici per quello che è il pensiero del tecnico. Se Garcia avesse allenato la Nazionale, ieri forse avremmo visto una partita difensiva e persa comunque.

Per questa ragione sembra difficile che il Napoli possa rialzarsi e arrivare a un campionato di vertice, seppur normalmente farà dei buoni risultati perché Garcia è un normale allenatore con dei calciatori più che discreti. Che questo possa portare ad un terzo-quarto posto poi ce lo auguriamo tutti. De Laurentiis invece dovrebbe iniziare a pensare a lunga gittata - sperando che abbia visto la Nazionale di Spalletti ieri sera - mettendo in questo calderone di riflessioni anche il fatto di non decostruire il DNA del Napoli creato così a fatica. Nel tempo. Di una squadra che se guarderà l'azione Udogie-El Shaarawy - ripetiamo: una seconda scelta e un esterno che non vedeva da anni la titolarità - si morderà i pugni.

Di Mattia Fele

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